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Baltico: la NATO prepara la risposta rapida, Italia già in Lettonia

Archivio: esercitazione militare internazionale a livello di divisione lituano-tedesca "Grand Quadriga 2024"
Archivio: esercitazione militare internazionale a livello di divisione lituano-tedesca "Grand Quadriga 2024" Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
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Baltico, la JEF testa il trasferimento di mezzi NATO in Lettonia. L'Italia è nella brigata multinazionale: ecco cosa significa

Il Mar Baltico diventa un banco di prova per la capacità degli alleati di muovere rapidamente uomini e mezzi pesanti verso il fianco orientale della NATO. È questo il significato di Baltic Express, la prima attività dell'esercitazione Lion Protector 26 della Joint Expeditionary Force (JEF), svolta tra il 7 e il 12 agosto.

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L'operazione ha simulato la protezione del trasferimento via mare di forze pesanti destinate alla Forward Land Force della NATO in Lettonia. La nave Ro-Ro danese Ark Germania, carica di mezzi militari, è stata accompagnata dalla fregata danese Esbern Snare e dalla corvetta svedese Nykoping, con il supporto di un aereo britannico P-8. Le forze armate lettoni hanno garantito la sicurezza dell'ingresso in porto, lo sbarco e il successivo trasferimento dei mezzi verso le aree di schieramento.

Non si tratta dunque soltanto di un'esercitazione navale. Baltic Express ha messo alla prova un'intera catena logistica e operativa, dalla protezione della nave al porto, fino alla movimentazione dei mezzi terrestri. L'obiettivo è verificare quanto rapidamente gli alleati siano in grado di rinforzare un Paese del fianco orientale della NATO in caso di crisi.

Che cos'è la Joint Expeditionary Force

La Joint Expeditionary Force è una struttura di cooperazione militare guidata dal Regno Unito e composta da dieci Paesi del Nord Europa: Regno Unito, Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Tutti sono membri della NATO, ma la JEF non coincide con l'Alleanza atlantica. È uno strumento più flessibile, pensato per consentire ai partecipanti di reagire rapidamente a una crisi regionale.

La sua principale area di interesse comprende Baltico, Nord Atlantico e Artico, tre zone sempre più importanti per la sicurezza europea. Nel 2026 la JEF ha deciso di intensificare proprio in questo spazio attività di sorveglianza, esercitazione e risposta rapida.

E l'Italia?

L'Italia non è membro della JEF, ma è direttamente coinvolta nella difesa del fianco orientale della NATO.

Il collegamento passa soprattutto dalla NATO Multinational Brigade Latvia, la brigata multinazionale schierata in Lettonia e guidata dal Canada. La formazione comprende 14 Paesi NATO, tra cui l'Italia, insieme a Canada, Svezia, Spagna, Polonia, Danimarca e altri alleati.

Questo significa che i mezzi arrivati o destinati alla Lettonia attraverso operazioni di mobilità militare vanno a rafforzare un teatro nel quale sono già presenti anche forze italiane.

È un dettaglio importante perché mostra come la difesa del fianco orientale non sia più organizzata attraverso singole missioni nazionali, ma attraverso una rete multinazionale nella quale i contingenti devono poter essere rapidamente rinforzati e integrati.

Perché il movimento dei mezzi è diventato così importante

La guerra in Ucraina ha mostrato quanto siano decisive logistica, mobilità e capacità di trasferire rapidamente grandi quantità di equipaggiamenti. Per la NATO, quindi, non basta avere unità già schierate nei Paesi baltici: occorre essere in grado di far arrivare rapidamente rinforzi via mare, terra e aria.

La Lettonia ha infatti trasformato la propria presenza NATO da battlegroup a brigata multinazionale, con l'obiettivo di arrivare alla piena capacità operativa nel 2026. La NATO prevede un ulteriore rafforzamento della formazione, fino a circa 5.000 militari entro il 2027.

Il prossimo passo: Baltico, Nord Atlantico e Artico

L'esercitazione non finisce con Baltic Express. Lion Protector 26 proseguirà fino al 12 ottobre, con attività distribuite tra Baltico, Nord Atlantico e Artico.

La JEF punta a testare le proprie Response Options, cioè le procedure con cui i Paesi partecipanti potrebbero reagire rapidamente a una situazione di crisi. Il programma si inserisce inoltre nel rafforzamento della presenza occidentale nell'Artico e nel Nord Europa, in coordinamento con la nuova attività NATO Arctic Sentry.

Il messaggio è quindi più ampio di quello di una semplice esercitazione: la NATO e i suoi principali partner del Nord stanno costruendo una capacità permanente di sorvegliare, proteggere e rinforzare rapidamente il fianco orientale e settentrionale dell'Europa.

Per l'Italia significa che, pur restando fuori dalla JEF, Roma è parte della stessa architettura di deterrenza attraverso la NATO e, soprattutto, attraverso la propria presenza militare in Lettonia.

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