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Dieci miliardi per la Siria dai donatori internazionali

La Conferenza per il supporto del futuro della Siria ha raccolto in totale 10,3 miliardi di dollari
La Conferenza per il supporto del futuro della Siria ha raccolto in totale 10,3 miliardi di dollari Diritti d'autore AP Photo Geert Vanden Wijngaert
Diritti d'autore AP Photo Geert Vanden Wijngaert
Di Isabel Marques da Silva
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Alla conferenza tenutasi a Bruxelles per supportare il Paese e la regione limitrofa è stata raccolta una cifra non lontana dagli 11 miliardi chiesti dall'Onu. Quattro miliardi di sussidi garantiti da Commissione europea e Stati membri

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Oltre dieci miliardi miliardi di dollari, tra prestiti e sussidi, sono stati promessi dai donatori nella "Settima conferenza di Bruxelles sul sostegno al futuro della Siria e della regione", che si è tenuta il 15 giugno nella capitale belga. 

Il denaro raccolto servirà ad aiutare 15 milioni di persone nel Paese ancora sconvolto dalla guerra civile, ma anche in quelli limitrofi che ospitano i rifugiati siriani.  

Più di sei miliardi i sussidi garantiti, a cui vanno sommati i prestiti garantiti da donatori e istituzioni finanziarie internazionali.

La quota principale dei finanziamenti a fondo perduto arriva dall'Europa: 4,16 miliardi, di cui 2,3 dalla Commissione europea e 1,86 dagli Stati membri.

La cifra è considerevole, non lontana solo dagli 11 miliardi di dollari stimati dall'Onu per le esigenze umanitarie e di sviluppo della Siria

"Questa crisi colpisce ovviamente le persone in Siria, ma anche tutti i Paesi vicini e il resto del mondo", dice a Euronews Ulrika Modéer, segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite.

"Dobbiamo sostenere la resilienza delle comunità, dei servizi di base, dell'economia locale, in modo da consentire alle persone di andare avanti".

"Questa crisi colpisce ovviamente le persone in Siria, ma anche tutti i Paesi vicini e il resto del mondo" Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite.
Ulrika Modéer
Segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite

Il terremoto che ha colpito la Siria e la Turchia lo scorso febbraio ha aggravato la crisi e le Organizzazioni non governative che operano nel Paese arrancano. 

Una di loro, Violet, opera in prima linea nella parte nord-occidentale del Paese, attualmente in mano ai ribelli, gestendo due ospedali per l'assistenza sanitaria di base e due centri per la maternità.

"Abbiamo bisogno di finanziamenti flessibili, che possiamo utilizzare immediatamente in caso di disastri", spiega il suo amministratore delegato, Hisham Dirani

"Dobbiamo mantenere la nostra capacità di rispondere alle emergenze.La situazione della sicurezza, Con le operazioni militari impreviste, il problema della sicurezza rende la vita sempre più difficile e dobbiamo prendere molte contromisure".

Il nodo dei rifugiati

Dei 6,8 milioni di persone che hanno lasciato la Siria, cinque milioni circa vivono ora negli Stati vicini. La Turchia ha accolto più di tre milioni di rifugiati, e gli altri sono distribuiti soprattutto tra Libano, Giordania, Iraq ed Egitto.

Ma in molti di questi Paesi cresce l'insofferenza da parte dei governi nazionali, che non vedono alcuna valida alternativa al regime di Bashar al-Assad, ancora in sella, nonostante un decennio di rivolte e combattimenti: un'importante vittoria simbolica per il governo di Damasco è stata la riammissione nella Lega araba lo scorso maggio, dopo 12 anni di esclusione.

Se i Paesi confinanti con la Siria dovessero passare dalle parole ai fatti, e iniziare a rimpatriare i rifugiati che ospitano da oltre un decennio, potrebbero esserci ripercussioni nei flussi migratori. Invece di tornare a casa, i rifugiati potrebbero cercare un altro luogo sicuro e l'Europa è una destinazione più che probabile.

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