L'Italia scivola all'ultimo posto tra i grandi mercati europei per auto elettriche. Incentivi assenti, costi di ricarica elevati e infrastrutture carenti frenano la transizione
La transizione verso l'auto elettrica continua a rallentare in Italia. I numeri più recenti fotografano un mercato che fatica a decollare e che si allontana sempre di più dai principali partner europei. Mentre Bruxelles conferma la propria strategia di progressivo superamento dei motori endotermici, il nostro Paese resta in fondo alla classifica continentale per diffusione delle vetture a batteria e ibride plug-in.
Secondo i dati elaborati da UNRAE, a maggio le auto ricaricabili hanno raggiunto una quota di mercato complessiva del 12,8%, suddivisa tra il 6,2% di veicoli elettrici puri e il 6,6% di plug-in hybrid.
Un risultato che colloca l'Italia all'ultimo posto tra i principali mercati europei e molto distante dalla media registrata negli altri Paesi del continente, pari al 31,2%.
Perché la transizione elettrica non decolla
Dietro il rallentamento non c'è una sola causa, ma una combinazione di fattori che continua a frenare la domanda. Il primo elemento riguarda il sostegno pubblico. Con la fine degli incentivi destinati ai privati, l'Italia è rimasta l'unico grande mercato europeo privo di un sistema strutturale di agevolazioni all'acquisto delle auto elettriche.
L'assenza di bonus ha avuto un impatto diretto sulle decisioni dei consumatori, soprattutto in una fase in cui il prezzo d'acquisto delle vetture elettriche resta mediamente superiore rispetto alle equivalenti con motore tradizionale. A questo si aggiunge il fenomeno dell'effetto attesa generato negli anni precedenti dai programmi di incentivazione, che spesso hanno concentrato le immatricolazioni in periodi limitati senza creare una crescita stabile del mercato.
Costi di ricarica elevati e infrastrutture ancora insufficienti
Un altro ostacolo riguarda il sistema di ricarica. Nonostante il numero delle colonnine sia cresciuto negli ultimi anni, la rete continua a mostrare limiti significativi. L'Italia dispone di 15,5 punti di ricarica ogni 100 chilometri di rete stradale, un dato inferiore alla media europea di 22,1 punti e sufficiente soltanto per il sedicesimo posto nella graduatoria continentale.
Il problema non è soltanto quantitativo. Le infrastrutture ad alta potenza, indispensabili per ridurre i tempi di sosta durante i lunghi viaggi, rappresentano poco più di un quinto del totale. Ciò significa che molti automobilisti continuano a percepire l'auto elettrica come una soluzione poco pratica per gli spostamenti extraurbani.
A pesare è anche il costo dell'energia per la ricarica pubblica, che in Italia risulta tra i più elevati d'Europa. Una situazione che riduce ulteriormente la convenienza economica del passaggio all'elettrico e alimenta le resistenze di famiglie e imprese.
L'Europa accelera, l'Italia resta indietro
Mentre il mercato italiano rallenta, il contesto internazionale si muove a velocità ben diverse. In particolare l'Asia continua a guidare la crescita globale della mobilità elettrica, rafforzando il ruolo dei costruttori orientali e aumentando la pressione competitiva sui produttori europei.
Anche l'Unione Europea prosegue nel percorso di decarbonizzazione del settore automobilistico, pur tra dibattiti e revisioni normative. Il rischio, però, è che l'Italia si presenti ai prossimi appuntamenti con un ritardo sempre più difficile da recuperare, sia sul fronte della domanda sia su quello delle infrastrutture.
Le possibili leve per rilanciare il mercato
Per gli operatori del settore, una delle strade percorribili passa dal sostegno alle flotte aziendali. Le recenti margini di flessibilità concessi a livello europeo potrebbero infatti liberare risorse da destinare a misure fiscali in grado di favorire il rinnovo del parco auto delle imprese e accelerare l'introduzione di veicoli a basse emissioni.
Resta però il nodo principale: senza una strategia stabile che affronti contemporaneamente costo d'acquisto, rete di ricarica e prezzo dell'energia, la transizione elettrica rischia di continuare a procedere a rilento. E i numeri di maggio confermano che, almeno per ora, l'Italia è ancora lontana dagli standard europei.