La vittoria dell'estrema destra olandese e i rischi per l'Ue

Il Partito per la libertà di Geert Wilders è stato il più votato alle elezioni olandesi
Il Partito per la libertà di Geert Wilders è stato il più votato alle elezioni olandesi Diritti d'autore Phil Nijhuis/AP
Di Vincenzo Genovese
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L’esito delle elezioni nei Paesi Bassi potrebbe rappresentare un nuovo grattacapo per l’Unione Europea, tra lo spettro della "Nexit" e i probabili scontri su immigrazione e aiuti militari all'Ucraina

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Il Partito per la libertà (Partij voor de Vrijheid - Ppv), di orientamento nazionalista ed euroscettico, è stato il più votato dagli olandesi con oltre il 23% dei consensi, conquistando 37 seggi, dodici in più dell'alleanza fra socialisti e Verdi (GL/PvdA) guidata da Frans Timmermans e tredici in più del Partito per la libertà e la democrazia (Vvd) guidato da Dilan Yeşilgöz-Zegerius.

Non sono abbastanza per avere la maggioranza assoluta e governare da solo, ma sufficienti per consentire al suo leader, il sessantenne Geert Wilders, di guidare un possibile esecutivo di coalizione.

Coalizione cercasi

Certo non sarà facile: servono almeno 76 deputati per formare una coalizione in grado di governare. Wilders potrebbe cercare alleanze con i liberali di Vvd, il partito del primo ministro in carica Mark Rutte; con il partito di centro-destra Nuovo Contratto Sociale e il Movimento Civico-Contadino

Teoricamente sono tutte formazioni politiche di destra o centro-destra, ma nella pratica non è chiaro se e come vorranno collaborare con Wilders. Il leader di Nuovo Contratto Sociale Pieter Omtzigt , ad esempio, aveva esplicitamente escluso l'ipotesi durante la campagna elettorale. 

Si prevedono lunghe trattative, considerando che l'ultimo governo nei Paesi Bassi si è formato solo dieci mesi dopo le elezioni, ma sembra difficile mantenere fuori dal prossimo esecutivo il partito più votato dagli olandesi.

"Anche con i governi più filoeuropei gli olandesi erano piuttosto critici, spingevano per non aumentare il bilancio dell'Ue. Ora potrebbero esserlo ancora di più"
Doru Frantescu
Fondatore del think tank EUmatrix

Lo spettro della "Nexit"

Una delle proposte più dirompenti della campagna elettorale di Wilders era un referendum vincolante per l'uscita dall'Unione europea.

Al momento la Commissione europea, che comunque non commenta per prassi i risultati elettorali negli Stati membri, non sembra particolarmente preoccupata. "Le elezioni si svolgono a intervalli regolari negli Stati membri. Questo non mette in dubbio in alcun modo l'adesione di un Paese all'Unione Europea. Continuiamo a contare sulla forte partecipazione dei Paesi Bassi all'Ue", ha spiegato il portavoce dell'esecutivo comunitario Eric Mamer.

Lo scenario della "Nexit", come è già stata ribattezzata sui social network, resta difficile da contemplare secondo Doru Frantescu, fondatore del think tankEUmatrix. E anche l'ipotesi di celebrare davvero il referendum appare tutt'altro che scontata. 

"Se il partito di Wilders fosse stato in grado di fare un governo da solo avremmo potuto assistere a qualcosa di simile a quanto avvenuto nel Regno Unito. Ma ora anche gli altri partiti dovrebbero essere d'accordo", spiega l'esperto a Euronews.

"La prima cosa che faremo è una significativa restrizione del diritto di asilo e dell'immigrazione"
Geert Wilders
Leader del Partito per la libertà

Tre motivi di scontro

A Bruxelles, comunque, ci sono altri motivi di preoccupazione per un possibile governo guidato dal Ppv. Secondo Frantescu, i principali sono la posizione intransigente sull’immigrazione, lo scetticismo sugli aiuti militari all’Ucraina e la riluttanza ad aumentare il bilancio comunitario.

Sul primo tema, Wilders ha chiaramente annunciato dopo la vittoria che metterà un freno a quello che definisce uno "tsunami migratorio": una posizione netta che potrebbe creare problemi nei negoziati con gli altri Stati, ma che sembra allineata a quella di altri governi dell'Unione, in particolare quello ungherese. 

Per quanto riguarda l'aiuto militare all'Ucraina, il governo olandese "non può fare un’inversione a U", sostiene Frantescu, ma comunque ci saranno maggiori difficoltà nel raggiungere il consenso a livello europeo sulle prossime decisioni in materia.

Con Wilders al potere, inoltre, il governo olandese avrebbe una posizione molto più critica sul bilancio dell’Unione Europea, il quadro finanziario pluriennale che coprirà gli anni 2028-2034, e che presto dovrà essere negoziato. 

"Anche con i governi più filoeuropei - dice Frantescu - gli olandesi erano piuttosto critici, spingevano per non aumentare il denaro a disposizione dell'Ue. Ora, con questo nuovo esecutivo, potrebbero esserlo ancora di più".

Nei rapporti con la Commissione e con gli altri Stati membri dell'Ue, molto dipenderà secondo l'esperto da quando il governo olandese entrerà effettivamente in carica. "Sarà molto importante per l’Europa chi rappresenterà i Paesi Bassi il prossimo giugno e luglio, quando verrà istituita la nuova Commissione europea e saranno definite le priorità del nuovo ciclo politico in Europa".

Frantescu non esclude nemmeno una tattica dilatoria nelle trattative da parte degli altri partiti, che potrebbero voler arrivare al voto europeo a giugno 2024 con i negoziati ancora aperti: in questo modo potrebbero sfruttare un'eventuale _débâcle_del Ppv in un appuntamento elettorale tradizionalmente ostico per il partito, che al momento non dispone di nessun deputato al Parlamento comunitario.

Un trionfo per l'estrema destra

L'affermazione di Wilders, comunque, è già di per sé una vittoria indiscutibile per l'estrema destra in Europa, celebrata a tono dai leader nazionalisti del continente, da Marine Le Pen, a Viktor Orbán

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Per alcuni, è pure indice di una tendenza che potrebbe culminare proprio nelle prossime elezioni europee, anche se secondo Doru Frantescu il risultato nei Paesi Bassi non è necessariamente il segnale di un’ondata di estrema destra o euroscettica in Europa: ogni risultato elettorale, a suo giudizio, dipende più dal ciclo politico interno di ogni Paese, che da dinamiche politiche transnazionali.

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