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Ponte Morandi, perché l'ad di Aspi si scusa a 8 anni di distanza e il giorno prima della sentenza

A view of the collapsed Morandi highway bridge in Genoa, Italy, Friday, Aug. 17, 2018
A view of the collapsed Morandi highway bridge in Genoa, Italy, Friday, Aug. 17, 2018 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera e sul Secolo XIX il giorno prima della sentenza del processo di primo grado sul crollo del ponte Morandi, l'attuale ad di Autostrade per l'Italia Arrigo Giana chiede scusa a nome del gruppo a "familiari, genovesi e italiani"

"Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova".

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Comincia così lalettera di scuse firmata dall'ad del Gruppo Autostrade per l'Italia (Aspi) Arrigo Giana. Arriva 8 anni dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova e il giorno precedente all'attesa sentenza di primo grado. E sicuramente non basta.

"Le scuse andavano fatte a suo tempo", commenta infatti Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, che fra le macerie ha perso la sorella Claudia, i suoi figli Manuele e Camilla di 16 e 12 anni e il marito Andrea.

Possetti ha aggiunto che il Comitato ritiene in ogni caso i membri della famiglia Benetton responsabili moralmente, anche se nessuno di loro è imputato.

Il 14 agosto 2018 il viadotto autostradale - gestito proprio da Autostrade per l'Italia all'epoca sotto la holding dei Benetton Atlantia - collassò improvvisamente uccidendo 43 persone.

Domani è attesa la sentenza di un processo descritto con grandi numeri: 57 imputati, 284 udienze distribuite in quattro anni, 200 parti civili (fra cui ministero delle Infrastrutture e presidenza del Consiglio), 400 anni di carcere chiesti complessivamente dalla Procura di Genova.

Chi sono e cosa rischiano gli imputati del processo di primo grado per il crollo del ponte Morandi

La pena più alta, 18 anni e 6 mesi, è stata chiesta per l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci, oggi condannato a 4 anni e in carcere per le barriere non a norma di un viadotto nella provincia di Avellino che nel 2013 non ressero l'impatto di un autobus causando la morte di 40 persone.

Anche nel processo per il Morandi è accusato di aver risparmiato sulle manutenzioni per massimizzare i profitti di Aspi accettando così il rischio che la struttura potesse cadere. La causa del crollo, infatti, è stata individuata nel cedimento di uno strallo, il cavo d'acciaio che sostiene il piano stradale collegandolo direttamente ai piloni e trasferendo il peso in modo equilibrato.

Castellucci si dichiara "responsabile ma non colpevole" perché sostiene che in una struttura complessa come Aspi non poteva occuparsi personalmente delle singole ispezioni.

Tra gli imputati all'epoca in posizioni apicali, figurano anche Michele Donferri Mitelli, ex responsabile manutenzioni, che rischia 15 anni e 6 mesi per aver garantito sulla sicurezza della pila poi crollata, Maurizio Ceneri (13 anni), ex dirigente di Spea, la società satellite di Aspi addetta al monitoraggio e Mauro Coletta un dirigente del ministero delle Infrastrutture accusato di non aver eseguito controlli e ispezioni pubbliche.

Sono accusati a vario titolo di disastro colposo e omicidio plurimo aggravato a partire dall’omicidio stradale. Le due società sono invece state escluse dal processo penale nel 2022, dopo che patteggiarono per circa 30 milioni di euro.

Perché le scuse dell'ad di Aspi Giana sono importanti anche se tardive

Fino a questo momento non erano arrivate le scuse di Aspi. Nel 2022, a quattro anni dalla tragedia, Alessandro Benetton ammise: "Avremmo dovuto chiedere subito scusa". All’epoca del crollo i Benetton possedevano infatti la holding Atlantia, che a sua volta controllava Aspi. A giugno del 2021 la proprietà di Aspi era stata ceduta a Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), società finanziaria controllata per l’83 per cento dal ministero dell’Economia.

Giana parla delle mancate scuse come di "un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità". Per questa ragione, scrive, "porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità". La lettera si conclude con l’impegno verso i lavoratori e le lavoratrici di Aspi affinché non accada più niente di simile al crollo del ponte Morandi.

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