L’Ucraina sta sollecitando i partner della NATO a fornire ulteriori sistemi di difesa aerea dopo l’attacco russo del 2 luglio, in cui sono morte almeno 30 persone. In vista dell'incontro ad Ankara, Kiev invita gli alleati a non rinviare gli impegni già presi
L'Ucraina sta facendo pressione sugli alleati affinché prendano decisioni immediate sulla difesa aerea, in occasione del vertice della Nato della prossima settimana. Kiev avverte che i ritardi nella fornitura di intercettori Patriot stanno costando vite umane, mentre la Russia intensifica gli attacchi con missili balistici.
Il governo ucraino ha chiesto a quasi 40 Paesi partner di trasferire con urgenza sistemi missilistici Patriot dai propri stock già a partire da luglio, offrendo in cambio di ricostituire le scorte in un secondo momento attraverso le forniture già contrattualizzate per l’Ucraina.
L’iniziativa diplomatica, lanciata in vista del vertice al quale è attesa la partecipazione del presidente Volodymyr Zelensky, arriva dopo uno dei più gravi bombardamenti russi su Kiev degli ultimi mesi, avvenuto nella notte del 2 luglio e costato la vita ad almeno 30 persone.
Parlando davanti a un edificio residenziale colpito nel quartiere Darnytskyi della capitale, Zelensky ha sottolineato che i ritardi nelle consegne hanno avuto un costo umano significativo.
"Se i nostri partner avessero consegnato in tempo ciò che avevano promesso, avremmo potuto salvare più case e, francamente, più vite", ha dichiarato il presidente ucraino.
Il sistema Patriot di fabbricazione statunitense resta l'unica difesa efficace dell'Ucraina contro i missili balistici, ma secondo i funzionari le scorte di intercettori sono scese a livelli critici. Il ministero della Difesa ucraino afferma che, pur avendo già firmato contratti per la fornitura di centinaia di missili Patriot PAC-2 con il sostegno della Germania, le consegne non dovrebbero iniziare prima di alcuni anni.
Secondo persone informate sulle discussioni, i funzionari ucraini hanno comunicato agli alleati della Nato che durante gli ultimi attacchi era disponibile solo una manciata di intercettori per contrastare decine di missili in arrivo, in netto contrasto con i risultati ottenuti quando le scorte erano sufficienti per abbattere intere salve.
Kiev sostiene che questi massicci attacchi aerei dimostrano in modo evidente dove debbano essere indirizzati con urgenza i fondi per la difesa.
Prodotti negli Stati Uniti da Raytheon e Lockheed Martin, i sistemi Patriot sono stati ampiamente impiegati dagli alleati di Washington, in particolare nei Paesi del Golfo, oltre che dall’Ucraina.
Tuttavia, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran avrebbe contribuito a ridurre sensibilmente le scorte globali di intercettori Patriot: secondo alcune stime, i Paesi del Golfo ne avrebbero lanciati complessivamente oltre 1.100 negli ultimi mesi.
A complicare ulteriormente il quadro è la capacità produttiva limitata. Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, Lockheed Martin produce circa 600 intercettori all’anno, pari a circa 60–65 al mese.
Le autorità ucraine affermano invece che la Russia produce ogni mese circa 120 missili balistici, oltre ad altri sistemi d’arma, e ha progressivamente adattato le proprie tattiche per sfruttare le vulnerabilità della difesa aerea ucraina, arrivando in alcuni casi a lanciare fino a 30 missili balistici in una sola notte.
Le aspettative dell'Ucraina nei confronti della Nato
Il principale terreno di confronto per l'Ucraina ad Ankara dovrebbe essere la dichiarazione finale del vertice.
Fonti di Euronews informate sulla questione affermano che Kiev vuole che gli Stati membri europei della Nato approvino un impegno finanziario chiaramente definito per il sostegno militare, valido per almeno due anni. E che sia esplicitamente presentato come livello minimo, non come tetto massimo.
In secondo luogo, l'Ucraina vuole vedere passi concreti per rafforzare la difesa aerea, la questione più cruciale e più urgente alla luce dell'impiego di droni a reazione e di missili balistici da parte della Russia.
Ciò potrebbe includere donazioni immediate dalle scorte esistenti, acquisti finanziati di nuovi intercettori e un elemento su cui l'Ucraina insiste da tempo: decisioni su licenze e cooperazione industriale che inseriscano l'Ucraina nella futura architettura europea di difesa missilistica.
Nel loro recente vertice a Évian-les-Bains, in Francia, i leader del G7 hanno approvato una dichiarazione congiunta in cui si dicono "pronti a prendere in considerazione" il rilascio di licenze di produzione militare all'Ucraina.
Dopo aver lanciato con successo una campagna di attacchi a medio e lungo raggio contro obiettivi militari ed energetici russi in Crimea occupata e a Mosca, le aree più protette della Russia dal punto di vista della difesa aerea, l'Ucraina spera di proseguire il confronto sulle licenze in Turchia la prossima settimana.
Una fonte di Euronews ha detto che l'obiettivo ad Ankara è cambiare la percezione dell'Alleanza, "da beneficiaria di aiuti a fornitrice di sicurezza".
L'alto funzionario ha aggiunto che molti alleati riconoscono ormai in privato che l'Ucraina è diventata un contributore netto alla sicurezza euro-atlantica, sia indebolendo le forze convenzionali russe sia condividendo competenze sulla difesa da droni e missili dopo gli incidenti che hanno interessato il territorio della Nato.
Le recenti offerte di sostegno in materia di sicurezza avanzate dall'Ucraina ai Paesi del Golfo dopo gli attacchi iraniani, ha aggiunto la fonte, hanno rafforzato questa percezione.
Ora l'Ucraina chiede che la dichiarazione del vertice codifichi questo cambiamento, con un linguaggio esplicito che riconosca l'Ucraina come "contributore alla sicurezza".
Per i funzionari ucraini, quella formulazione va oltre il valore simbolico. Sostiene le argomentazioni a favore di un'integrazione più profonda nei meccanismi di pianificazione della difesa della Nato, dell'accesso a esercitazioni e programmi di formazione più sensibili e di un ruolo più stabile per l'Ucraina nella postura futura dell'Alleanza, anche senza che l'adesione piena sia sul tavolo.