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Dall’Albania all’Africa: l’Italia porta in Europa il piano per i centri migranti, le accuse di Madrid

Migrants walk at the port of Shengjin, next to security forces after they disembark from an Italian Navy ship northwestern Albania, Friday, Nov. 8, 2024
Migrants walk at the port of Shengjin, next to security forces after they disembark from an Italian Navy ship northwestern Albania, Friday, Nov. 8, 2024 Diritti d'autore  Vlasov Sulaj/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Vlasov Sulaj/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Di Lisa Duso & Agenzie
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L’Italia porta all’Ue il piano per creare nuovi centri per i rimpatri sul modello Albania in Paesi terzi sicuri. Uganda tra le ipotesi, scontro con la Spagna sulla gestione dei migranti: Madrid accusa l'Italia di non essere "all'altezza"

L’Italia punta ad ampliare a livello europeo il modello dei centri per migranti realizzati in Albania, proponendo la creazione di nuovi hub per il rimpatrio nei Paesi terzi considerati sicuri.

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La proposta, anticipata dai principali giornali italiani e confermata da fonti di governo, sarà presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea convocato per martedì. L’incontro è stato organizzato dopol'emergenza migratoria scoppiata a Ceuta, l'exclave spagnola in territorio marocchino.

Tra i possibili Paesi ospitanti figurano diversi Stati africani, con l’Uganda indicata come una delle opzioni più concrete. Resta però aperta la questione delle risorse necessarie per finanziare il progetto.

"Occorre creare una strategia comune sull'immigrazione. Il governo italiano ha chiesto questa riunione, insieme all'esecutivo socialdemocratico della Danimarca, perché venga applicato il Patto d'immigrazione e asilo nell'Ue. Cioè si attivino i rimpatri", ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con il Messaggero dell'incontro di martedì.

Tajani ha inoltre avanzato la "possibilità di creare nuovi centri modello Albania in vari Paesi africani" e"in generale nei Paesi di origine e di transito".

Madrid accusata di "manipolazione ideologica"

La crisi di Ceuta ha posto le basi per un nuovo fronte di tensione tra Italia e Spagna sulla gestione dei flussi migratori.

Tajani ha difeso la posizione del governo Meloni, definendola “rigorosa e moderata”, e critica invece la strategia del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, accusato di seguire una linea troppo permissiva sulla gestione dei flussi migratori.

"La linea di Madrid è in controtendenza rispetto a quella italiana su cui convergono quasi tutti gli altri Paesi" spiega il capo della Farnesina.

"È sbagliata la politica del venite tutti in Europa, perché l'Europa non è in grado di accogliere tutti, indiscriminatamente. Ed è un buon segno che la Commissione Europea si sia schierata sulle posizioni italiane e non su quelle spagnole", le parole di Tajani.

Tajani ha denunciato la "manipolazione ideologica" creata dal governo spagnolo sulle politiche di accoglianza dei migranti, spiegando come il piano di cooperazione possa portare alle "politiche che servono", lontane da "slogan e promesse false".

La proposta italiana

L’obiettivo del Governo è creare una rete di centri esterni all’Unione europea destinati alla gestione e al rimpatrio dei migranti irregolari, puntando sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito.

L’idea era stata avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni già alla fine di giugno, dopo l’approvazione del nuovo regolamento europeo sui rimpatri. Ora Roma intende formalizzare il piano e sottoporlo agli altri Stati membri.

I nuovi hub dovrebbero essere realizzati in Paesi terzi sicuri e finanziati attraverso fondi comunitari.

I Paesi coinvolti, da Uganda a Montenegro

Una prima lista comprende diversi Stati africani e alcuni Paesi situati al di fuori delle tradizionali rotte migratorie.

Tra i possibili candidati ci sono Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Uzbekistan, Armenia e Montenegro.

L’Uganda è tra le ipotesi considerate più concrete. Germania, Austria e Paesi Bassi avrebbero già manifestato interesse per possibili progetti nel Paese africano.

Anche il Montenegro potrebbe entrare nella strategia europea, ma le valutazioni sono ancora preliminari.

Uno dei principali aspetti da definire riguarda la copertura economica del piano.

Il programma Gsp+

Roma chiederà anche un’applicazione più rigorosa del programma “Gsp+”, approvato nel corso dell’anno e destinato a entrare in vigore dal 1° gennaio 2027.

Il sistema collega i vantaggi commerciali e le agevolazioni sui dazi riconosciuti ai Paesi in via di sviluppo alla loro collaborazione nella riammissione dei cittadini che soggiornano illegalmente in Europa.

L’obiettivo è rafforzare gli strumenti disponibili per favorire i rimpatri e aumentare la cooperazione con i Paesi di origine.

Il "Modello Albania" continua

Parallelamente, il Governo punta a rendere pienamente operativo entro la fine dell’anno il centro italiano di Gjader, in Albania.

Il ministro dell'interno Matteo Piantedosi ha spiegato che l’obiettivo è “riutilizzarlo nella piena espansione della sua funzionalità entro la fine dell’anno, ma anche prima se si risolvono i problemi e le vicende giudiziarie”.

La struttura è destinata a tornare alla sua funzione originaria o a essere utilizzata secondo quanto previsto dai nuovi regolamenti europei, una volta completati i necessari passaggi giudiziari.

Il piano iniziale prevedeva un utilizzo molto più ampio dei centri albanesi, con una capacità stimata fino a 3mila persone al mese e un possibile totale di 36mila migranti all’anno.

L’obiettivo era applicare procedure accelerate di frontiera per l’esame delle domande di asilo. Da aprile dello scorso anno, però, il sito opera esclusivamente come Centro di permanenza per il rimpatrio. Da allora sono transitate alcune centinaia di persone e il numero dei rimpatri è rimasto limitato.

Nel complesso di Gjader sono presenti tre strutture con funzioni diverse. Il centro più grande, destinato ai richiedenti asilo, dispone di 880 posti. È presente anche un Cpr con una capacità di 144 persone e un penitenziario da 20 posti.

Nel porto di Schengjin è stato invece realizzato un hotspot destinato ad accogliere i migranti intercettati nel Mediterraneo centrale e trasferiti a bordo di una nave militare italiana.

I trattenimenti disposti nella struttura, tuttavia, non sono stati convalidati dai giudici, contribuendo a rallentare l’attuazione del progetto.

La replica di Madrid, Italia "non all'altezza"

Rispondendo alle critiche di Roma sulla gestione della crisi migratoria a Ceuta, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha sottolineato che l'Italia in altri momenti è stata "assolutamente inondata di immigranti irregolari", con le "crisi ripetitive" sull'isola di Lampedusa che "non è capace di risolvere".

In una intervista a Tve, Albares ha affermato che la crisi di Ceuta deve essere affrontata come una questione europea, richiedendo maggiore solidarietà fra gli Stati membri.

"Ci sono stati alcuni governi che non sono stati all'altezza" ha dichiarato il ministro, e anche "alcuni politici e partiti in Spagna", che hanno assunto posizioni a suo dire "irresponsabili". "Il governo italiano è stato uno di questi", ha affermato.

Secondo Albares la Spagna "è stata sempre solidale, politicamente e con i fatti", e quindi "questo lo esigiamo dai soci europei".

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