L'Ue prepara una strategia comune per l'industria della difesa

Ursula von der Leyen ha annunciato la sua candidatura a un secondo mandato da presidente della Commissione europea
Ursula von der Leyen ha annunciato la sua candidatura a un secondo mandato da presidente della Commissione europea Diritti d'autore Markus Schreiber/AP
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Di Vincenzo Genovese
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenterà a breve una strategia comune per l'industria della difesa, volta a rafforzare la produzione militare e l'approvvigionamento degli eserciti

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Von der Leyen, che ha appena annunciato la sua candidatura per un secondo mandato, ha ribadito in un'intervista a Euronews la volontà di ottenere maggior coordinamento nelle spese militari degli Stati dell'Ue.

“Dobbiamo spendere di più, dobbiamo spendere meglio, e penso che dobbiamo spendere in maniera più 'europea' per consolidare la nostra base industriale della difesa”.

L'Unione europea si arma

Dall'invasione dell’Ucraina, i Paesi membri dell’Unione europea hanno aumentato in maniera considerevole le loro spese militari. Dai 240 miliardi di euro complessivi nel 2022, si è passati a 280 nel 2023 e si arriverà a 350 nel 2024, ha affermato la stessa presidente. 

Secondo gli ultimi dati della Nato, Attualmente sono Polonia, Grecia, Estonia, Lituania e Finlandia gli Stati europei con la spesa militare più alta rispetto al proprio prodotto interno lordo: quella di Varsavia arriva fino al 3,9%, superiore in proporzione persino agli Stati Uniti.

Ma come spiega la presidente von der Leyen, serve maggiore cooperazione fra gli Stati membri, e il primo passo sarà una strategia europea per l'industria della difesa, che la Commissione intende presentare a breve.

Strategia comune

I dettagli del piano non sono ancora chiari, ma tra le possibilità ci sono un programma di acquisto congiunto di armamenti, simile a quello pensato per i vaccini contro il Covid19 e perfino l'emissione di debito comune europeo per finanziare le spese militari.

Sarebbero entrambe novità rilevanti, che tuttavia non sarà facile far accettare agli Stati membri, spiega a Euronews Dylan Macchiarini Crosson, ricercatore del Centre for European Policy Studies, un think tank con sede a Bruxelles.

"Al momento non esiste alcun accordo tra gli Stati membri dell'Ue, ad esempio sull'acquisto congiunto di attrezzature militari da Paesi terzi o da società private, realizzato dall'Ue per conto degli Stati. Anche gli eurobond per la difesa sono più che altro un'ipotesi, senza alcun accordo politico concreto".

Alcuni governi vorrebbero infatti inserire clausole precise nel piano. La Francia, ad esempio, insiste sul fatto che gli investimenti militari vadano diretti alle aziende europee, piuttosto che ad acquistare sistemi militari da altri Paesi, come fanno molti eserciti dell'Unione. Grecia e Cipro, invece, vorrebbero espressamente escludere acquisti dall'industria militare turca.

Un punto fermo nella strategia è l'istituzione di un commissario europeo alla Difesa, incaricato di coordinare le politiche nel settore e sostenere l'industria militare. Von der Leyen ne ha già annunciato la presenza, se dovesse essere ancora lei a guidare la Commissione europea anche dopo le elezioni di giugno.

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