Dal bilancio finale di Goletta, la campagna estiva di Legambiente per monitorare mare e laghi, il 34% dei bacini campionati è oltre i limiti di inquinamento. Il dato 2026 è il peggiore dal 2020 ed è dovuto sia al cambiamento climatico sia alla maladepurazione
Un campione su tre tra mare e laghi italiani supera i limiti di legge per l’inquinamento. È il dato che emerge dalle campagne estive 2026 di Legambiente, Goletta Verde e Goletta dei Laghi, impegnate nel monitoraggio delle acque marine e lacustri italiane. Su 391 campioni analizzati, il 34 per cento è risultato oltre i limiti previsti dalla normativa.
Un quadro che resta sostanzialmente in linea con quello dello scorso anno e che riporta l'attenzione sulla qualità delle acque italiane proprio mentre l'Europa sta vivendo una delle estati più calde mai registrate, tra ondate di calore, siccità e incendi. Fenomeni estremi sempre più frequenti che si inseriscono nel quadro del cambiamento climatico e che stanno mettendo sotto pressione anche gli ecosistemi acquatici.
Il monitoraggio di Legambiente, attraverso Goletta Verde e Goletta dei Laghi, restituisce così una fotografia delle condizioni di mari e laghi italiani nel pieno della stagione balneare: oltre un terzo dei campioni presenta livelli di inquinamento superiori ai limiti di legge.
Il tema, come sottolinea il rapporto, non riguarda solo l'inquinamento, ma anche problemi sistemici del Paese come la maladepurazione delle acque e, soprattutto, la crisi climatica, che porta con sè fenomeni come la tropicalizzazione del Mediterraneo e la siccità, che riguarda in particolar modo i laghi.
Dal 2020 al 2025 la media annua da maggio a settembre della temperatura della superficie del Mar Mediterraneo non è mai scesa sotto i 24°C. Anche i laghi soffrono a causa della siccità prolungata e delle alte temperature, in particolare il Lago di Iseo che ha perso in soli 42 giorni, dal 12 giugno al 24 luglio, più del 79% del volume invasato e il Lago Maggiore e di Como che ne ha perso il 76%.
I dati nel dettaglio: un trend negativo per i laghi
Su 128 punti campionati, che appartengono a 44 laghi in 11 regioni diverse, il 34% è oltre i limiti di legge, risultando il dato peggiore dal 2020 a oggi . Di questo, il 21% è fortemente inquinato e il 13% inquinato.
Oltre alle analisi microbiologiche, nel corso della campagna 2026 sono state eseguite anche delle analisi chimico fisiche su 11 laghi. Per i laghi delle Mucille, in Friuli-Venezia Giulia, sono emerse delle anomalie per quanto riguarda gli idrocarburi e i metalli pesanti, come nichel, cadmio, antimonio e mercurio.
Seppur nella maggior parte dei casi i valori si mantengano nei limiti delle normative nazionali sullo stato ecologico dei laghi, si sono riscontrati in alcuni campioni dei leggeri scostamenti rispetto ai valori di riferimento - è il caso del lago della Serraia in Trentino- o uno stato “non ottimo” di qualità delle acque per quanto riguarda il lago di Caldonazzo, in provincia di Trento.
Tuttavia, veri punti critici si confermano foci di fiumi, canali e torrenti che sfociano in mare o in lago: il 54% delle 188 foci campionate è risultata inquinata o fortemente inquinata.
Tra i punti della “vergogna” ci sono la foce del Musone, sulla costa adriatica delle Marche, risultato fortemente inquinato negli ultimi 6 anni, e quello di Aci Trezza, in Sicilia, che è oltre i limiti dal 2020.
Tra i bacini lacustri, la situazione appare critica sul lago di Sabaudia, in provincia di Latina, con 3 prelievi su 3 “fortemente inquinati”.
Preoccupa, inoltre, l’assenza di cartelli informativi alle foci dei fiumi. Nel 70% delle foci monitorate durante la campagna di Goletta Verde non sono stati trovati cartelli con divieto di balneazione.
Il tema della maladepurazione
Secondo Legambiente questi numeri raccontano un problema già noto nel Paese, che è una delle cause principali dell'inquiamento delle acque: la maladepurazione.
Sull'Italia pendono quattro procedure di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva europea sulle acque reflue urbane, con le prime due che sono già costate 200 milioni di euro l'una, e oltre 645 milioni ancora da spendere per l'adattamento dei grandi impianti per le acque reflue.
Eppure le soluzioni, secondo l'associazione, ci sono. Legambiente, oltre a lanciare un piano nazionale per la depurazione, cita lo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) e il rispetto di leggi che in Italia esistono da mezzo secolo.
"Questo è inaccettabile, considerando che la prima legge italiana sulla depurazione, la cosiddetta Merli, quest’anno compie 50 anni. È il momento di varare un piano nazionale per rendere balneabili tutti i fiumi italiani, come lo è diventata la Senna a Parigi dopo gli investimenti sulla depurazione fatti per le Olimpiadi del 2024, e di approvare il DPR sul riuso delle acque reflue depurate in agricoltura per affrontare il grave problema della siccità, acuito dall’accelerazione della crisi climatica”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, alla conferenza stampa di presentazione dei dati.
L'estate calda del Mediterraneo
Su 263 campionamenti – di cui il 53% svolti a mare e il 47% in punti critici come foci di fiumi e canali – il 34% è risultato oltre i limiti, di cui il 25% fortemente inquinato e il 9% inquinato. I problemi maggiori rimangono alle foci, con oltre la metà dei punti monitorati inquinati o fortemente inquinati.
Riguardo le cause, sopratutto sul mare pesa l'effetto del cambiamento climatico.
Secondo il Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici la temperatura della superficie del mare è superiore di 3 gradi rispetto alla media. Questa condizione, sottolineano gli studi, non è più eccezionale, perché negli ultimi anni continua a ripresentarsi, fino a diventare una caratteristica propria del mar Mediterraneo.
Dai dati di giugno e luglio - ottenuti dal sistema di previsione operativa per il Mediterraneo nell'ambito del Copernicus Marine Service - emerge che i mesi estivi del 2026 sono caratterizzati da ondate di calore marine persistenti e ricorrenti in tutto il bacino.
Le ondate marine sono periodi in cui la temperatura superficiale del mare è più alta della media storica per almeno cinque giorni consecutivi. Nell'estate 2026 questa condizione è durata per due mesi.
Nel Mar Ligure, da aprile sono state registrate tre ondate di calore marine che hanno sfiorato i 29°C a fine giugno. Nell'Adriatico settentrionale, il 30 giugno la temperatura superficiale del mare ha raggiunto i 29°C – circa 5°C al di sopra della media climatologica per il periodo – e si prevede che arriverà fino a un picco di 29,5°C ad agosto.
Proprio questa, sottolinea il centro studi, è la sfida principale: il Mediterraneo è una delle zone in cui il clima sta cambiando più rapidamente e ci sta mostrando che il problema non sono più gli eventi straordiari, bensì la loro persistenza.