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Due ex agenti Aisi arrestati per spionaggio, avrebbero venduto informazioni a un diplomatico russo

The Russian Embassy in Rome, Wednesday, March 31, 2021
The Russian Embassy in Rome, Wednesday, March 31, 2021 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Cecilia Attanasio Ghezzi & Agenzie
Pubblicato il
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Secondo l’inchiesta della procura di Roma, condotta dai carabinieri del Ros in collaborazione con l'Aisi, avrebbero intrattenuto rapporti con un funzionario dell’ambasciata russa al quale avrebbero passato notizie riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro

Due ex funzionari appartenenti ai Servizi segreti, sono stati arrestati per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici.

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L'accusa è di aver svolto attività di spionaggio in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia.

Uno degli accusati acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio nel settore Cyber della Difesa, tutti indagati.

Secondo l’inchiesta della procura di Roma, condotta dai carabinieri del Ros, i due avrebbero intrattenuto rapporti con un funzionario dell’ambasciata russa nella capitale, al quale avrebbero passato notizie riservate riguardanti la sicurezza nazionale ricevendo in cambio somme di denaro.

Chi sono gli ex 007 arrestati a Roma con l'accusa di spionaggio per la Russia

I due indagati sono due ex funzionari dell'Aisi, l'Agenzia informazioni e sicurezza interna, attualmente in pensione.

Si tratta di Gavino Raoul Piras, 59 anni, in pensione da oltre dieci anni, con alle spalle - a quanto si legge - un lungo curriculum vitae.

Originario di Sassari e laureato in Scienze Politiche ed in Relazioni Internazionali, è l'autore della "Teoria sul Capitale Informativo", un modello di analisi strategica e di intelligence che concettualizza l'informazione come una vera e propria risorsa strategica da accumulare, gestire, proteggere e sfruttare.

Nella formazione di Piras, , figurano anche la scuola Nato di Oberammergau, in Germania, e specifiche esercitazioni internazionali all'estero della Nato note come Unified Blade.

Durante la sua attività in Italia ed all'estero, aveva approfondito studi sul modus operandi dello spionaggio ed il controspionaggio.

L'altro arrestato - entrambi avevano prestato servizio per l'Arma dei carabinieri - è Vincenzo di Pasquale, 59enne originario di Matera, anche lui un ex Aisi in pensione.

Chi sono gli altri indagati per spionaggio per conto della Russia

Oltre ai due arrestati, ci sono altri cinque indagati coinvolti nell'indagine coordinata dalla procuratrice aggiunta della procura militare di Roma Antonella Masala, dal pm militare Enrico Peluso e dalla sostituta procuratrice della procura di Roma Lucia Lotti.

I cinque (tra cui quattro militari) sono indagati, a vario titolo, per "procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato", "spionaggio politico o militare", "rivelazione di segreti di Stato", "rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione".

Ecco i nomi riportati dal Corriere della Sera:

  • Davide Piantanida, foggiano di 46 anni
  • Gianluca Nardella, foggiano di 47 anni
  • Giuseppe Tempesta, barese di 55 anni
  • Sergio Romeo, messinese di 57 anni
  • Antonio Guerra, barese di 69 anni

Perché il sindacato dei militari potrebbe costituirsi parte civile

Il Sindacato dei militari, nella persona del segretario generale e legale rappresentante Luca Marco Comellini, ha depositato formale istanza davanti alla Procura del Tribunale di Roma ed alla Procura Militare.

"I reati ipotizzati in questa indagine sono di una gravità eccezionale: essi hanno irrimediabilmente leso e messo in dubbio il ruolo di riferimento che l'istituzione militare ricopre in materia di sicurezza e coesione dello Stato.

Chi ha scelto di far prevalere interessi personali rispetto alla fedeltà alle istituzioni repubblicane e ai valori della divisa ha inflitto una ferita profonda all'intera categoria.

Il sindacato è intervenuto perché il suo interesse è concreto e attuale: "Vogliamo contribuire all'accertamento della verità e vigilare affinché siano individuate tutte le responsabilità".

"Non possiamo e non vogliamo restare spettatori silenziosi", è la posizione espressa, "di vicende che coinvolgono l'onore delle Forze Armate e la fiducia dei cittadini nelle nostre istituzioni".

L'organizzazione di rappresentanza dei militari si riserva di "costituirsi parte civile nel futuro processo, ove ne ricorrano i presupposti, al fine di ottenere il pieno risarcimento di tutti i danni subiti - morali, d'immagine e patrimoniali - derivanti dalle condotte illecite oggetto del procedimento penale.

Quando è perché sono state avviate le indagini

A quanto si apprende, era stata proprio l'Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna a far partire l'attività investigativa nel 2025, dopo aver scoperto che i russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano.

Il reparto investigativo dell'Arma dei Carabinieri aveva quindi avviato un'indagine di polizia giudiziaria, sviluppata da quel momento in sinergia con la stessa Aisi, anche a causa delle rilevanti implicazioni per la sicurezza nazionale connesse con l'accertato interesse russo ad ottenere informazioni sensibili in merito alla produzione industriale italiana nel settore della Difesa.

Durante le indagini sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche.

Gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo così personale operativo che lavorava su dossier particolarmente sensibili.

Tra le accuse contestate figurano anche i passaggi di denaro che sarebbero avvenuti tra il funzionario russo e i due dipendenti del ministero della Difesa.

Nel corso di una perquisizione ad una delle persone coinvolte, inoltre, sarebbero stati trovati ventimila euro in contanti.

Si tratterebbe dunque di un'operazione di controspionaggio da parte dell'intelligence che acclarerebbe quanto le attività clandestine degli apparati di intelligence russi costituiscano sempre più una minaccia concreta e attuale per l'Italia.

Il Copasir è a conoscenza dell'attività "malevola" russa

Il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, ha spiegato all'agenzia Adnkronos che "l'attività malevola russa, finalizzata ad ottenere informazioni che pregiudicano la nostra sicurezza nazionale, è nota al Comitato e seguita con il massimo impegno al fine di contrastarla da tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati (apparati di informazione e sicurezza, forze dell'ordine, magistratura) che credo sia doveroso ringraziare per l'attività a favore della sicurezza del Paese".

Il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) è un organo bicamerale del Parlamento italiano composto da 5 deputati e 5 senatori. La sua funzione principale è quella di vigilare sull'attività dei servizi segreti e dell'intelligence, assicurando che operino nel rispetto della Costituzione e a tutela degli interessi nazionali.

Perché il ministro della Difesa Guido Crosetto parla di guerra ibrida

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso su X il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dalla magistratura e dagli investigatori, ha assicurato che il suo ministero continuerà a collaborare con l'attività giudiziaria".

"É la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale", ha commentato il ministro, "oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante".

Qual è il precedente che ha coinvolto l'ufficiale di marina Walter Biot

La vicenda richiama inevitabilmente il precedente di Walter Biot, l’ufficiale della Marina arrestato il 30 marzo 2021 mentre consegnava documenti riservati a un ufficiale dell’ambasciata russa in cambio di denaro.

Anche in quel caso al centro dell’inchiesta c’era la sottrazione e la cessione di informazioni coperte da segreto, in uno dei più gravi casi di spionaggio emersi in Italia negli ultimi anni.

Nel maggio del 2026, la Cassazione ha confermato la sua condanna a vent'anni di carcere per spionaggio, rivelazione di notizie che per la sicurezza nazionale dovevano rimanere segrete e corruzione. La giustizia militare l'aveva già condannato a 29 anni e due mesi di carcere.

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