Ursula von der Leyen annuncia ricandidatura a presidente della Commissione europea

Ursula von der Leyen è la prima donna a presiedere la Commissione europea.
Ursula von der Leyen è la prima donna a presiedere la Commissione europea. Diritti d'autore European Union, 2024.
Diritti d'autore European Union, 2024.
Di Vincenzo Genovese
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato la sua volontà di rimanere in carica per un secondo mandato

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L'annuncio è arrivato nel corso di una riunione dell'Unione cristiano-democratica di Germania (Cdu) a Berlino, il partito di cui fa parte von der Leyen. La nomina come candidata capolista ("Spitzenkandidat") della sua famiglia politica, il Partito popolare europeo, sarà confermata all'inizio di marzo durante il congresso annuale del Ppe a Bucraest. 

L'attuale presidente ha poi risposto a varie domande nella conferenza stampa successiva all'incontro, spiegando che questa è una decisione molto più "cosciente e ponderata" rispetto a quella presa d'istinto di accettare l'incarico nel 2019. 

"Il mondo di oggi è completamente diverso. Ne abbiamo passate tante, e credo che abbiamo ottenuto più di quanto si sarebbe mai potuto immaginare", ha detto ricordando alcuni momenti della sua presidenza.

"Gli ultimi cinque anni sono stati tanto difficili quanto straordinari"
Usrula von der Leyen
Presidente della Commissione europea

Strada in discesa per von der Leyen

Von der Leyen è la principale favorita per il ruolo di presidente della prossma Commissione, dato che secondo le proiezioni elettorali il Ppe sarà il gruppo politico più numeroso del prossimo Parlamento europeo.

Se così fosse, comunque, la sua nomina non è scontata. Secondo le regole sancite dal Trattato di Lisbona, il potere di nominare il presidente della Commissione spetta al Consiglio europeo, cioè all’organo che riunisce i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri. La decisione può essere presa “a maggioranza qualificata”, cioè con il parere favorevole di 15 Stati su 27, purché rappresentino almeno il 65% della popolazione complessiva: ma i leader nazionali tendono di solito a scegliere una figura che non scontenti nessuno.

Il Parlamento europeo può solo confermare o meno questa scelta, con un voto a maggioranza assoluta. Nel 2019, von der Leyen ottenne 383 voti a favore, poco più dei 374 necessari.

In generale, von der Leyen sembra godere di stima e apprezzamento presso la maggior parte dei governi dei Paesi europei, e all'orizzonte non appaiono altri candidati con le stesse credenziali. Nel corso del suo primo mandato, la presidente ha stretto legami politici con la maggior parte dei capi di Stato e di governo, alcuni dei quali, come il finlandese Petteri Orpo e lo svedese Ulf Kristersson, hanno già dichiarato che sosterrebbero volentieri la sua candidatura.

Von der Leyen ha sviluppato un buon rapporto di collaborazione anche con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e con il socialista Pedro Sánchez, anch'egli intenzionato a sostenere von der Leyen in un secondo mandato. Al momento, l'unico primo ministro che potrebbe opporsi alla candidatura sembra essere l'ungherese Viktor Orbán, il cui Paese è sotto attento esame della Commissione per la violazione dei diritti democratici.

Gli Spitzenkandidat degli altri gruppi, il commissario europeo al Lavoro Nicolas Schmit per i Socialisti e democratici e gli eurodeputati Terry Reintke e Bas Eickhout per i Verdi non sembrano in grado di contendere la carica.

Nata nel 1958, von der Leyen è figlia di uno dei primi funzionari pubblici europei e ha vissuto a Bruxelles fino all'età di 13 anni, quando si è trasferita in Bassa Sassonia. Ha studiato medicina e si è unita alla Cdu nel 1990, diventando ministra in tutti i governi della cancelliera tedesca Angela Merkel. Il suo ultimo ruolo a livello nazionale è stato al ministero della Difesa, prima della nomina a presidente della Commissione europea nel 2019.

Un mandato complicato

Tra le sfide più importanti affrontate da von der Leyen alla presidenza della Commissione europea ci sono state la pandemia da Covid19, l'invasione russa dell'Ucraina e la crisi energetica conseguente che ha colpito l'Europa. Il suo piglio deciso le è valso il titolo di donna più potente del 2022 e del 2023 da parte della rivista Forbes, ma non l'ha esentata da critiche.

Negli ultimi mesi, in particolare, le sue politiche ambientali contenute nell'ambizioso piano Green Deal sono state contestate dalla sua stessa famiglia politica, che vorrebbe una transizione ecologica più graduale per alleviare la pressione su industria e agricoltura. Le proteste degli agricoltori scoppiate in diversi Paesi europei hanno ulteriormente rafforzato la posizione del Ppe e costretto la Commissione europea a decisioni in contrasto con le sue idee originarie, come il ritiro di una legge per dimezzare l'uso dei pesticidi chimici.

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