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Accordo Italia-Albania sui migranti: la Commissione europea aspetta i dettagli

L'accordo sulla migrazione è stato annunciato lunedì dal primo ministro albanese Edi Rama e dal primo ministro italiano Giorgia Meloni.
L'accordo sulla migrazione è stato annunciato lunedì dal primo ministro albanese Edi Rama e dal primo ministro italiano Giorgia Meloni. Diritti d'autore TIZIANA FABI/AFP or licensors
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Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La Commissione europea non ha al momento preso posizione sull'accordo raggiunto tra Italia e Albania per la costruzione di due centri di accoglienza per migranti nel Paese balcanico, limitandosi ad avvertire che deve essere conforme al diritto comunitario e internazionale

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"Siamo in contatto con le autorità italiane perché abbiamo bisogno di vedere i dettagli. Chiediamo informazioni dettagliate su questo tipo di accordo", le parole, piuttosto vaghe, della portavoce della Commissione europea sui temi migratori Anitta Hipper.

"Agli Stati membri non è preclusa la possibilità di adottare misure per consentire la presentazione di domande di asilo da persone provenienti da Paesi terzi", ha dichiarato la portavoce della Commissione, "ma ciò deve avvenire senza pregiudicare la piena applicazione" delle norme dell'Ue in materia di asilo.

I possibili punti critici dell'accordo

La Commissione evita ogni commento nel merito in attesa di conoscere i dettagli dell'accordo, annunciato il 6 novembre dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e dal suo omologo albanese Edi Rama durante un incontro bilaterale a Roma e che sarà seguito da "tutte le disposizioni normative conseguenti".

In base all'intesa raggiunta, l'Italia costruirà nel Paese balcanico due centri, operativi dalla primavera del 2024, per esaminare le richieste di asilo di persone migranti salvate nel Mediterraneo da navi delle autorità italiane.

Il primo hub sarà costruito nel porto di Shengjin, nel nord dell'Albania, per effettuare le procedure di sbarco, identificazione, e una prima attività di screening delle persone approdate. Il secondo sarà realizzato in un’area più interna, a Gjadër, e sarà una sorta di Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr), come ha spiegato la presidente Meloni.

Le strutture saranno finaziate e gestite dall'Italia (l'Albania si occuperà soltanto della sorveglianza esterna) e avranno una capacità di ospitare fino a 3mila migranti alla volta. L'obiettivo è esaminare 36mila domande d'asilo all'anno, grazie alla nuova procedura accelerata che, sostiene la premier, consente di processare le richieste in ventotto giorni. 

Donne incinte, bambini e persone vulnerabili salvati nel Mediterraneo saranno esclusi dal collocamento in Albania, e fatti regolarmente approdare in Italia.

I dubbi giuridici sull'intesa sono diversi. I due centri saranno teoricamente soggetti alla giurisdizione italiana, con le conseguenze dell'applicazione extraterritoriale del diritto italiano ed europeo in un Paese che non fa parte dell'Unione.

Rimane al momento poco chiara la gestione dei richiedenti asilo, che in condizioni normali in Italia possono uscire dai centri di accoglienza mentre attendono risposta alla loro domanda,  e muoversi all'interno del territorio nazionale

Anche la questione dei rimpatri è problematica: se sarà l'Albania incaricata di riportare nei Paesi di orgine le persone che non hanno diritto all'asilo, potrebbe configurarsi una violazione del diritto europeo. In un'intervista al Fatto Quotidiano, comunque, il primo minsitro albanese Edi Rama ha dichiarato che sarebbe l'Italia a "riprendersi" le persone respinte, mentre la Commissione europea non intende commentare scenari ipotetici.

Paragoni scomodi

L'annuncio ha immediatamente sollevato paragoni con il controverso accordo migratorio tra Regno Unito e Ruanda, che prevede il trasferimento dei richiedenti asilo dal territorio britannico al Paese africano durante l'esame delle loro richieste, un modello che anche l'Austria sembra essere disposta a seguire. 

La procedura è al momento bloccata dai tribunali britannici e nessun trasferimento ha avuto luogo finora. Ai tempi, la commissaria europeo agli Affari interni Ylva Johansson, aveva dichiarato che il piano non costituiva "una politica migratoria umana e dignitosa".

Interrogata sul paragone, la portavoce della Commissione ha negato la somiglianza, poiché il piano italo-albanese si applicherebbe a coloro che non hanno ancora raggiunto le coste italiane, sottolineando pure la differenza fra le persone salvate in acque internazionali e quelle salvate nelle acque territoriali italiane.

"Dobbiamo prima capire il caso italiano prima di poter entrare nei dettagli. Dalle prime informazioni, non si tratta della stessa cosa. Ma anche in questo caso avremo bisogno di informazioni dettagliate", ha detto Hipper.

Giorgia Meloni, in un'intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, specifica di aver informato la Commissione in anticipo e di non aver ricevuto alcun feedback negativo. Il Giornale riporta persino, citando fonti di Palazzo Chigi, interlocuzioni con la presidente Ursula von der Leyen, la commissaria Johansson e "altre autorità competenti" sulla questione migratoria.

"Considero questo un accordo di respiro europeo", ha detto Meloni auspicando una maggiore collaborazione con i Paesi che si trovano al di fuori dell'Ue. Una strategia al momento pericolante, con il memorandum d'intesa firmato a luglio con la Tunisia caratterizzatoda critiche, battute d'arresto e contributi finanziari rispediti al mittente.

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