Stellantis richiama 955mila veicoli per un problema alla telecamera posteriore. Dopo i numerosi richiami degli ultimi anni, cresce il nodo della credibilità del gruppo
Un altro maxi-richiamo, ancora una volta legato al software e alla sicurezza. Stellantis richiama circa 955mila veicoli dei marchi Chrysler, Dodge, Jeep e Ram perché un problema al software del sistema multimediale può impedire la corretta visualizzazione delle immagini della telecamera posteriore durante la retromarcia.
Il richiamo riguarda circa 848mila veicoli negli Stati Uniti, 83mila in Canada, 8mila in Messico e altri 15mila circa nei mercati fuori dal Nord America. Sono coinvolti diversi modelli degli anni 2026 e 2027, tra cui Chrysler Pacifica, Pacifica Plug-in Hybrid e Voyager, Dodge Charger, Jeep Cherokee, Compass, Gladiator, Grand Cherokee, Grand Wagoneer e Wrangler, oltre a modelli Ram. Stellantis prevede di risolvere il problema attraverso un aggiornamento software over-the-air. Il gruppo ha precisato di non essere a conoscenza di incidenti o feriti legati al difetto.
Il costo diretto di questa campagna dovrebbe essere relativamente contenuto proprio perché la soluzione è digitale e può essere distribuita a distanza. Ma il vero problema per Stellantis potrebbe essere un altro: la credibilità del gruppo sul fronte della qualità.
Non è il primo richiamo per la telecamera posteriore
Il nuovo caso presenta un elemento particolarmente delicato. Nel giugno 2024 Stellantis aveva già richiamato circa 1,16 milioni di veicoli in Nord America per un problema molto simile: anche allora il software del sistema radio poteva impedire la visualizzazione dell'immagine della telecamera posteriore.
Il richiamo aveva coinvolto circa 1,03 milioni di veicoli negli Stati Uniti e altri 126mila in Canada, con modelli Dodge Durango, Chrysler Pacifica, Jeep Grand Cherokee, Ram e Wagoneer. Anche in quel caso la soluzione consisteva in un aggiornamento del software.
La ripetizione di un problema della stessa famiglia, a distanza di appena due anni, rende quindi il nuovo richiamo più significativo dal punto di vista reputazionale.
E il tema non riguarda soltanto le telecamere.
Nel 2025 richiamati 13,4 milioni di veicoli
I numeri contenuti nell'ultimo bilancio raccontano una situazione che Stellantis stessa considera problematica. Nel 2025 il gruppo ha deciso di richiamare circa 13,4 milioni di veicoli, contro i 7,3 milioni del 2024.
L'aumento è stato determinato in particolare da due grandi campagne che hanno interessato complessivamente 5,6 milioni di veicoli: una relativa ai motori diesel 1.5 litri DV5R e una legata al software del sistema diagnostico di bordo. A queste si sono aggiunte le campagne già avviate, comprese quelle relative agli airbag Takata.
Il dato è particolarmente rilevante perché Stellantis, nel proprio Annual Report 2025, mette nero su bianco il possibile effetto reputazionale dei richiami: possono danneggiare la reputazione del gruppo e spingere i consumatori a mettere in discussione la sicurezza e l'affidabilità dei suoi prodotti.
Non è quindi un'interpretazione esterna: è la stessa Stellantis a riconoscere che i richiami possono trasformarsi in un problema di fiducia dei clienti.
Il conto della qualità è già molto pesante
Il tema diventa ancora più delicato guardando ai soldi.
Nella seconda metà del 2025 Stellantis ha registrato un onere di circa 5,3 miliardi di euro legato alla revisione delle stime degli accantonamenti per le garanzie contrattuali. La società ha spiegato che la nuova valutazione ha tenuto conto dell'aumento dei costi e di un "deterioramento della qualità" attribuito a precedenti scelte operative che non avevano prodotto i risultati attesi.
In altre parole, il problema non è soltanto quanto costa riparare le automobili richiamate. Il problema è quanto costa la qualità insufficiente nel tempo.
Secondo l'analisi di Warranty Week sui bilanci dei costruttori europei, Stellantis nel 2025 ha accantonato circa 11,65 miliardi di euro per le garanzie, l'84 per cento in più rispetto al 2024. I pagamenti effettivi per richieste di garanzia sono stati pari a circa 6,26 miliardi di euro.
Il dato va letto con cautela: gli accantonamenti non equivalgono a un costo immediato e non sono tutti riconducibili ai richiami. Ma danno la misura della pressione che i problemi di qualità stanno esercitando sui conti del gruppo.
Quanto può costare il richiamo da 955mila auto?
Per l'ultima campagna non esiste ancora una cifra ufficiale separata. E sarebbe scorretto moltiplicare semplicemente il numero di veicoli per un costo medio: un aggiornamento software via etere ha un costo completamente diverso dalla sostituzione di un componente meccanico in officina.
In questo caso, quindi, il costo industriale diretto dovrebbe essere molto più basso rispetto a un richiamo che richieda milioni di interventi fisici.
Il rischio economico più importante è piuttosto quello indiretto: campagne ripetute significano più attività di controllo, assistenza, gestione dei clienti e possibili perdite di vendita. E Stellantis lo ammette esplicitamente nel proprio bilancio, avvertendo che i richiami possono avere effetti negativi sia sulla reputazione sia sulle vendite.
La credibilità è il vero banco di prova
Il nuovo richiamo arriva peraltro mentre Stellantis sta cercando di dimostrare di aver cambiato rotta.
A febbraio 2026 il gruppo ha annunciato un profondo "reset" delle proprie attività, dopo avere contabilizzato circa 22,2 miliardi di euro di oneri nella seconda metà del 2025. Di questi, 5,4 miliardi riguardavano altri cambiamenti operativi, compresi 4,1 miliardi dovuti alla modifica della stima degli accantonamenti per le garanzie.
Il management sostiene però che la situazione della qualità abbia già iniziato a migliorare. Secondo Stellantis, dall'inizio del 2025 il numero di problemi segnalati sui veicoli nel primo mese di servizio è diminuito di oltre il 50 per cento in Nord America e di oltre il 30 per cento nell'Europa allargata.
Il nuovo richiamo non dimostra quindi, da solo, che il processo di miglioramento sia fallito. Ma rende più difficile convincere clienti e investitori che la fase peggiore sia definitivamente alle spalle.
La questione non è un milione di telecamere
Il punto, in definitiva, non sono le 955mila auto coinvolte nell'ultima campagna. Né, soprattutto, il costo dell'aggiornamento software.
Il vero problema è la somma dei segnali: 7,3 milioni di richiami nel 2024, 13,4 milioni nel 2025, oltre un milione di veicoli coinvolti nel precedente richiamo per la telecamera posteriore e, nel giugno 2026, oltre 1,3 milioni di Jeep Wrangler e Gladiator richiamate per un problema al cablaggio della pompa del servosterzo elettrico che poteva provocare un incendio. In quel caso Stellantis aveva registrato almeno 72 potenziali incendi e un ferito.
Per un costruttore automobilistico, la qualità non è soltanto una voce di bilancio. È uno degli elementi fondamentali su cui il cliente decide se comprare di nuovo lo stesso marchio.
Ecco perché il richiamo di oggi può essere economicamente gestibile, ma reputazionalmente molto più costoso. La sfida per Stellantis sarà dimostrare che i maxi-richiami appartengono alla fase precedente e che il nuovo corso annunciato dal management è davvero in grado di riportare affidabilità, qualità e fiducia al centro del gruppo.