Le bozze della Dichiarazione di Ankara visionate da Euronews affermano che tutti i 32 membri dell’Alleanza, Stati Uniti inclusi, restano pienamente impegnati nel principio della difesa collettiva sancito dal Trattato. Il documento deve essere ancora ratificato dai leader
Gli alleati Nato sono pronti a ribadire il loro impegno ferreo all’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico e ad affermare che la Russia rappresenta una “minaccia a lungo termine per la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche” nella dichiarazione finale del vertice Nato che si terrà la prossima settimana ad Ankara.
Una copia del documento visionata da Euronews afferma che “l’Iran non potrà mai avere un’arma nucleare” e prevede 70 miliardi di euro di sostegno aggiuntivo all’Ucraina, con “livelli almeno equivalenti” di aiuti anche nel 2027.
La dichiarazione è il testo finale già concordato del vertice, negoziato da tutti i 32 alleati, compresi gli Stati Uniti. Il documento è stato approvato a livello di ambasciatori, ma i leader dovranno convalidarlo al termine del vertice, l’8 luglio.
“La Dichiarazione di Ankara sarà pubblicata una volta che i leader alleati l’avranno approvata al vertice Nato di mercoledì”, ha dichiarato a Euronews un portavoce della Nato.
Particolarmente significativa è l**’apparente conferma da parte di Washington** di aderire alla difesa collettiva dell’intera alleanza. Il principio “un attacco contro uno è un attacco contro tutti” è alla base dell’esistenza della Nato e, in alcune occasioni, il presidente statunitense Donald Trump ha messo in dubbio che la sua amministrazione lo sostenga pienamente.
In passato Trump si è rifiutato di garantire che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti in aiuto dei Paesi europei che non pagavano la loro giusta quota per la sicurezza e la difesa.
Al vertice della prossima settimana, i membri europei della Nato cercheranno di convincere l’amministrazione Trump che il peso della responsabilità per la sicurezza del continente si è spostato lontano dalle forze armate statunitensi, con l’alleanza che sta entrando in una fase di “Nato 3.0”: un assetto di sicurezza trasformato, con l’Europa al timone della propria difesa.
Gli ultimi sei mesi sono però stati particolarmente turbolenti per la Nato e, sebbene i dati mostrino un forte aumento della spesa per la difesa da parte dell’Europa e del Canada, non vi è alcuna garanzia che Trump sia disposto a riconoscere con fair play gli sforzi dei suoi alleati.
Cos'ha detto Trump sull'articolo 5 della Nato
A gennaio, Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per “prendersi” la Groenlandia, territorio semi-autonomo della Danimarca, Paese alleato della Nato.
E giovedì sera ha ribadito il suo mantra secondo cui gli alleati della Nato avrebbero abbandonato gli Stati Uniti nella loro offensiva contro l’Iran, definendo “ridicolo” che Washington continui a mantenere una relazione “a senso unico” con la Nato. “Non c’erano per noi!!!” aveva scritto Trump sulla sua piattaforma online Truth Social.
Mentre gli alleati degli Stati Uniti sperano di voltare pagina nel breve periodo, il loro obiettivo principale è mettere al riparo nel lungo termine la difesa del continente attraverso i propri investimenti, dato che Washington ha già chiarito l’intenzione di ridurre il sostegno convenzionale alla sicurezza europea.
A maggio gli Stati Uniti hanno annunciato che ridurranno il pacchetto di risorse militari messo a disposizione della Nato anche in tempo di guerra: diversi bombardieri a lungo raggio, caccia, sottomarini e navi da guerra non saranno più disponibili per l’uso europeo in caso di conflitto.
“Agli alleati è stato detto che avremmo ridotto ciò che forniamo al modello di forza della Nato”, ha dichiarato ai giornalisti l’ambasciatore statunitense presso la Nato, Mathew Whittaker, in un briefing a Bruxelles mercoledì, aggiungendo che gli europei “non possono continuare a fare i passivi sulle spalle dei contribuenti americani”.
Secondo quanto apprende Euronews, il segretario generale della Nato Mark Rutte sottolineerà che Europa e Canada hanno aumentato la spesa di base per la difesa del 20% su base annua. Una fonte vicina al dossier ha riferito a Euronews che la cifra per il 2025 e il 2026 insieme ammonta a circa 258 miliardi di dollari (225 miliardi di euro) di investimenti aggiuntivi.
Rutte metterà inoltre in evidenza che, dalla prima amministrazione Trump, gli alleati hanno speso mille miliardi di dollari (870 miliardi di euro) in difesa. Ribattezzando questa somma “il trilione di Trump”, sosterrà che questi investimenti storici devono ora tradursi in capacità effettivamente pronte al combattimento “attraverso la cooperazione transatlantica”.
Rutte insisterà anche sul fatto che sono necessari più soldati per mantenere le promesse della Nato 3.0 e che l’industria europea della difesa deve continuare a spingere per ampliarsi e aumentare le proprie capacità produttive.