Una fonte diplomatica marocchina ha fatto sapere che Rabat è pronta a riaccogliere i minori marocchini non accompagnati che si trovano in Spagna, a condizione che siano rimossi gli ostacoli giudiziari e amministrativi che, sostiene, ne frenano il rientro
Una fonte diplomatica marocchina ha affermato questo giovedì, in dichiarazioni confermate a RTVE, che il Paese è disposto a riaccogliere tutti i minori marocchini non accompagnati presenti in Spagna se le autorità spagnole elimineranno gli ostacoli giudiziari e amministrativi che, a suo avviso, impediscono questo rientro.
Secondo questa fonte, esistono istruzioni del re Mohamed VI per lavorare a favore del ritorno in Marocco di questi minori non accompagnati (MNA), un impegno che non è nuovo e che era già stato sancito in un comunicato congiunto dei ministeri dell'Interno di entrambi i Paesi nel giugno 2021.
L'identificazione dei minori non accompagnati non rappresenta un ostacolo al loro rientro. Il problema, ha sottolineato, sono le misure amministrative e, in alcuni casi, giudiziarie in vigore in Spagna, che garantiscono ai minori un trattamento specifico e rendono più difficile che possano beneficiare di questa cooperazione.
Rabat ha inoltre smentito che una parte dei media e degli attori politici spagnoli interpreti la situazione come un inadempimento da parte del Marocco e ha criticato l'uso di questa questione a fini politici. Ha anche puntato il dito contro alcune ONG, alle quali attribuisce una posizione che favorirebbe la permanenza dei giovani nei centri di accoglienza spagnoli.
Già nel 2024, il ministro degli Affari esteri marocchino, Naser Burita, aveva ribadito la disponibilità di Rabat ad accogliere i propri minori non accompagnati nei Paesi dell'Unione europea, indicando allora le lacune delle legislazioni e delle procedure europee come uno dei principali ostacoli, un vuoto che, ha avvertito, potrebbe favorire le reti di traffico di esseri umani.
La situazione a Ceuta
È trascorsa una settimana dall'ingresso massiccio di migranti attraverso la frontiera di El Tarajal verso Ceuta e nelle strade della città ci sono ancora migliaia di persone, molte delle quali minori non accompagnati e non identificati, concentrati soprattutto nei quartieri della periferia.
Il governo di Ceuta stima che circa 1.100 minori siano arrivati irregolarmente durante la crisi, mentre il governo centrale assicura che la Polizia nazionale ha già identificato 528 ragazzi e ragazze che sono a disposizione dell'amministrazione autonoma per la loro tutela e accoglienza. Per la loro condizione di minori non accompagnati, non possono essere rimandati in Marocco e devono rimanere sotto la tutela della comunità che li accoglie.
Organizzazioni che lavorano sul terreno, come l'Associazione di vicini di El Príncipe, redigono censimenti improvvisati e hanno dichiarato a RTVE di aver raccolto in un solo giorno i dati di 2.672 migranti minorenni, con centinaia di loro ancora non controllati. Questo arrivo di bambini e adolescenti è avvenuto nel quadro dell'ingresso massiccio e irregolare di 72.000 migranti nella città autonoma, che ha causato oltre 80 morti.
Il dibattito politico sulla ripartizione
La crisi migratoria ha dato luogo anche a uno scontro politico sulla ripartizione dei minori migranti tra le comunità autonome, un meccanismo definito solidale e vincolante dal Decreto Regio sulla contingenza migratoria, approvato dopo la riforma della legge sugli stranieri (Ley de Extranjería) promossa dal governo di Pedro Sánchez, che fissa un rapporto di 32,6 posti ogni 100.000 abitanti.
Dopo un iniziale rifiuto di accogliere minori nei territori che governa, soprattutto in quelli in cui condivide la gestione con Vox, il Partido Popular si è infine aperto a una ripartizione che ha definito giusta, ben finanziata e pianificata. I rappresentanti di Vox in diverse comunità hanno invece avvertito che si opporranno con tutti i mezzi giuridici a loro disposizione.
Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha descritto mercoledì la situazione della città come caotica e insostenibile e ha chiesto soccorso, aiuto e solidarietà al resto della Spagna, appellandosi al senso dello Stato e alla lealtà istituzionale.
Vivas stima in circa 1.100 i minori migranti accolti, il che significa superare del 2.600% la capacità di accoglienza della città. Il dirigente ha sostenuto la riforma della legge sugli stranieri per redistribuire questi minori in modo vincolante e solidale tra le altre comunità autonome e ha assicurato che Ceuta non solo sostiene questa misura, ma la sta già applicando e continuerà a farlo.