Tra maggio e agosto gli impianti di climatizzazione negli Stati Uniti generano ogni mese emissioni paragonabili a quelle annuali dei Paesi Bassi, riaccendendo il dibattito sull’impatto energetico del raffrescamento globale
Dopo le ondate di caldo estremo che hanno investito l’Europa, si è aperto un dibattito sull’aria condizionata fra l’amministrazione parigina e alcuni commentatori statunitensi.
Il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire sostiene che i climatizzatori individuali rendono le città ancora più calde, mentre la vicesindaca Audrey Pulvar accusa gli Stati Uniti di essere tra i Paesi che contribuiscono maggiormente alla crisi climatica.
Il dibattito è iniziato dopo una delle più violente ondate di caldo che la Francia abbia registrato negli ultimi anni. Nel Paese si sarebbero verificati oltre mille decessi in eccesso legati alle temperature estreme.
"L’aria condizionata non è una soluzione, aggrava il problema"
In un’intervista a Le Monde, a Emmanuel Grégoire è stato chiesto se i parigini dovrebbero installare più climatizzatori nelle loro abitazioni.
Grégoire ha respinto l’idea, affermando: "Il climatizzatore individuale è una piaga. Riscalda ulteriormente la città e amplifica il problema".
Le sue parole sono state duramente criticate soprattutto da alcuni commentatori statunitensi. Sui social e in diversi media, c’è chi ha sostenuto che i francesi non sappiano come affrontare le ondate di caldo estremo.
Da Parigi agli USA: "Guardate prima alle vostre emissioni"
Alla discussione è intervenuta su Instagram anche la vicesindaca di Parigi, Audrey Pulvar.
Pulvar ha accusato i commentatori americani di ignorare la quota degli Stati Uniti nelle emissioni globali di gas serra, mentre criticano la Francia.
"Da giorni alcuni di voi si prendono gioco di Parigi perché in città non c’è l’aria condizionata in ogni casa e in ogni stanza. È davvero ironico", ha scritto Pulvar, aggiungendo che l’amministrazione parigina sta compiendo passi importanti per ridurre le emissioni, passare all’energia verde e rendere di nuovo balneabile la Senna.
Pulvar ha ammesso che "c’è ancora molto da fare". Ma ha aggiunto: "Forse i Paesi che hanno la maggiore responsabilità nell’aver creato il problema non dovrebbero fare la morale a chi cerca di trovare soluzioni".
I climatizzatori aumentano davvero il riscaldamento globale?
Secondo gli esperti, la risposta non è così semplice.
Diversi studi stimano che i climatizzatori, considerando sia il consumo di elettricità sia le perdite di gas refrigeranti, siano responsabili di circa il 3,2% delle emissioni globali di gas serra.
Inoltre, circa il 7% dell’elettricità prodotta nel mondo viene consumata dai sistemi di climatizzazione.
Gli Stati Uniti sono uno dei Paesi che spiccano in questo campo. A differenza di molti altri Paesi sviluppati, come Francia o Germania, la grande maggioranza delle famiglie americane dispone di climatizzatori individuali.
Secondo i dati riportati dal sito Futurism, negli Stati Uniti le emissioni mensili di anidride carbonica dovute ai climatizzatori, solo nel periodo maggio‑agosto, arrivano a circa 150 milioni di tonnellate. Una quantità vicina alle emissioni annuali complessive dei Paesi Bassi.
Dall’altro lato, la Francia negli ultimi anni ha adottato misure significative per ridurre le proprie emissioni, ma nel corso della sua storia ha comunque immesso in atmosfera circa 40 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.
Il vero nodo è la disuguaglianza globale
I ricercatori sottolineano che il cambiamento climatico e l’uso dei climatizzatori mettono in luce anche le profonde disuguaglianze globali.
Paesi a basso reddito come Afghanistan, Papua Nuova Guinea, Guatemala, Honduras e Nicaragua sono tra le aree più colpite dalle ondate di caldo estremo. Tuttavia non dispongono né delle risorse economiche per finanziare un uso diffuso dell’aria condizionata, né delle infrastrutture necessarie per adattarsi al cambiamento climatico.
D’altra parte, uno studio stima che se anche i Paesi a basso reddito iniziassero a usare l’aria condizionata quanto quelli ricchi, le emissioni aggiuntive potrebbero contribuire entro il 2050 a un aumento ulteriore di 0,05 gradi Celsius della temperatura globale. Gli scienziati avvertono che ciò rappresenterebbe un rischio serio per il raggiungimento degli obiettivi climatici.