Le autorità italiane hanno sequestrato una nave che trasportava materiale ferroso nel porto di Brindisi, perché sospettata di aver violato le sanzioni imposte dall'Ue contro la Russia. Indagati anche membri dell'equipaggio
Le autorità italiane hanno sequestrato una una nave battente bandiera oceanica e del suo carico di 33.000 tonnellate di materiale ferroso nel porto di Brindisi, in Puglia, perché sospettata di aver infranto le regole sulle sanzioni imposte dall'Unione europea contro la Russia. L'operazione è stata svolta dalla Guardia di Finanza e dall'Agenzia delle Dogane.
L'imbarcazione, proveniente dalle acque territoriali russe del Mar Nero, è finita nel mirino delle autorità italiane per la violazione del Regolamento UE 833-2014, che impone severi divieti sull'importazione di merci e sulle operazioni commerciali con porti strategici della Federazione russa. Il provvedimento, già convalidato dal giudice per le indagini preliminari e confermato dal Tribunale del Riesame, si inserisce nel quadro dei pacchetti sanzionatori adottati da Bruxelles in risposta al perdurante conflitto russo-ucraino.
Manomessi i sistemi di bordo e le rotte
Al centro dell'inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, emergono pesanti accuse di manomissione dei sistemi di bordo, volte a occultare la reale rotta del mercante. Gli investigatori del Reparto Aeronavale hanno infatti accertato che l'equipaggio avrebbe disattivato deliberatamente il sistema AIS, il transponder GPS fondamentale per l'identificazione e la localizzazione in tempo reale, proprio in prossimità del porto russo di Novorossijsk. Questa manovra, tipica delle cosiddette "navi ombra" che cercano di eludere i monitoraggi internazionali, sarebbe stata finalizzata a rendere l'imbarcazione invisibile ai radar durante le operazioni di carico, sottraendola così alla geolocalizzazione ufficiale delle autorità competenti.
Le discrepanze non si sono limitate ai segnali elettronici, ma hanno riguardato anche una sistematica falsificazione della documentazione di bordo. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti fornite dal comandante all'arrivo in Italia, l'analisi tecnica dei dati estratti dal sistema ECDIS, il giornale di navigazione elettronico obbligatorio, ha smentito categoricamente la versione ufficiale.
I rilievi hanno confermato che la nave ha sostato e operato nel porto di Novorossijsk tra il 13 e il 16 novembre 2025, un'area espressamente sottoposta a restrizioni europee. Il confronto incrociato con le banche dati del Lloyd’s Global Maritime ha permesso di ricostruire con precisione millimetrica ogni spostamento, smascherando i tentativi di alterare i luoghi di sosta e le operazioni di carico effettivamente svolte.
Indagati membri dell'equipaggio
L'intera vicenda ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati dell'importatore, dell'armatore e di alcuni membri dell'equipaggio, accusati in concorso di aver eluso le misure restrittive dell'Unione Europea. Le autorità sottolineano come il tentativo di ostacolare i controlli attraverso lo spegnimento dei dispositivi di tracciamento e il ricorso a documenti mendaci rappresenti una sfida diretta all'efficacia del regime sanzionatorio comunitario. Mentre la nave e il suo prezioso carico ferroso restano sotto sigilli, le indagini proseguono per stabilire la profondità della rete logistica che ha permesso questo tentativo di infiltrazione commerciale, ferma restando la presunzione di innocenza per tutte le parti coinvolte fino alla chiusura dell'accertamento giudiziario.