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L’IA potrebbe allungare la vita delle energie fossili e aggravare la crisi climatica

Un data center di Google in Georgia, negli Stati Uniti
Un data center di Google in Georgia, negli Stati Uniti Diritti d'autore  AP Photo/Mike Stewart
Diritti d'autore AP Photo/Mike Stewart
Di Andrea Barolini
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Uno studio pubblicato sulla rivista Nature spiega che l’uso dell’IA nel settore dell’energia potrebbe permettere di recuperare fino a mille barili di petrolio in più dai giacimenti esistenti

L’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel settore dell’energia potrebbe concedere una “nuova vita” alle fonti fossili, aumentando nei prossimi anni le relative emissioni di gas a effetto serra, in particolare petrolio e gas. Ad affermalo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e curato da un gruppo di ex dipendenti di Microsoft.

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Alcuni colossi delle fossili già si avvalgono di sistemi di IA

La domanda di energia legata all’IA, spiega l’analisi, imporrà un forte aumento dell’offerta. Proprio tali nuovi strumenti potranno però ottimizzare i sistemi produttivi e allontanare così il cosiddetto “picco petrolifero”. Risultato: l’IA potrebbe permettere di recuperare tra i 470 e i 1.000 miliardi di barili in più di petrolio dai giacimenti già esistenti, contribuendo al contempo a diminuire i costi di estrazione.

Tutto ciò, però, avrà appunto un costo ambientale e climatico enorme. L’IA, sottolinea lo studio, permetterà infatti anche di migliorare la gestione delle energie rinnovabili “intermittenti” come solare e eolico, ma ciò non basterà a compensare la spinta che verrà garantita alle fonti fossili, ovvero le principali responsabili dell’aumento della temperatura media globale.

Secondo gli autori, infatti, a beneficiare dell’apporto dell’intelligenza artificiale sarà in misura maggiore proprio l’industria petrolifera e del gas, poiché più matura e soprattutto più ricca di capitali, e perciò maggiormente in grado di avvalersi di nuove tecnologie. Non a caso, sistemi di IA sono già stati implementati da colossi del settore come ad esempio nel caso di ExxonMobil.

“I grandi data center in costruzione negli Usa assorbiranno l’energia di sette reattori nucleari”

A conti fatti, le emissioni complessive di biossido di carbonio (CO2) del settore dell’energia potrebbero aumentare a livello globale tra 0,47 e 1,8 miliardi di tonnellate (arrivando cioè a sfiorare quelle di un Paese come la Russia). A pesare saranno infatti anche i consumi legati ai data center: Jean-Marc Jancovici - ingegnere e divulgatore scientifico francese, co-fondatore del think tank The Shift Project - ha spiegato in un’intervista all’emittente Rtl che “i più grandi progetti negli Stati Uniti prevedono un assorbimento di 10 GWh”. Ciò significa che per farli funzionare occorrerà l’energia prodotta “da sette reattori nucleari EPR. Per un solo data center”.

Lo sviluppo dell’IA, dunque, rischia di aggravare di fatto la crisi climatica. Già oggi, l’assorbimento mondiale dei data center è gigantesco: pari a quello di una nazione ricca come la Francia, secondo un rapporto dell’Istituto universitario delle Nazioni Unite per l’Acqua, l’ambiente e la salute, pubblicato il 3 giugno 2026.

Nell’IA investimenti colossali: si potrebbe arrivare a 5mila miliardi di dollari nel 2033

Gli investimenti in intelligenza artificiale, d’altra parte, stanno letteralmente esplodendo in tutto il mondo. Lo stesso report, intitolato Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints, ha indicato che la spesa globale per l’IA potrebbe raggiungere I 5mila miliardi di dollari nel 2033. Spingendo un settore che, già nel 2025, ha assorbito circa 448 Terawattora di energia elettrica: per avere un termine di paragone, un solo Twh basta ad alimentare una città popolata da mezzo milione di persone.

Si tratta di una cifra che si prevede possa raddoppiare di qui alla fine del decennio, portando il settore dell’IA a essere responsabile di circa il 3% del consumo elettrico mondiale. D’altra parte, una domanda posta a un chatbot di IA come ChatGpt impone un assorbimento elettrico circa dieci volte superiore rispetto a una ricerca effettuata su Google: 2,9 wattora contro 0,3 wattora.

Emissioni di CO2 di colossi dell’hi-tech in forte crescita

Un colosso come Microsoft ha annunciato che le emissioni di CO2 legate alle proprie attività sono aumentate, dal 2020 ad oggi, di quasi il 30%, proprio a causa dei data center. Le emissioni di gas a effetto serra di Google, similmente, sono cresciute di quasi il 50% dal 2019 ad oggi, sempre per effetto delle infrastrutture legate all’IA.

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