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Accordo Italia-Albania sui migranti: l'Europa tra dubbi legali e Paesi pronti a seguire l'esempio

Giorgia Meloni è presidente del Consiglio in Italia dal settembre 2022. Nel 2023 gli approdi irregolari sono stati 147.235, il numero più alto dal 2016
Giorgia Meloni è presidente del Consiglio in Italia dal settembre 2022. Nel 2023 gli approdi irregolari sono stati 147.235, il numero più alto dal 2016 Diritti d'autore European Union, 2023.
Diritti d'autore European Union, 2023.
Di Vincenzo GenoveseJorge Liboreiro
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Anche se non tutti i dettagli sono noti, il protocollo d'intesa fra Italia e Albania per due centri di accoglienza per migranti in territori albanesi suscita dubbi legali in Europa, mentre alcuni Paesi potrebbero realizzare accordi simili

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La Commissione europea continua a non pronunciarsi, spiegando che sta analizzando il protocollo, di fatto il primo esempio concreto di esternalizzazione delle procedure di asilo al di fuori dell'Unione europea. Ong e organizzazioni per i diritti umani, come il Consiglio d'Europa e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli hanno paventato rischi di violazione del diritto comunitario.

Come funziona l'accordo

Il testo del protocollo prevede la costruzione di due strutture, operative dalla primavera 2024, con una capienza massima di 3mila persone alla volta,per esaminare le richieste di asilo di persone migranti salvate nel Mediterraneo da navi delle autorità italiane.

Vi saranno trasferiti uomini e donne maggiorenni e non vulnerabili, da ospitare sotto la responsabilità e la giurisdizione dell'Italia. L'obiettivo è esaminare 36mila domande all'anno, processandone ognuna in ventotto giorni, come ha spiegato la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.

Il primo hub sarà costruito nel porto di Shengjin, nel nord dell'Albania, per effettuare le procedure di sbarco, identificazione, e una prima attività di screening delle persone approdate. Il secondo sarà realizzato in un’area più interna, a Gjadër.

Tutti i costi relativi al mantenimento delle strutture e al trasferimento delle persone saranno a carico dell'Italia, che verserà inoltre 16,5 milioni di euro all'anno per coprire i servizi offerti in loco, dalla sorveglianza dell'area alle prestazioni sanitarie.

Critiche dall'Europa

In un comunicato stampa, il Consiglio d'Europa esprime preoccupazioni per l'impatto sui diritti umani delle persone migranti. "Il protocollo crea un regime extra-territoriale ad hoc caratterizzato da molte ambiguità legali", dice la commissaria per i Diritti umani del Coe Dunja Mijatović. La mancanza di certezza legale danneggerà probabilmente a "una differenza di trattamento" tra coloro le cui domande di asilo sono analizzate in Albania  rispetto a chi presenta richiesta in Italia.

Nei suoi "commenti preliminari" all'accordo, il Consiglio europeo per i rifugiati sottolinea la difficoltà di analizzare un testo molto vago sui dettagli di quanto avverrà nei centri di accoglienza. Tra i potenziali problemi legali, ci sono l'extraterritorialità delle procedure di asilo, al momento non permessa dal diritto europeo nonostante ci siano discussioni in corso sul tema, il rispetto delle garanzie procedurali, l'utilizzo della detenzione de facto dei richiedenti asilo (che non possono lasciare mai i centri), e la violazione delle leggi marittime con il trasporto in Albania (invece che nel più vicino luogo sicuro) di persone recuperate in mezzo al Mar Mediterraneo.

"Questo è un accordo in previsione della riforma migratoria europea, non alla luce del diritto attuale"
Alberto Horst Neidhardt
Analista dello European Policy Centre

Altri Paesi valutano l'idea

Il governo di Giorgia Meloni, tuttavia, sembra determinato ad andare per la sua strada e quelli di altri Paesi dell'Unione potrebbero presto o tardi seguirne le orme.

Il governo tedesco ha di recente aperto all'ipotesi di esternalizzare le procedure di analisi, dopo una riunione del cancelliere Olaf Scholzcon i rappresentanti dei governi regionali sul tema migratorio .

L’Austria l'ha suggerita alla Commissione, come ha affermato il ministro dell'Interno di Vienna Gerhard Karner dopo un incontro con la sua omologa britannica (ora sollevata dall'incarico) Suella Braverman. L'Austria ha firmato un accordo sulla migrazione e la sicurezza con il governo di Londra e sembra trarre ispirazione dal piano del Regno Unito di deportare in Ruanda i richiedenti trovati sul proprio territorio, che al momento è tuttavia sospeso dalla giustizia britannica.

La Danimarca ha persino approvato, nel 2021, una legge in materia che consente di esaminare le domande di asilo al di fuori dell’Europa, anche se è ancora alla ricerca di un Paese partner per attuarla.

I tentativi di esternalizzazione, del resto, non sono una novità, spiega a Euronews Alberto Horst Neidhardt, analista dello European Policy Centr****e. “Se si guarda alla storia, queste proposte non hanno mai avuto successo, per una serie di ragioni. Ci sono dubbi legali sull’impatto per la tutela dei diritti fondamentali, ma anche questioni politiche, morali e pratiche che hanno impedito a queste idee di affermarsi".

Anche secondo l'esperto potrebbero sorgere problemi legali, soprattutto in relazione al rispetto delle condizioni che la Direttiva europea sull'asilo stabilisce. A suo giudizio, comunque, l'accordo è stato stipulato per essere conforme non tanto alle regole attuali, ma a quelle che emergeranno dalla riforma della politica migratoria europea, che dovrebbe essere portata a termine entro le elezioni comunitarie del 2024. 

"Nelle procedure previste dal nuovo Pact on Migration, le condizioni sono molto più rigide per i richiedenti asilo, e molto più flessibili per gli Stati".

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