La Commissione europea chiede più soldi per gli aiuti umanitari dai Paesi ricchi

Il commissario UE per gli aiuti umanitari Janez Lenarčič visita l'aeroporto di Ostenda per il caricamento di un carico umanitario a Gaza
Il commissario UE per gli aiuti umanitari Janez Lenarčič visita l'aeroporto di Ostenda per il caricamento di un carico umanitario a Gaza Diritti d'autore Nicolas Landemard/EU/Nicolas Landemard
Di Mared Gwyn Jones
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La responsabilità dei finanziamenti umanitari "non è condivisa equamente" tra le economie di tutto il mondo, ha dichiarato il commissario europeo alla Gestione delle crisi Janez Lenarčič, invitando i Paesi ricchi a contribuire maggiormente

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Lenarčič ha affermato che mentre i bisogni umanitari aumentano a causa di conflitti, cambiamenti climatici e altre crisi, gli aiuti globali non riescono a tenere il passo.

"Il fatto è che la responsabilità dei finanziamenti umanitari non viene condivisa in modo equo"
Janez Lenarčič
Commissario europeo alla Gestione delle Crisi

I Paesi ricchi non fanno abbastanza

"I tre principali donatori umanitari del mondo - Stati Uniti, Germania e Commissione europea - rappresentano quasi i due terzi di tutti i finanziamenti umanitari. Questo non è sostenibile e non è giusto" ha detto il commissario.

A maggio il Consiglio dell' Ue ha fissato un obiettivo volontario per tutti i 27 Stati membri del blocco: destinare all'assistenza allo sviluppo lo 0,7% del loro reddito nazionale lordo (che si ottiene sommando al Pil i redditi primari di un Paese ricevuti dal resto del mondo e sottraendo i flussi corrispondenti versati al resto del mondo). Almeno il 10% di questo stanziamento, poi, dovrebbe essere utilizzato per aiuti umanitari.

"Se tutti nell'Ue e fra i Paesi sviluppati stanziassero questo tipo di fondi per gli aiuti umanitari, probabilmente non ci sarebbe alcun divario di finanziamento, il che significa che alcuni, sia all'interno dell'Ue che all'esterno, non stanno facendo la loro parte" ha affermato Lenarčič.

I dati attuali indicano che molti Stati membri dell'Unione e le principali economie mondiali non raggiungono la soglia dello 0,7% per l'assistenza allo sviluppo. Solo quattro dei 32 membri del Comitato per l'assistenza allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che riunisce i maggiori donatori di aiuti al mondo, hanno raggiunto l'obiettivo nel 2022.

Le mancanze dell'Unione europea

Secondo Lenarčič, l'Ue deve fare pressione sui governi in ritardo con gli impegni umanitari, prima di rivolgersi ad altri Paesi del mondo. 

"Mi riferisco in particolare agli Stati membri dell'Ocse, il cosiddetto club dei Paesi ricchi e sviluppati: non tutti contribuiscono agli aiuti umanitari in base alle loro possibilità" sostiene Lenarčič.

"Alcuni lo fanno, come per esempio Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ma ce ne sono molti altri che potrebbero fare di più. Noi lavoreremo con i nostri Stati membri per dare il il buon esempio. È importante fare il nostro dovere prima di pensare a motivare gli altri".

Il commissario ha anche menzionato i Paesi del G20 come possibili colpevoli, affermando che l'ambizione del consesso di influenzare gli affari mondiali dovrebbe anche comportare la responsabilità di assumersi una "quota equa e giusta" degli aiuti umanitari.

Il Regno Unito, un tempo considerato un pilastro della spesa globale per gli aiuti, ha tagliato in modo controverso la spesa nel settore dallo 0,7% allo 0,5% del reddito nazionale lordo nel novembre 2022, come "misura temporanea" in risposta alla pandemia Covid-19.

Anche altri Paesi che "si aggrappano allo status di Paese in via di sviluppo", nonostante la recente e significativa crescita economica, devono assumersi le proprie responsabilità, ha spiegato il commissario.

Ancora problemi di approvvigionamento a Gaza

Secondo Lenarčič, le strozzature persistenti a Gaza continuano a frenare il flusso degli aiuti verso la striscia anche nei giorni di tregua fra Israele e Hamas.

Dall'inizio della guerra, il 7 ottobre scorso, la Commissione europea ha quadruplicato l'assistenza umanitaria ai territori palestinesi, portandola a 100 milioni di euro, e inviato almeno venti voli con quasi 900 tonnellate di rifornimenti umanitari al valico di Rafah tra Egitto e Gaza.

Secondo Lenarčič, però, l'ispezione israeliana dei camion prima che entrino nella Striscia di Gaza assediata rappresenta una grave battuta d'arresto. Attualmente il controllo avviene al valico di frontiera di Nitzana, che collega l'Egitto a Israele. I camion devono poi percorrere le tre ore di andata e ritorno per il valico di Rafah, una deviazione che causa ritardi.

"L'imbuto è costituito dalle procedure di ispezione, in particolare dai controlli". Le ispezioni hanno lo scopo di garantire che nessun carico umanitario in ingresso a Gaza possa essere utilizzato da Hamas. Israele ha anche limitato severamente la quantità di donazioni di carburante per evitare che venga dirottato verso scopi militari.

"Troverei difficile sostenere che i criteri di protezione e proporzionalità siano stati rispettati", ha detto il commissario, aggiungendo che la Corte penale internazionale dovrebbe giudicare eventuali violazioni del diritto internazionale.

Sia gli Stati Uniti che il Regno Unito si sono finora astenuti dal sostenere un potenziale mandato della Corte per indagare sui crimini di guerra commessi nel conflitto tra Israele e Hamas, ma Lenarčič ha suggerito che l'Unione avrebbe assunto una posizione diversa. "L'Ue ha sempre sostenuto la Corte e il lavoro dell'ufficio del procuratore".

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