Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche la Finlandia annuncia la ripresa dei trasferimenti dei richiedenti asilo verso l'Italia in base al nuovo Patto europeo su migrazioni e asilo. Con oltre 80mila richieste accumulate, Roma teme un effetto domino
Anche la Finlandia si prepara a trasferire migranti in Italia, in applicazione del nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo entrato in vigore lo scorso giugno, dopo analoghe decisioni in tal senso nelle scorse ore di Germania, Svizzera e Austria.
Lo ha dichiarato alle agenzia italiane La Presse e Ansa il ministero dell'Interno finlandese, che ha sottolineato come il nuovo accordo che sostituisce il precedente Regolamento di Dublino consenta "la ripresa dei trasferimenti di richiedenti asilo" verso il Paese UE di primo accesso dei migranti.
"Per la Finlandia è importante che le norme sulla responsabilità per l'esame delle domande di asilo siano applicate come previsto e che tutti gli Stati membri dell'Ue rispettino le proprie responsabilità nell'ambito del Patto. Da parte nostra, restiamo impegnati a garantire l'effettiva attuazione delle procedure relative alla determinazione dello Stato responsabile", ha spiegato il ministero.
Al momento, il governo di Helsinki non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di "dublinanti", come vengono chiamati i migranti che hanno proseguito il viaggio per un Paese Ue diverso da quello di ingresso, nel tentativo di chiedervi la protezione internazionale e di stabilirvisi invece di farlo in quello di prima frontiera come previsto dal regolamento di Dublino.
La questione rischia di spaccare nuovamente l'Europa dopo quella della sospensione dell'accordo di Schengen, decisa dall'Italia nei confronti della Spagna, dopo gli arrivi di massa nell'exclave di Ceuta.
Quanti sono i migranti che potrebbero essere trasferiti in Italia
L'Austria ha già rimandato in Italia quattro migranti, sulla base del principio del Paese di ingresso e dell'agevolazione varata dal nuovo regolamento, entrato in vigore il 12 giugno, che prevede la possibilità di fornire semplicemente un biglietto di trasporto pubblico al migrante che collabori con il trasferimento.
Per prima è stata la Germania questa settimana ad aprire alla ripresa dei rientri verso Italia e Grecia. A seguire la Svizzera, che pure non essendo membro Ue aderisce agli accordi di Dublino e di Schengen, ha annunciato la ripresa dei trasferimenti dalla fine di agosto.
Sebbene la richiesta di trasferimento di un migrante nel primo Paese d'ingresso non si compia poi di default, vista la possibilità di ricorsi e ostacoli burocratici, vi è il rischio che il numero di rientri di migranti verso l'Italia diventi cospicuo e dunque problematico.
Dal 2022, infatti, l'Italia ha bloccato per lo più i rientri citando il negoziato ancora in corso a Bruxelles sulle nuove regole e accordi bilaterali in divenire con altri governi europei. In questo modo fino alla fine del 2025 si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, a fronte di poche decine di trasferimenti effettivi ogni anno.
Tra il 2018 e il 2022 erano stati effettivamente ritrasferiti in Italia invece 17.605 "dublinanti" asilo. Secondo Eurostat nel 2025 l'Italia ha ricevuto 24.152 richieste di trasferimento, un dato che la mette in testa alla classifica europea davanti alla Germania (16.519 richieste) e alla Crozia (12.358).
Il governo Meloni, impegnato in una linea dura sugli arrivi, teme un effetto domino sui rientri che sarebbe politicamente complicato a circa un anno dalle elezioni politiche. Per questo, Roma ha fatto sapere di non prendere in considerazione alcun caso precedente al 12 giugno scorso, tanto da avere rifiutato tre trasferimenti di questo genere dalla Germania.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarto dopo un colloquio telefonico con l'omologo tedesco Wadephul che si condivide la "comune preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee".
Le possibili soluzioni alla controversia sul rientro dei dublinanti
Oltre ad accordi bilaterali tra governi, esiste uno strumento previsto dallo stesso Patto sulle migrazioni e asilo, che generò molte polemiche durante il dibattito per l'approvazione del nuovo accordo.
Si tratta della possibilità di sostituire il ricollocamento con una compensazione di 20mila euro a migrante. Una questione dunque che da politica - anche la Germania si avvia a elezioni statali cruciali per l'ascesa della destra anti-migranti - si fa anche finanziaria.
Nei giorni scorsi Roma ha chiesto perlatro a Berlino di farsi parzialmente carico delle spese relative ai migranti sbarcati in Italia grazie alle navi dell ong, che pattugliano il Mediteranneo per salvare migranti alla deriva, diverse delle quali proprio tedesche.
Sulla situazione in corso si è espressa anche la Commissione europea. "L'obiettivo generale rimane "lo spazio Schengen" e ciò richiede "frontiere esterne sicure" e l'attuazione del nuovo Patto migrazione e asilo, nonché un "sistema di solidarietà" e una "gestione della migrazione equa e rigorosa", ha detto giovedì il portavoce Markus Lammert.