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Peruviani ingannati per andare in guerra in Ucraina: cosa si sa dello schema di reclutamento internazionale

Ucraini residenti in Perù protestano contro l'invasione russa dell'Ucraina davanti all'ambasciata russa a Lima, Perù, 25 febbraio 2022. (Foto AP/M
Ucraini residenti in Perù protestano contro l'invasione russa dell'Ucraina davanti all'ambasciata russa a Lima, Perù, 25 febbraio 2022. (Foto AP/M Diritti d'autore  Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved
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Di Анка Кир
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Le autorità classificano questo fenomeno come "traffico di esseri umani" e le famiglie degli scomparsi chiedono il ritorno dei loro parenti

Il Perù è al centro di un caso internazionale di grande risonanza dopo le denunce di decine di famiglie che sostengono che i propri parenti siano stati ingannati con promesse di lavoro ben pagato in Russia e successivamente costretti a partecipare al conflitto contro l’Ucraina. Le autorità peruviane hanno avviato un’indagine su larga scala, ipotizzando i reati di traffico di esseri umani e coercizione a partecipare a operazioni militari.

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L’indagine delle autorità peruviane

Il 1° maggio 2026 la Procura del Perù ha annunciato l’apertura di un’indagine preliminare sul caso, chiedendo informazioni al Ministero degli Esteri e al Servizio Migrazioni. È stato inoltre istituito un gruppo di lavoro interistituzionale per coordinare le attività investigative.

Il ministero degli Esteri peruviano ha richiesto chiarimenti all’ambasciata russa sulle condizioni dei cittadini coinvolti. Mosca ha confermato che i cittadini peruviani avrebbero firmato contratti per il servizio militare, sostenendo però che si sia trattato di adesioni volontarie. Lima, tuttavia, ha ribadito che il servizio in eserciti stranieri senza autorizzazione statale è illegale.

Nel frattempo, le famiglie dei dispersi e dei morti stanno protestando (fonte in russo) davanti al ministero degli Esteri e all'ambasciata russa a Lima, chiedendo il ritorno dei loro parenti.

Il meccanismo del presunto reclutamento

Secondo le prime ricostruzioni della Procura specializzata per la tratta di esseri umani, il reclutamento avveniva tramite annunci di lavoro online per mansioni civili come guardie di sicurezza, autisti, cuochi o ingegneri, con stipendi promessi tra i 2.000 e i 3.000 dollari mensili.

Gli intermediari operavano principalmente attraverso social network e app di messaggistica, presentandosi come agenti del lavoro e promettendo procedure rapide e legali. In molti casi veniva anche offerto il pagamento del viaggio verso la Russia, rafforzando l’illusione di un impiego regolare.

Una volta arrivati in Russia, diversi cittadini avrebbero raccontato di aver subito il sequestro dei passaporti con la scusa della registrazione. Successivamente, secondo le testimonianze raccolte, sarebbero stati costretti a firmare documenti in lingua russa che si sarebbero rivelati contratti con il ministero della Difesa. Dopo un breve addestramento militare, sarebbero stati inviati al fronte in Ucraina.

Numeri e testimonianze

Secondo l’avvocato Percy Salinas, che rappresenta alcune famiglie delle vittime, circa 600 peruviani potrebbero essere partiti per la Russia dall’ottobre 2025. Almeno 13 sarebbero morti, mentre altre stime circolate nei media indicano numeri variabili in base alle diverse fasi dell’indagine.

Le testimonianze raccolte parlano di un sistema organizzato, con intermediari che promettevano lavoro e sicurezza, ma che avrebbe portato invece all’arruolamento forzato.

I primi rimpatri

Negli ultimi giorni il governo peruviano ha avviato operazioni di rimpatrio. Secondo le autorità, 18 cittadini sono già rientrati dopo essersi rivolti all’ambasciata per chiedere aiuto. Altri rientri sono stati programmati nei giorni successivi, mentre alcune persone risultano ancora sotto protezione consolare in attesa del rientro.

Il ministero degli Esteri ha dichiarato di continuare a fornire assistenza e protezione ai cittadini coinvolti, coordinando il loro ritorno in sicurezza.

Il caso peruviano si inserisce in un contesto internazionale più ampio. Secondo diverse fonti di intelligence, la Russia avrebbe ampliato il reclutamento di combattenti stranieri, soprattutto da Paesi economicamente vulnerabili, offrendo salari elevati e benefici come la cittadinanza.

Fenomeni simili sono stati segnalati anche in Africa e Asia, con centinaia di cittadini stranieri coinvolti nel conflitto ucraino. Le autorità ucraine stimano decine di migliaia di combattenti stranieri schierati con la Russia, provenienti da oltre 130 Paesi.

Per il Perù, il caso rappresenta una grave emergenza diplomatica e di sicurezza dei cittadini all’estero. Le autorità continuano le indagini per accertare l’esistenza di reti di reclutamento illegale e per chiarire il destino dei connazionali coinvolti.

Il governo ha inoltre lanciato un appello alla popolazione a diffidare di offerte di lavoro all’estero poco trasparenti, mentre proseguono gli sforzi per il rimpatrio delle persone ancora bloccate.

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