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Sempre più russi lasciano il Paese per non combattere, in Armenia si parla già di crisi migratoria

I difensori dei diritti umani registrano una nuova ondata di fuga dal Paese di russi in età da leva. Foto di repertorio.
Le organizzazioni per i diritti umani registrano una nuova ondata di fuga dal Paese di russi in età da leva. Foto d'archivio. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Dimitri Kavalerov
Pubblicato il
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Attivisti e avvocati che assistono i giovani russi che lasciano il Paese notano che partono in anticipo e a piccoli gruppi perché una volta che la convocazione appare sul nuovo registro elettronico non ne hanno più la possibilità. Senza visto possono andare in Armenia, Georgia e Kazakhstan

All'inizio di settembre il numero di richieste di assistenza urgente e di consulenze sull'emigrazione dalla Federazione Russa è aumentato di quasi otto volte rispetto all'inizio dell'estate: lo segnalano i coordinatori del progetto anti-guerra Kovcheg (Arca).

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Parlano di una vera e propria 'ondata di panico' tra i cittadini russi, che temono di essere mandati a combattere contro l'Ucraina.

Gli esperti ritengono che i giovani abbiano imparato la lezione della mobilitazione del 2022. Sullo sfondo delle voci su una nuova ampia chiamata alle armi dopo le elezioni autunnali per la Duma di Stato, lasciano il Paese in anticipo per precedere possibili nuove restrizioni alle uscite e l'avvio di un registro elettronico completo delle convocazioni.

Ad agosto il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha a sua volta messo in guardia sul rischio di una nuova mobilitazione nella Federazione Russa, citando dati d'intelligence; a Kiev hanno parlato di un piano del Cremlino per "una rapida mobilitazione di alcune centinaia di migliaia di russi entro la fine dell'anno, più altrettanti l'anno prossimo".

Inoltre il timore di una possibile mobilitazione dopo le elezioni si è esteso anche ai rappresentanti dell'élite e ai dipendenti dei commissariati militari, scrive Bloomberg citando documenti pertinenti. Secondo l'agenzia, i funzionari hanno iniziato ad aprire conti all'estero e a trasferire i propri asset fuori dal Paese.

Come funziona il registro elettronico delle convocazioni in Russia

Di fatto i preparativi sono già in corso: decine di migliaia di persone ricevono notifiche di mobilitazione, dove sono indicati i passi da compiere in caso di chiamata; è stato introdotto un registro elettronico delle convocazioni.

Nel momento stesso in cui nel sistema compare una convocazione, al destinatario viene bloccata la possibilità di lasciare il Paese.

Lo stesso scenario incombeva su Daniil Neonov, ex candidato a consigliere municipale alla Duma cittadina di Mosca. "Sono partito, si può dire, proprio all'ultimo momento", racconta Neonov.

"Se avessi aspettato ancora un giorno o due, molto probabilmente non mi avrebbero lasciato partire, perché avrebbero bloccato la mia uscita. Ho ricevuto una convocazione elettronica. Ma sono comunque riuscito a lasciare il Paese".

Come negli anni precedenti, chi lascia la Russia continua a dirigersi soprattutto verso i Paesi senza obbligo di visto: Armenia, Georgia e Kazakhstan. A Erevan le autorità hanno già dichiarato di essere pronte ad aiutare i russi in arrivo.

Perché in Armenia si parla di ndata di panico e crisi migratoria

Secondo gli analisti e i media indipendenti, tra l'estate e la prima decade di settembre il numero di ricerche su Yandex e Google con le parole "come andarsene" e "mobilitazione" ha raggiunto il massimo dall'inizio del 2023.

Il picco è coinciso con le notizie sulle restrizioni ufficiali all'uscita dal Paese per i riservisti, imposte direttamente dai commissariati militari.

All'inizio del mese, ai controlli di frontiera a Krasnodar, per la prima volta è stato fermato un cittadino di 24 anni della regione di Rostov, che aveva prestato servizio militare nel 2024, e gli è stata consegnata una notifica di divieto di espatrio.

Dal mese di luglio il numero di richieste di informazioni su un trasferimento all'estero è aumentato da circa 70 a 120 al giorno, cioè di 1,7 volte, riferiscono i responsabili dei progetti di sostegno agli espatriati russi.

Jan Slovitski, difensore dei diritti umani e coordinatore del progetto "Kovcheg", assiste la nuova ondata di emigranti a Erevan.

"Dalla metà di luglio in Russia è emersa un'ondata di panico legata ai rischi di mobilitazione, alla carenza di carburante e alla mancanza di accesso a internet", spiega Slovitski.

"Le persone vivono in condizioni che non rispettano gli standard della dignità umana. Questa volta se ne vanno in anticipo, perché hanno visto che cosa è accaduto durante le precedenti ondate. In Armenia si profila una crisi migratoria, se non siamo già nel pieno della sua fase acuta".

Quanti sono i disertori in Russia e come hanno lasciato il Paese

Non si conosce il numero esatto di quanti hanno lasciato il Paese durante l'attuale ondata estivo-autunnale: la partenza è più diluita rispetto al 2022, quando, dopo l'annuncio della mobilitazione parziale, tra 600 e 700 mila persone abbandonarono la Russia in un periodo molto breve.

Osservatori sottolineano che allora le persone "fuggivano", mentre ora cercano di partire in modo più organizzato, in aereo o via terra, senza attirare l'attenzione e senza creare code alle frontiere.

"È molto doloroso lasciare la Russia", racconta un marketer di 28 anni, che chiede di non rendere pubblico il suo nome per motivi di sicurezza.

"Se non fosse per la situazione politica e per i problemi legati ai servizi bloccati, non me ne sarei mai andato per più di qualche mese. Qui vive la mia famiglia, i miei nonni anziani, e vorrei trascorrere con loro il tempo che, spero, sarà ancora lungo, anche se negli anni della loro vecchiaia. Anche la mia compagna è qui, sta ancora frequentando la specializzazione in medicina, ed è molto difficile lasciarla".

Nel frattempo le autorità russe negano la necessità di una nuova ondata di mobilitazione, sostenendo che l'afflusso di volontari al fronte è sufficiente. Il presidente Vladimir Putin ha definito le voci su una prossima chiamata alle armi "una sciocchezza totale".

Tuttavia la cosiddetta mobilitazione parziale, annunciata nella Federazione Russa nel settembre 2022, de iure non è stata ancora revocata: i mobilitati di allora non sono stati congedati e la ripresa della chiamata alle armi resta possibile in qualsiasi momento.

Venerdì 18 settembre in Russia si è aperta la tornata elettorale per la Duma di Stato e una serie di consultazioni a livello locale. In agosto la Corte suprema ha escluso dalla corsa il partito Yabloko, che nel suo programma chiedeva l'immediato cessate il fuoco e l'avvio di negoziati di pace. Tutti gli altri dieci partiti sostengono in qualche misura la guerra in Ucraina.

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