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L'estrema destra verso l'exploit alle prossime europee?

Il vicepremier italiano Matteo Salvini, capo della Lega populista e di destra, a sinistra, si trova sul palco con la leader della destra francese Marine Le Pen
Il vicepremier italiano Matteo Salvini, capo della Lega populista e di destra, a sinistra, si trova sul palco con la leader della destra francese Marine Le Pen Diritti d'autore Claudio Furlan/Claudio Furlan/LaPresse
Diritti d'autore Claudio Furlan/Claudio Furlan/LaPresse
Di Maria PsaraGianluca Martucci Agenzie:  Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Secondo gli ultimi sondaggi insieme i due partiti europei dei Conservatori e Riformisti e di Identità e democrazia potrebbero raggiungere il 23% e diventare la seconda forza politica dell'emiciclo

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Una destra estrema compatta alle elezioni europee di giugno 2024 potrebbe diventare la seconda forza politica al Parlamento europeo. Gli ultimi sondaggi del gruppo di esperti Europe Elects indicano che la destra estrema riunita in coalizione potrebbe diventare la seconda forza politica all'Eurocamera dopo il Partito popolare europeo (Ppe), la formazione di centrodestra più votata alle elezioni europee dal 1999. 

La destra estrema nell'Eurocamera è rappresentata dal partito "Identità e democrazia" (Id), maggiormente accostata ai movimenti populisti, e dal partito dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), maggiormente ancorato all'ideologia nazionalista e a un orientamento religioso, ma più accondiscendente nell'aderire a alleanze con la destra moderata. 

Le attuali proiezioni suggeriscono che all'indomani delle elezioni, una coalizione tra i deputati di centrodestra del Ppe, gli europarlamentari del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&d) e i liberali del gruppo Renew Europe (Re) potrebbe garantire una maggioranza parlamentare con 406 seggi su 720. Una cordata di partiti di destra formata dal Ppe, Id e Ecr non sarebbe in grado, con le cifre attualmente previste, di formare una maggioranza capace di approvare le leggi.

La crescita nei sondaggi dell'estrema destra tuttavia sta continuando ad assottigliare il margine di vantaggio che i tre partiti tradizionalmente legati allo sviluppo dell'integrazione europea vantano su quelli emersi più di recente.

I dati di Europe Elects mostrano che il gruppo Identità e Democrazia (Id) ha raggiunto il 12% dei consensi, il livello più alto da febbraio 2020. Il risultato premia così la leader del Ressemblement Nazional francese Marine Le Pen e il vicepremier italiano Matteo Salvini, entrambi euroscettici di spicco e principali esponenti del partito. La molla che potrebbe alimentare l'ascesa dell'Id è legata alla crescita del partito di estrema destra populista tedesco Alternative für Deutschland, diventato secondo partito in Germania (Paese che con 96 eletti esprime la delegazione nazionale più numerosa in Parlamento).

Cresce anche il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), che sfiora nei sondaggi l'11%. Il gruppo sta capitalizzando il successo elettorale della premier italiana Giorgia Meloni (presidente di Ecr) e del partito spagnolo Vox. Fa parte dell'Ecr anche il partito polacco Diritto e Giustizia che fino a novembre 2023 era il principale azionista di governo in Polonia.

"Se i due partiti si unissero, senza considerare la probabilità che venga a formarsi un gruppo unico, raggiungerebbero il 23% dei voti: più o meno la stessa percentuale prevista per il Partito popolare europeo", ha dichiarato Jakub Rogowiecki, analista di Europe Elects.

A ostacolare la creazione di un soggetto unico sono le differenze ideologiche e pratiche su alcune questioni, dalla guerra in Ucraina all'integrazione europea. Ma i due partiti in molti Paesi hanno anche un passato politico differente, e si sono trovati spesso in contrapposizione nel sostegno al governo nazionale.

"Questioni come l'immigrazione, in particolare, sono uno dei principali fattori che spingono le persone a votare per questi partiti, ed è per questo che anche se non ci sarà una fusione tra Ecr, Id e Fidesz - il partito di destra del premier ungherese Viktor Orbán -,  la maggioranza che si formerà all'indomani delle elezioni risentirà del maggiore appoggio alle istanze dell'estrema destra da parte dell'elettorato europeo", aggiunge Rogowiecki.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il suo partito di governo Fidesz hanno abbandonato il Ppe nel 2021, due anni dopo che il partito era stato sospeso dall'alleanza politica.

Dall'altra parte, il presidente del gruppo del Ppe al parlamento europeo sta cercando di incrementare la cooperazione con l'Ecr su alcune questioni, come il nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo. L'approccio di Weber è stato criticato dai socialisti e dai verdi come un tentativo di pacificare l'estrema destra e di imitare il suo programma radicale sotto una patina di centrismo. Ma in diversi Paesi le coalizioni tra partiti affiliati al Ppe e partiti affiliati a Ecr non sono più un tabù.

La differenza tra le due facce dell'estrema destra europea può apparire meno netta a livello nazionale, dove il consenso espresso alle elezioni europee si baserà prevalentemente sulla valutazione delle politiche dei governi. Presentarsi insieme al voto europeo significherà avere più possibilità di imporsi come alternativa politica.

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