L’Europa aumenta da anni la spesa per la difesa, ma i dati raccontano una realtà più scomoda. La Russia destina quasi il 10 per cento del Pil alle spese militari, mentre l’Ue resta frammentata: 27 eserciti, nessun comando unificato, armamenti sparsi e senza una dottrina comune
Il confronto tra la spesa militare della Cremlino e quella dell’Unione Europea sta riaccendendo il dibattito sulla reale capacità di difesa del continente europeo.
Nel 2024, Mosca ha approvato un budget per la difesa pari a 13,1 trilioni di rubli, circa 146 miliardi di dollari al tasso di cambio ufficiale. Una cifra che, a prima vista, appare inferiore ai 343,2 miliardi di euro spesi complessivamente dai 27 Stati membri dell’Ue secondo l’Agenzia Europea per la Difesa. Tuttavia, il confronto diretto tra valute non racconta l’intera storia.
Secondo l’Iiss, quando si applica la parità di potere d’acquisto, la spesa militare russa raggiunge circa 462 miliardi di dollari, superando per la prima volta da decenni la somma combinata di Ue e Regno Unito, stimata in 457 miliardi. Un dato che ha sorpreso relativamente poco gli analisti, ma che conferma una tendenza strutturale di lungo periodo.
Il commissario europeo per la Difesa Andrius Kubilius ha sottolineato come la Russia mantenga ancora un vantaggio militare complessivo rispetto all’Europa, e che il recupero richiederà anni di investimenti e coordinamento politico.
Anche le stime dell’intelligence tedesca, attraverso il Bnd indicano una spesa reale russa ancora più elevata, fino a 250 miliardi di euro nel 2025, pari a circa il 10 per cento del Pil. Un livello di sforzo economico che non ha equivalenti nel continente europeo.
Sul piano industriale, la Russia ha aumentato drasticamente la produzione di armamenti: +220 per cento per i carri armati e +150 per cento per i veicoli blindati nel 2024. Un’accelerazione legata direttamente all’economia di guerra attivata dopo l’invasione dell’Ucraina.
Uomini e mezzi: quantità contro esperienza
In termini di personale, l’Europa nel suo complesso dispone di circa 1,97 milioni di soldati attivi, contro 1,13 milioni della Russia, secondo l’Iiss. Tuttavia, la differenza sostanziale non è numerica, ma operativa.
Le forze russe hanno maturato oltre tre anni di esperienza in un conflitto convenzionale su larga scala in Ucraina, sviluppando capacità avanzate in guerra elettronica, artiglieria e operazioni combinate. Un vantaggio esperienziale difficilmente replicabile in tempi brevi.
Sul fronte dei mezzi, Mosca mantiene circa 3.460 carri armati operativi e una flotta aerea di circa 4.300 velivoli militari, mentre l’Europa soffre una forte frammentazione di sistemi e modelli tra i diversi Stati membri.
L’Unione Europea utilizza infatti 178 sistemi d’arma diversi, contro i 30 degli Stati Uniti, un fattore che riduce interoperabilità ed efficienza logistica.
Il nodo nucleare
Il divario più evidente riguarda però le armi nucleari. La Russia possiede circa 5.459 testate, mentre Francia e Regno Unito arrivano complessivamente a circa 515. Una sproporzione che continua a definire gli equilibri strategici del continente.
Secondo analisi della Rand Corporation, la deterrenza europea resta comunque significativa, ma dipende fortemente dalla coesione politica e dalla credibilità della risposta congiunta.
Nel 2025, Francia e Regno Unito hanno rafforzato la cooperazione nucleare con la “Dichiarazione di Northwood”, mentre la Germania ha sollevato l’ipotesi di un’estensione della condivisione nucleare europea.
Il problema: l’Ue senza un esercito comune né una dottrina condivisa
Al di là delle cifre specifiche, il confronto tra l'Ue e la Russia è ostacolato da un fatto fondamentale: l'Unione Europea non ha un esercito. Ha 27 eserciti nazionali con bilanci, dottrine e armamenti diversi, senza un comando operativo unificato o un'unica catena decisionale. La Russia entra in ogni ipotetico confronto con una struttura centralizzata, forze con una recente esperienza di combattimento e un'economia interamente orientata alla produzione bellica.
Secondo l'Istituto di Kiel, per compensare le inefficienze derivanti da tale frammentazione in caso di attacco diretto della Russia, l 'Europa dovrebbe far affluire almeno 300.000 truppe aggiuntive e mantenere per anni una spesa sostenuta ben superiore al due per cento del Pil.
La risposta politica è arrivata, anche se in ritardo. Nel 2025, la spesa complessiva in Europa ha raggiunto i 739 miliardi di euro, il 14 per cento in più rispetto all'anno precedente e il più alto tasso di crescita dalla fine della Guerra Fredda. La Commissione europea ha proposto il piano Rearm Europe, in base al quale gli Stati membri potrebbero mobilitare fino a 800 miliardi di euro per finanziare un massiccio aumento della spesa per la difesa.
Ma il denaro risolve solo una parte del problema. Il rapporto dell'Istituto francese di relazioni internazionali (Ifri), pubblicato nel novembre 2025, conclude che l'Europa ha il potenziale economico, militare e tecnologico per affrontare la Russia entro il 2030, a condizione che dimostri la volontà politica di farlo. Quest'ultima condizione è proprio la più difficile da garantire.