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Elezioni in Danimarca, maggioranza scarna per Frederiksen, decisivo ora il ruolo dei Moderati

Persone votano in un seggio elettorale presso il municipio di Copenaghen, in Danimarca, martedì 24 marzo 2026, durante le elezioni generali.
Persone votano in un seggio elettorale presso il municipio di Copenaghen, in Danimarca, martedì 24 marzo 2026, durante le elezioni generali. Diritti d'autore  AP Photo/Sergei Grits
Diritti d'autore AP Photo/Sergei Grits
Di Emma De Ruiter
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La premier uscente Mette Frederiksen e i suoi alleati hanno registrato risultati peggiori da anni. Le elezioni non hanno prodotto una maggioranza assoluta, sarà ora decisivo il ruolo dei Moderati che potrebbero spostare gli equilibri in Parlamento

Le elezioni danesi di martedì si sono concluse con un risultato a dir poco caotico e che non ha prodotto una maggioranza assoluta. Il futuro del Paese è si apre all'incertezza lasciando ai Moderati il potere di spostare gli equilibri al Folketing, il Parlamento danese.

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La premier uscente Mette Frederiksen si è detta "pronta ad assumere" nuovamente l'incarico al termine delle elezioni legislative che hanno visto il blocco di sinistra in testa, pur senza ottenere la maggioranza assoluta.

l partito socialdemocratico guidato Frederiksen si conferma primo con il 21,9 per cento delle preferenze. È un drastico calo dal 27,5 per cento delle scorse elezioni .

In totale il blocco di sinistra ottiene 84 seggi sui 179 totali, al di sotto dei 90 necessari per la maggioranza assoluta. I partiti di destra ed estrema destra si fermano invece a 77 seggi.

Tale scenario regala ai Moderati guidati dal ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussenil delicato ruolo di ago della bilancia, con il 7,7 per cento di voti e 14 seggi.

Rasmussen ha invitato i rivali di destra e di sinistra a fare un passo indietro rispetto ad alcune delle posizioni assunte durante la campagna elettorale e a "unirsi a noi".

"Sono sempre pronta ad assumermi le responsabilità di Prima ministra della Danimarca per i prossimi quattro anni", ha dichiarato Frederiksen, nonostante il suo partito abbia registrato i peggiori risultati dal 1903.

"Ci aspettavamo un calo, perché è normale quando ci si candida per la terza volta - ha ammesso Frederiksen, alla guida del governo dal 2019 - Certamente mi rammarica il fatto di non aver ottenuto più voti".

La Danimarca "è un piccolo Paese di 6 milioni di abitanti in un mondo di 8 miliardi, che sta vivendo un periodo di sconvolgimenti: c’è la guerra in Iran e c’è la guerra in Ucraina", ha affermato Rasmussen.

"Siamo un’unica tribù. Dobbiamo restare uniti. Non dobbiamo essere divisi", ha aggiunto.

Ma il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen, il principale sfidante di centro-destra di Frederiksen, ha chiarito che lui e il suo partito liberale non intendono entrare nuovamente nel governo con i socialdemocratici.

La premier danese ha convocato elezioni anticipate

Gli elettori sono andati alle urne martedì per un'elezione parlamentare anticipata indetta dalla premier Mette Frederiksen, che puntava a ottenere un terzo mandato in un contesto segnato dalla crisi legata alle pressioni del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia.

Al potere dal 2019, la leader socialdemocratica è stata apprezzata per la gestione della crisi internazionale e per avere respinto le richieste di Washington di annettere la Groenlandia, territorio strategico che gli Stati Uniti considerano rilevante per la sicurezza nazionale.

Tuttavia, durante il secondo mandato, il suo consenso è calato a causa dell’aumento del costo della vita, tema centrale della campagna insieme a pensioni e possibile introduzione di una tassa patrimoniale.

La 48enne è inoltre nota per il forte sostegno all'Ucraina contro l'invasione russa e per una linea rigida sull’immigrazione. Proprio su questo fronte, nel tentativo di contenere la pressione della destra e alla luce di possibili nuovi flussi legati alla guerra in Iran, ha proposto misure più restrittive, tra cui un "freno d’emergenza" all’asilo e controlli più severi sui criminali senza residenza legale. Il governo ha anche avanzato un piano per espellere gli stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi.

Tra gli sfidanti principali figurano il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen del partito liberale Venstre, parte dell’attuale esecutivo, e Alex Vanopslagh, 34 anni, che propone meno tasse, meno burocrazia e l’apertura all’energia nucleare. Più a destra, il Partito popolare danese punta a recuperare terreno dopo il risultato deludente del 2022.

Nonostante il peso della questione groenlandese negli ultimi mesi, il tema ha avuto un ruolo marginale nella campagna elettorale, dove prevale un ampio consenso sulla sua collocazione nel Regno. Il dibattito si è concentrato invece su questioni interne come inflazione, welfare e inquinamento da nitrati nelle acque agricole.

Sembra chiaro ora che l'uscente governo tripartito guidato da Frederiksen, il primo da decenni a unire forze di schieramenti opposti, non sarà replicato.

Risorse addizionali per questo articolo • AP, AFP

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