Con questo contratto, stimato intorno ai 4 miliardi di euro, la Svezia triplicherà le sue capacità di difesa aerea. È uno dei maggiori investimenti nella difesa svedese dagli anni Ottanta
La Francia ha ottenuto un importante successo nel settore della difesa. Il governo della Svezia ha infatti scelto il gruppo francese Naval Group per la fornitura di quattro nuove fregate, nell’ambito di un vasto piano di riarmo avviato dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’ingresso di Stoccolma nella NATO nel 2024.
Si tratta di uno dei più grandi investimenti militari svedesi degli ultimi decenni. Il primo ministro Ulf Kristersson ha definito l’operazione “una delle maggiori acquisizioni di difesa dalla creazione del caccia Gripen negli anni ’80”, sottolineando come la decisione rafforzerà in modo significativo la sicurezza nel Mar Baltico.
Secondo il ministro della Difesa Pål Jonson, il valore medio di ciascuna nave sarà di circa 10 miliardi di corone svedesi, pari a circa 910 milioni di euro, per un totale stimato di oltre 3,6 miliardi di euro. Le consegne sono previste a partire dal 2030, con una fregata all’anno nei tre anni successivi.
Una scelta strategica per Stoccolma
Il contratto rappresenta un importante successo per Naval Group, che ha superato la concorrenza di gruppi internazionali come il britannico Babcock, lo spagnolo Navantia e lo svedese Saab.
Le fregate selezionate sono le FDI (Frégates de Défense et d’Intervention), già in produzione e considerate un sistema collaudato. Secondo il governo svedese, tra i criteri decisivi figurano la rapidità di consegna e la possibilità di condividere costi e sviluppi con altri Paesi, in particolare la Grecia.
Nel corso delle trattative, la Svezia ha inoltre chiesto l’integrazione di sistemi nazionali, tra cui i missili antinave prodotti da Saab e i cannoni di BAE Systems (Bofors).
Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito l’accordo “una decisione strategica” che riflette la crescente cooperazione tra Parigi e Stoccolma in materia di difesa..
Riarmo dopo la fine della neutralità
Dopo la Guerra fredda, la Svezia aveva progressivamente ridotto la spesa militare, concentrandosi soprattutto sulle missioni internazionali di peacekeeping. La strategia è cambiata dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e ha subito un’ulteriore accelerazione con la guerra in Ucraina.
Questo processo ha portato la Svezia ad abbandonare la storica neutralità e a entrare nella NATO nel 2024, avviando un piano di rafforzamento delle proprie capacità militari.
Le spese per la difesa dovrebbero raggiungere il 3,5% del PIL entro il 2030, rispetto al 2,8% previsto per l’anno in corso.