"Per restare transatlantici dobbiamo diventare più europei", ha dichiarato Mark Rutte prima del vertice Nato ad Ankara, dove gli alleati europei presenteranno i piani rafforzati di spesa per la difesa
Per ridurre la sua storica dipendenza dall’ombrello di sicurezza garantito dagli Stati Uniti, la Nato deve diventare più europea. Lo hanno affermato martedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte, mentre i leader dell’alleanza si riuniscono ad Ankara, in Turchia, per il vertice annuale.
"Sappiamo entrambi quanto sia importante una stretta cooperazione tra l’Unione europea e la Nato", ha dichiarato la presidente della Commissione Ue, affiancata da Rutte, in un forum industriale che ha preceduto il vertice. "Ma perché ciò sia possibile, abbiamo bisogno di interoperabilità".
Rutte ha fatto eco alle parole di von der Leyen, sottolineando la "chiara divisione dei compiti" tra le due organizzazioni: la Nato sovrintende alla struttura di comando, alle capacità e agli standard, mentre l’Ue è responsabile dell’industria, degli investimenti e della regolamentazione.
Ventitré dei 27 Paesi membri dell’Ue fanno parte anche della Nato.
Il rapporto teso degli Stati Uniti di Trump con l'Alleanza atlantica
"Non possiamo continuare, come abbiamo fatto finora, a dipendere eccessivamente dagli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di un’Europa molto più forte all’interno di una Nato più forte", ha dichiarato Rutte, definendo "senza precedenti" la trasformazione in corso, spinta da una cooperazione sempre più stretta tra Ue e Nato. "Per restare transatlantici, dobbiamo diventare più europei".
Il vertice di Ankara arriva dopo mesi di crescenti tensioni tra le due sponde dell’Atlantico, alimentate dalla decisione unilaterale della Casa Bianca di colpire l’Iran e dalla progressiva riduzione dei mezzi militari schierati in Europa.
Scossi da queste fratture sempre più profonde, gli europei sono determinati a dimostrare al presidente Usa Donald Trump di fare la propria parte e di aumentare rapidamente gli investimenti nella difesa, una tendenza spesso descritta come la "europeizzazione della Nato".
Ma se alcuni Paesi, come la Polonia, gli Stati baltici e quelli nordici, hanno aumentato drasticamente la spesa militare avvicinandosi al nuovo obiettivo del 5% del Pil, altri, come Spagna, Belgio, Lussemburgo e Repubblica Ceca, restano ancora molto indietro.
Von der Leyen: "Abbiamo bisogno di un forte aumento degli investimenti nella difesa"
Martedì von der Leyen ha illustrato i piani finanziari presentati dalla sua Commissione per rafforzare le capacità di difesa sviluppate in Europa: 150 miliardi di euro nel quadro del programma di prestiti SAFE e 135 miliardi di euro provvisoriamente stanziati nel prossimo bilancio dell’Ue.
"In questo contesto geostrategico e geopolitico abbiamo bisogno di un forte aumento degli investimenti nella difesa", ha affermato la presidente della commissione Ue. "Con questi soldi dei contribuenti vogliamo naturalmente un ritorno sull’investimento. E vogliamo buoni posti di lavoro in Europa. Vogliamo ricerca e sviluppo in Europa. Questo per noi è fondamentale", ha aggiunto von der Leyen.
Rutte ha dichiarato che la Nato ha bisogno di un "fortissimo incremento" di tutta la sua base industriale della difesa, su entrambe le sponde dell’Atlantico, per tenere il passo con la macchina bellica della Russia, che assorbe ogni risorsa.
"La Russia ha ormai l’intera economia impostata su un’economia di guerra. L’industria automobilistica russa produce per lo sforzo bellico, e questo significa che dobbiamo fare lo stesso anche in Europa, in Canada e negli Stati Uniti", ha spiegato Rutte. "Dobbiamo difenderci. È il primo compito di ogni governo. E la minaccia esiste. La Russia sta collaborando con Corea del Nord, Iran e Cina. Non facciamoci illusioni".