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Il Po si prosciuga e il mare risale il Delta: il nord Italia affronta una nuova emergenza acqua

Il fiume Po, nel centro di Torino, ha dovuto affrontare una grave scarsità d'acqua, che ha portato alla crescita di piante acquatiche invasive e alghe, a Torino
Il fiume Po, nel centro di Torino, ha dovuto affrontare una grave scarsità d'acqua, che ha portato alla crescita di piante acquatiche invasive e alghe, a Torino Diritti d'autore  AP Photo
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Di Francesca Baroni
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Dal Delta del Po al Lago Maggiore, la crisi idrica si aggrava minacciando agricoltura ed ecosistemi. Le autorità chiedono nuove misure di adattamento al cambiamento climatico

Il caldo persistente e la scarsità di precipitazioni stanno mettendo sotto pressione il sistema idrico del Nord Italia. Dal Po ai grandi laghi prealpini, i livelli dell’acqua continuano a diminuire, con conseguenze sempre più pesanti per agricoltura, industria e territori.

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L’allarme più evidente riguarda il fiume Po, la cui portata è scesa su valori estremamente critici. A Pontelagoscuro, nel tratto vicino alla foce, sono stati registrati appena 206 metri cubi al secondo, un livello tra i più bassi dell’estate, con il rischio di scendere sotto la soglia dei 200 metri cubi al secondo.

La riduzione dei flussi ha favorito la risalita dell’acqua marina lungo il Delta: il cuneo salino è penetrato per oltre 20 chilometri nell’entroterra, rendendo sempre più difficili i prelievi per l’irrigazione e mettendo a rischio le colture. Nel Polesine, il Consorzio di Bonifica Delta del Po è stato costretto a chiudere le derivazioni irrigue.

"Dopo la grande siccità del 2022, stiamo di nuovo assistendo al collasso del territorio", ha dichiarato il direttore del Consorzio di Bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti.

Laghi prealpini quasi senza riserve

La crisi riguarda anche i grandi bacini che normalmente garantiscono una riserva strategica d’acqua. Secondo l’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, i livelli dei principali laghi regolati sono ai minimi: il Lago Maggiore si trova in condizioni di siccità estrema, con un riempimento di appena 5,3%, mentre il Lago di Como è al 5,9%, il Lago d’Iseo al 5% e il Lago d’Idro al 5,7%.

L’unica eccezione è rappresentata dal Lago di Garda, che mantiene un livello di riempimento intorno al 50%, sebbene con valori di portata inferiori alla media stagionale.

La situazione è particolarmente preoccupante per il comparto agricolo: il sistema Ticino-Lago Maggiore alimenta infatti una delle aree risicole più importanti d’Europa, tra Vercellese, Novarese e Lomellina, proprio nella fase dell’anno in cui le colture richiedono maggiori quantità d’acqua.

Fin qui l'agricoltura è sopravvissuta per le misure emergenziali intraprese dal Consorzio di Bonifica, avvisa la presidente Virginia Taschini, con un "lavoro chirurgico nel gestire i livelli di risorsa attraverso bypass, motopompe e turnazioni serrate" che hanno permesso di portare a compimento il ciclo di maturazione delle piante.

"Ora l'attenzione è concentrata sulle risaie", conclude Taschini. "Con il riso che non è ancora arrivato a maturazione e dovrà pertanto far affidamento sulla pochissima acqua in circolazione nella rete consortile, nella speranza di piogge che però al momento non si vedono".

Un’emergenza legata al nuovo clima

Negli ultimi 30 giorni le temperature hanno sfiorato i massimi storici, mentre le precipitazioni sono rimaste insufficienti: i temporali, pur intensi, sono stati troppo localizzati per migliorare in modo significativo la disponibilità d'acqua.

La siccità non riguarda solo l’Italia. I grandi fiumi europei, dal Danubio al Reno fino alla Loira, stanno registrando livelli critici, mentre molte città sempre più calde stanno introducendo strategie per affrontare estati sempre più calde, dai "rifugi climatici" all’aumento del verde urbano.

L'Anbi (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni) sottolinea la necessità di ripensare la gestione delle risorse idriche e gli spazi urbani, chiedendo politiche europee condivise per affrontare quella che definisce una trasformazione epocale.

Se da un lato l'aumento del verde nelle città è essenziale per mitigare il caldo, dall'altro gli eventi meteorologici estremi rendono gli alberi più vulnerabili, come dimostrato dal tornado che a giugno ha abbattuto decine di alberi nella periferia est di Roma.

Anche secondo l'Autorità di Bacino del Po, senza nuove misure di adattamento gli effetti del cambiamento climatico rischiano di aggravarsi, con pesanti ripercussioni su agricoltura, industria e approvvigionamento idrico.

"Le temperature elevate persistenti stanno esasperando le ultime riserve d’acqua", ha spiegato il segretario generale dell'Autorità, Alessandro Delpiano, sottolineando la necessità di "adottare presto ulteriori misure di adattamento ai cambiamenti climatici".

Per il Nord Italia, però, la priorità resta una: recuperare acqua. Ma, con gli invasi idroelettrici alpini già sotto pressione e le precipitazioni ancora insufficienti, l’emergenza rischia di proseguire anche nelle prossime settimane.

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