Da Jean-Luc Mélenchon a Fabien Roussel, passando per Marine Tondelier e Olivier Faure, si ritiene che una candidatura della leader dell'estrema destra alle presidenziali sarebbe un problema per la democrazia. Le Pen è stata condannata martedi a tre anni con la sospensione dell'incandidabilità
La Corte d’appello di Parigi ha riconosciuto Marine Le Pen colpevole di appropriazione di fondi pubblici nell’inchiesta sugli assistenti parlamentari europei del Front national (FN).
La leader della nuova incarnazione del partito, il Rassemblement national (RN), è stata condannata a tre anni di reclusione, di cui uno di detenzione effettiva, eventualmente modulabile, e a una pena di ineleggibilità di 45 mesi, 30 dei quali con la condizionale.
In primo grado, nel 2025, era stata condannata a quattro anni di carcere, di cui due anni di detenzione effettiva con braccialetto elettronico, e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata. Al momento, la dirigente di estrema destra può candidarsi alle presidenziali del 2027.
Negli ultimi mesi Marine Le Pen ha tuttavia ripetuto più volte di non voler fare campagna se dovesse indossare un braccialetto elettronico. Uscita dal tribunale, si è recata subito alla sede del RN per incontrare il suo delfino, Jordan Bardella, giunto nel primo pomeriggio. Il suo futuro presidenziale resta strettamente legato alla decisione di Le Pen.
Marine Le Pen dovrebbe parlare questa sera alle 20 su TF1.
Critiche unanimi a una possibile candidatura di Le Pen dalla sinistra in Francia
Le reazioni della sinistra politica non si sono fatte attendere. Sul social X, Jean-Luc Mélenchon del partito La France insoumise (LFI) invita a "liberare il Paese dal RN" attraverso "la via delle urne e la volontà del popolo". "Nulla cambia, qualunque sia la candidatura. Adagio creolo: "stesso pelo, stessa bestia" e viceversa. Cacciamoli tutti!" prosegue il leader della sinistra radicale.
L’ex deputato LFI François Ruffin ritiene che il solo fatto "di immaginare una candidata alle presidenziali che fa campagna con questo apparecchio alla caviglia" costituirebbe "l’indicatore del grado di corruzione della nazione".
La segretaria nazionale degli Ecologisti, Marine Tondelier, ritiene invece che Marine Le Pen "abbia beneficiato di una grande indulgenza" da parte della giustizia, "in particolare grazie al suo passaggio così rapido in appello". A suo avviso, "le restrizioni legate al braccialetto elettronico appaiono infatti poco compatibili con una campagna presidenziale".
Dal fronte del Partito socialista, il primo segretario Olivier Faure ha ricordato che "un candidato alla più alta funzione dello Stato deve essere esemplare", ritenendo che "in questo caso non è così" in questa vicenda.
Boris Vallaud, deputato delle Landes e presidente del gruppo socialista all’Assemblée nationale, ha affermato che la decisione della giustizia dimostra che Marine Le Pen è una "delinquente". "Spetta poi a lei porsi la domanda se, quando si è una delinquente, ci si presenti agli elettori. Io la mia risposta ce l’ho", ha aggiunto.
Il segretario nazionale del Partito comunista francese, Fabien Roussel, ritiene inoltre che "una condanna del genere, qualunque sia la modalità di esecuzione della pena, non consenta di presentarsi davanti ai francesi" in occasione di un’elezione presidenziale.
Dalla Siria, dove si trova in visita ufficiale, il presidente francese Emmanuel Macron ha per parte sua rifiutato di commentare la condanna di Marine Le Pen. "Ciò che è sano per la democrazia è che il presidente della Repubblica non commenti le decisioni della giustizia, quindi mi atterrò a questa grammatica, tanto più trovandomi all’estero", ha dichiarato.