L’annuncio arriva dopo che le autorità di tutta Europa erano alla ricerca della donna sospettata di aver piazzato una bomba a Monaco, che ha ferito tre persone, tra cui un tycoon nato in Ucraina e il figlio adolescente
La donna sospettata di avere compiuto un attentato con esplosivo a Monaco è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco in Ucraina, hanno riferito martedì le forze dell’ordine.
Un ufficiale dei servizi di intelligence in servizio e un presunto complice sono stati fermati con l’accusa di averne provocato la morte.
In un comunicato, la polizia nazionale ucraina ha riferito che gli agenti «hanno fermato due persone sospettate di aver ucciso una donna ricercata dall’Interpol», identificata come «la cittadina ucraina Anastasiia Berezovska».
L’annuncio arriva dopo che le autorità di tutta Europa erano alla ricerca della donna sospettata di aver collocato l’ordigno a Monaco, che ha ferito tre persone, tra cui un ricco imprenditore nato in Ucraina e il figlio adolescente.
Dalla scorsa settimana Berezovska, 39 anni, era ricercata a Monaco per tentato omicidio. e in tutta Europa dopo la Red Notice (notifica rossa) dell’Interpol (fonte in inglese).
Le autorità tedesche hanno riferito di avere perquisito giovedì scorso l’appartamento che aveva in affitto nei pressi della città di Francoforte, dopo essere passata dall'Italia e dalla Francia.
Dopo l’esplosione, si ritiene che abbia raggiunto a piedi la vicina cittadina francese di Beausoleil, dove ha recuperato l’auto a noleggio. Da lì avrebbe attraversato l’Italia per rientrare in Germania, il suo ultimo Paese di residenza conosciuto, ha dichiarato ai giornalisti il vice procuratore di Monaco, Morgan Raymond.
«La relativa sofisticazione dell’ordigno e il modus operandi sembrano indicare che la persona che ha collocato l’esplosivo non abbia agito da sola», ha spiegato il magistrato, confermando che si trattava di «una donna che si spacciava per uomo».
Il capo della polizia di Monaco, Eric Arella, ha spiegato che la sospettata è stata identificata in 53 ore grazie a «un’eccezionale mobilitazione del personale della sicurezza pubblica monegasca», sottolineando anche la cooperazione con altri Paesi, tra cui la Francia.
Le autorità ucraine hanno fatto sapere di aver aperto un’indagine poiché sia la donna sia il bambino erano cittadini ucraini.
L’attentato ha sconvolto Monaco, microstato generalmente considerato sicuro vicino a Nizza, nel sud della Francia, ritrovo abituale degli ultra-ricchi di tutto il mondo. Il principe Alberto II ha definito l’attacco «un crimine odioso».
Tatuaggio sul braccio destro
Le autorità non hanno confermato l’identità delle vittime, ma secondo diverse fonti l’attacco ha preso di mira Vadym Yermolaiev, 58 anni, facoltoso uomo d’affari originario dell’Ucraina e oggi cittadino cipriota, insieme alla sua compagna e al figlio di 13 anni.
Nel 2021, l’edizione ucraina della rivista Forbes ha stimato il suo patrimonio in 220 milioni di dollari (192 milioni di euro), classificandolo come il 45º uomo più ricco del Paese.
Lunedì sera una persona ha lasciato un pacco nell’androne di un edificio residenziale vicino al confine con la Francia. Poco dopo un ordigno è esploso nell’androne proprio mentre tre residenti, una coppia e un bambino, stavano entrando.
La sospettata, ripresa dalle telecamere di videosorveglianza con un cappello da pescatore nero, è stata inizialmente scambiata per un uomo.
Ma la revisione delle immagini di sorveglianza e la testimonianza di una persona che era entrata in contatto con la sospettata hanno spinto gli inquirenti a concentrarsi su una donna che avrebbe effettuato diversi sopralluoghi nei giorni precedenti l’esplosione, ha spiegato Raymond.
La sera dell’attentato si ritiene che abbia atteso seduta su una panchina, prima di collocare l’ordigno, estratto da una busta della spesa, all’ingresso dell’edificio.
Alle 20.58 lo avrebbe fatto esplodere a distanza, proprio mentre i tre rientravano dalla cena. La sospettata, con capelli scuri fino alle spalle, compariva in due fotografie diffuse dall’Interpol.
Nella nota si precisava che la donna aveva un tatuaggio sul braccio destro, «forse» raffigurante un serpente, e che parlava tedesco.