Nato, 18 Stati membri spenderanno per la difesa il 2% del Pil nel 2024

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg si è rivolto ai media mercoledì mattina.
Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg si è rivolto ai media mercoledì mattina. Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
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Di Vincenzo GenoveseEuronews
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha annunciato che 18 Stati membri dell'Alleanza atlantica spenderanno per la difesa il 2% del loro Pil nel 2024

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L'annuncio è una risposta indiretta alle preoccupazioni di lunga data degli Stati Uniti, che vorrebbero un maggiore contributo da parte degli alleati europei.

Secondo quanto affermato da Stoltenberg, gli Stati europei investiranno per la prima volta un totale di 380 miliardi di dollari, equivalenti al 2% del loro prodotto interno lordo combinato. 

L'aumento segue un trend già in crescita, visto che gli Stati europei e il Canada hanno incrementato le loro spese militari dell'11% nel 2023. Ma per Stoltenberg non è comunque abbastanza: "Gli alleati europei stanno spendendo di più. Tuttavia, alcuni di loro hanno ancora molta strada da fare, perché al vertice di Vilnius abbiamo concordato che tutti gli alleati dovrebbero investire il 2% e che il 2% è il minimo."

""L'idea alla base della Nato è che un attacco a un alleato scateni una risposta da parte dell'intera Alleanza"
Jens Stoltenberg
Segretario generale della Nato

La Nato risponde a Trump

Stoltenberg ha risposto anche, senza citarlo, a Donald Trump, il probabile candidato repubblicano alle prossime elezioni negli Stati Uniti che aveva minacciato di non intervenire in soccorso dei Paesi europei che non raggiungono il target del 2% di spesa.

"Ogni allusione al fatto che non ci difenderemo a vicenda mina la sicurezza di tutti noi e aumenta i rischi. Pertanto è importante comunicare chiaramente con le nostre azioni e con le nostre parole che sosteniamo l’impegno della Nato a proteggere e difendere tutti i suoi Paesi", le parole del Segretario generale.

"Non dobbiamo lasciare spazio a errori di calcolo o a fraintendimenti a Mosca sulla nostra prontezza, sul nostro impegno e sulla nostra determinazione a proteggere tutti gli alleati. E la ragione per farlo non è provocare un conflitto, ma prevenire un conflitto come la Nato ha fatto con successo per 65 anni".

"L'idea alla base della Nato è che un attacco a un alleato scateni una risposta da parte dell'intera Alleanza. Finché sosteniamo questo messaggio, impediamo un attacco militare a qualsiasi alleato".

Mantenere l'Alleanza forte, ha dichiarato il Segretario generale, è "nell'interesse nazionale degli Stati Uniti", ha aggiunto, che tra l'altro sono l'unico Paese per cui è stato attivato, nel 2001 dopo gli attacchi dell'11 settembre, il meccanismo dell'Articolo 5, per cui gli alleati della Nato entrano in guerra al fianco di uno di loro sotto attacco.

Durante i suoi quattro anni di mandato, Trump ha spesso dipinto la Nato come una sorta di impresa transazionale basata sul versamento di denaro da parte dei Paesi piuttosto che su una partnership militare fondata sulla fiducia reciproca e sulla cooperazione.

Il timore è dunque che un suo eventuale ritorno alla Casa Bianca possa portare al ritiro dell'America dall'alleanza, lasciando l'Europa orientale esposta all'aggressione russa. Anche se in realtà una legge approvata alla fine dello scorso anno impedisce al presidente degli Stati Uniti di ritirarsi dall'Alleanza senza l'approvazione del Senato o un'iniziativa del Congresso.

Le lacune militari europee

Secondo Michal Baranowski, direttore dell’ufficio di Varsavia del German Marshall Fund, le dichiarazioni di Trump sarebbero pericolose se fosse già presidente degli Stati Uniti. Ma, comunque, non è certo questa la ragione dell'incremento delle spese militari in Europa.

“La spesa dei Paesi della Nato è aumentata notevolmente a partire dall’invasione russa dell’Ucraina due anni fa. Non c’è dubbio che la motivazione principale sia quella di rispondere al presidente Putin, non a Trump”.

Per l'esperto, comunque, destinare più fondi alla difesa è un primo passo, ma non è sufficiente per l'Europa. Servirà rafforzare l'industria per produrre più armi e mezzi militari nei prossimi anni, con o senza Trump al potere negli Stati Uniti.

Benché alcuni Paesi, come la Polonia, spendano cifre considerevoli in armamenti (circa il 4% del proprio Pil), e gli Stati europei abbiano una capacità di spesa complessiva molto più alta di quella della Russia, secondo Baranowski oggi, senza la presenza degli Stati Uniti i mezzi europei "non sono sufficienti per esercitare una capacità di deterrenza nei confronti della Russia".

Il motivo principale, a suo giudizio, è l'arma di deterrenza per eccellenza: quella nucleare. "Tra i Paesi europei, ce l'hanno solo Francia e Regno Unito, con dimensioni più nazionali che continentali".

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