Svolta nell'inchiesta sull'attentato a Sigfrido Ranucci: arrestato Valter Lavitola, accusato di aver commissionato l'attacco dinamitardo a Pomezia
A quasi dieci mesi dall'esplosione davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, l'inchiesta sull'attentato arriva a una nuova e pesante svolta. Valter Lavitola è stato arrestato e trasferito in carcere: secondo la Procura di Roma sarebbe stato lui a commissionare l'attacco contro il giornalista e conduttore di Report.
La misura cautelare è stata disposta dal gip di Roma nell'ambito dell'indagine coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi. A eseguirla sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo. Nei confronti di Lavitola vengono contestati diversi reati, tra cui quelli legati all'utilizzo dell'ordigno esplosivo, con l'aggravante del metodo mafioso. Per l'ex giornalista-editore l'accusa comprende inoltre quella di strage.
L'attentato risale alla notte del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all'abitazione di Ranucci a Pomezia, nella provincia di Roma. L'esplosione provocò danni e fece scattare immediatamente un'indagine della Direzione distrettuale antimafia.
Dalla banda all'uomo che avrebbe ordinato l'attacco
L'arresto di Lavitola arriva dopo che gli investigatori avevano già individuato quelli che, secondo l'accusa, sarebbero gli autori materiali dell'attentato.
Quattro persone erano state fermate tra Napoli e Avellino lo scorso giugno: Pellegrino D'Avino, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello, quest'ultimo indicato dagli investigatori come una delle figure di riferimento del gruppo.
La ricostruzione della Procura attribuisce ai quattro compiti differenti nella preparazione e nell'esecuzione dell'attacco. Il gruppo avrebbe agito dietro compenso e, secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, sarebbe stato D'Avino a mantenere i contatti con l'intermediario.
È proprio qui che entra in scena un secondo nome dell'inchiesta.
Il ruolo dell'intermediario
Il gip ha disposto infatti anche l'arresto di Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, accusato di aver fatto da collegamento tra Lavitola e la banda.
Tavares, però, non si trova in Italia. Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe attualmente in Africa ed è quindi considerato latitante.
La sua posizione è particolarmente importante nella ricostruzione accusatoria: sarebbe stato lui, secondo i pm, a ricevere l'incarico e a individuare le persone in grado di procurarsi l'esplosivo e portare a termine l'azione contro Ranucci.
La Procura ritiene dunque di aver ricostruito una vera e propria catena: dal presunto mandante all'intermediario, fino agli esecutori materiali.
Il sopralluogo davanti alla casa di Ranucci
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori c'è anche un episodio avvenuto circa un mese prima dell'attentato.
Il 16 settembre 2025, secondo la ricostruzione dell'accusa, Lavitola avrebbe effettuato insieme a Tavares un sopralluogo nei pressi dell'abitazione di Ranucci a Pomezia.
Un passaggio che per gli investigatori assume un peso particolare nella ricostruzione dei preparativi dell'attacco.
Lavitola aveva però fornito una versione diversa, sostenendo di conoscere Ranucci da tempo e di frequentare quella zona. Saranno ora gli sviluppi dell'inchiesta a stabilire il significato di quella presenza e il suo eventuale collegamento con l'attentato.
Ranucci ascoltato dagli investigatori
Dopo gli arresti dei quattro presunti esecutori materiali, anche Ranucci era stato convocato in Procura come persona informata sui fatti.
Il giornalista aveva raccontato di essere stato ascoltato dagli investigatori proprio sui rapporti con le persone coinvolte e sulle sue precedenti inchieste giornalistiche.
Un passaggio inevitabile per gli investigatori, impegnati a ricostruire non soltanto la dinamica dell'attacco, ma anche la rete di rapporti che avrebbe preceduto l'esplosione.
L'amicizia tra Lavitola e Ranucci
La vicenda presenta inoltre un elemento particolarmente singolare: Lavitola e Ranucci si conoscevano e avevano avuto rapporti personali negli anni precedenti.
La circostanza era già emersa nelle fasi iniziali dell'inchiesta. Ranucci aveva raccontato pubblicamente di conoscere Lavitola e aveva manifestato incredulità di fronte al suo coinvolgimento nell'attentato.
Proprio per questo l'arresto dell'imprenditore rappresenta un passaggio particolarmente significativo nell'indagine.
Ora l'inchiesta punta al quadro completo
Con la misura cautelare nei confronti di Lavitola, la Procura compie dunque un ulteriore passo nella ricostruzione dell'attacco.
Restano da definire attraverso il procedimento giudiziario le responsabilità individuali e il quadro complessivo dell'organizzazione dell'attentato. L'accusa sostiene che Lavitola abbia commissionato l'azione, Tavares abbia svolto il ruolo di intermediario e il gruppo già arrestato abbia materialmente eseguito il blitz.
"L'arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione" ha detto l'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci.
Lavitola, come ogni persona sottoposta a procedimento penale, è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva.
Chi è Valter Lavitola
Valter Lavitola è nato a Salerno nel 1966. La sua attività politica e giornalistica comincia negli anni Ottanta, quando, nel 1984, entra nel Partito Socialista Italiano. In giovane età aderisce inoltre a una loggia massonica con sede a Roma.
Nel 1996 dà vita a una cooperativa nel settore dell'informazione che acquisisce la proprietà e la gestione editoriale del quotidiano L'Avanti!. La testata viene successivamente chiusa, per poi tornare in edicola nel 2003 con Lavitola alla direzione.
Nel corso degli anni, il rapporto con Silvio Berlusconi contribuisce ad avvicinarlo alla politica. Nel 2004 si candida alle elezioni europee con Forza Italia nella circoscrizione Sud. Ottiene circa 54 mila preferenze, un risultato che tuttavia non gli permette di conquistare un seggio al Parlamento europeo.