Una delegazione del Parlamento europeo denuncia ostacoli e mancanza di trasparenza durante la visita ai centri migranti italiani in Albania. Crescono le polemiche sul modello offshore voluto dal governo italiano
Una delegazione di eurodeputati ha denunciato di essere stata ostacolata durante una visita ispettiva al centro di detenzione per migranti di Gjadër, nel nord-ovest dell’Albania. La struttura rappresenta uno dei pilastri dell’accordo Italia-Albania sulla gestione offshore dei migranti ed è da mesi al centro di forti polemiche politiche e giuridiche in tutta Europa.
Secondo Tineke Strik, eurodeputata del gruppo Verdi/ALE presente nella delegazione, il personale del centro avrebbe limitato l’accesso alle aree di detenzione e impedito un controllo approfondito delle condizioni interne. "La visita di oggi è stata molto deludente e vergognosa. Il personale ci ha davvero posto molti ostacoli", ha dichiarato l’europarlamentare al termine dell’ispezione.
La visita ai centri italiani in Albania
La delegazione europea ha visitato anche il centro di trattamento situato nel porto di Shëngjin, primo punto di approdo per i migranti soccorsi dalle unità navali italiane nel Mediterraneo. In questa struttura vengono effettuate le prime procedure di identificazione, registrazione e screening sanitario prima del trasferimento verso il centro di Gjadër.
L’accordo tra Roma e Tirana, firmato nel novembre 2023 e ratificato nel 2024, prevede che l’Italia mantenga la piena responsabilità delle procedure d’asilo e della gestione dei migranti trasferiti in Albania. Le strutture operano sotto giurisdizione italiana, nonostante si trovino fisicamente sul territorio albanese.
Il protocollo si applica esclusivamente agli uomini adulti intercettati in acque internazionali dalla Marina militare o dalla Guardia costiera italiana. Il costo complessivo dell’operazione è stimato in circa 160 milioni di euro all’anno per cinque anni.
“Nessun accesso alle celle”: le accuse degli eurodeputati
Le accuse più gravi riguardano la presunta mancanza di trasparenza durante la visita ispettiva. Strik ha riferito che agli eurodeputati non sarebbe stato consentito entrare nelle celle né ottenere informazioni dettagliate sul funzionamento del centro.
"Non abbiamo ottenuto alcun dato, non hanno risposto a nessuna domanda e non ci è stato permesso di entrare davvero nelle celle per vedere qual è la situazione", ha spiegato la parlamentare europea.
Secondo quanto riferito dalla delegazione, diversi migranti avrebbero inoltre raccontato difficoltà nell’accesso alle procedure per la richiesta d’asilo e una sensazione diffusa di isolamento e assenza di prospettive. "Per le persone con cui siamo riusciti a parlare è evidente che incontrano difficoltà a chiedere asilo e molti non vedono alcuna via d’uscita da un sistema fallimentare", ha aggiunto Strik.
Un progetto travolto da ricorsi e problemi legali
Il progetto dei centri migranti italiani in Albania ha incontrato numerosi ostacoli fin dalla sua nascita. A metà 2025 le strutture ospitavano soltanto poche decine di persone rispetto all’obiettivo iniziale di 3.000 migranti al mese.
Anche i costi del progetto hanno alimentato il dibattito politico. Uno studio universitario italiano ha evidenziato che ogni posto nei centri albanesi sarebbe costato oltre 153 mila euro per essere realizzato, contro circa 21 mila euro per strutture analoghe in Sicilia.
Nel frattempo, diversi tribunali italiani hanno sospeso i trasferimenti verso l’Albania, sostenendo che alcuni Paesi di origine — tra cui Bangladesh ed Egitto — non possano essere considerati automaticamente sicuri secondo il diritto europeo.
La Corte di giustizia dell’Unione europea è intervenuta nell’agosto 2025 con una sentenza che ha ridefinito i criteri per classificare i Paesi di origine sicuri, mettendo ulteriormente in difficoltà il modello italiano di gestione offshore delle richieste d’asilo.
Le denunce delle organizzazioni umanitarie
Le critiche al sistema non arrivano soltanto dal Parlamento europeo. Anche l’International Rescue Committee (IRC), dopo una visita effettuata all’inizio di giugno, ha espresso forti preoccupazioni sulle condizioni dei migranti trattenuti a Gjadër.
Secondo l’organizzazione umanitaria, molti detenuti soffrirebbero di problemi di salute mentale non adeguatamente trattati e vivrebbero in una situazione di forte isolamento dal mondo esterno. Ai migranti verrebbero inoltre sequestrati i telefoni cellulari all’arrivo, limitando drasticamente i contatti con familiari e avvocati.
Il nuovo regolamento UE cambia lo scenario
La visita degli eurodeputati arriva in un momento decisivo per la politica migratoria europea. Il Parlamento europeo ha infatti approvato il nuovo Regolamento sui rimpatri, una riforma che apre ufficialmente alla possibilità di creare centri di rimpatrio offshore al di fuori dell’Unione europea.
Secondo i sostenitori della linea dura sull’immigrazione, il nuovo quadro normativo potrebbe rafforzare iniziative come quella promossa dal governo italiano in Albania. I critici, invece, ritengono che il sistema rischi di istituzionalizzare pratiche opache e potenzialmente lesive dei diritti fondamentali dei migranti.
Nelle ultime settimane sarebbero stati registrati nuovi trasferimenti verso le strutture albanesi, anche se né il governo italiano né quello albanese hanno diffuso dati ufficiali aggiornati.