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L'Ue contro il greenwashing delle etichette ingannevoli

Il 53% delle etichette "ecologiche" fornisce informazioni vaghe o fuorvianti, secondo la Commissione europea
Il 53% delle etichette "ecologiche" fornisce informazioni vaghe o fuorvianti, secondo la Commissione europea Diritti d'autore Michal Dyjuk/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Michal Dyjuk/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
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La Commissione presenta una direttiva per contrastare le strategie di marketing di alcune aziende: i loro slogan ecologici dovranno essere sostenuti da prove scientifiche verificate in modo indipendente

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"Prodotto con ingredienti naturali", "ecofriendly", "sostenibile al 100%" Sono alcuni degli slogan che si leggono sulle etichette di molti articoli nei nostri supermercati. Attirano i consumatori più attenti all'ambiente ma non sempre dicono la verità.

Il 53% delle "etichette" ambientali fornisce informazioni vaghe, fuorvianti, difficile da verificare o semplicemente infondate, secondo le stime della Commissione europea, che a questo proposito ha presentato una direttiva per contrastare il cosiddetto greenwashing, cioè l'utilizzo di una narrativa ecologista per i propri scopi.

Etichette verificate

Le aziende saranno obbligate a sostenere le loro affermazioni con prove scientifiche credibili al fine di proteggere i consumatori dal marketing ingannevole. La verifica deve essere indipendente e avvenire prima che il prodotto sia immesso sul mercato, con le informazioni facilmente accessibili tramite un QR code o un collegamento a un sito web.

"Vogliamo prima di tutto che i consumatori ricevano informazioni affidabili, coerenti e verificabili. Vogliamo etichette ambientali più trasparenti e, ovviamente, più facili da capire", ha detto in sede di presentazione il commissario europeo all'Ambiente Virginijus Sinkevicius.

"Vogliamo che i consumatori ricevano informazioni affidabili, coerenti e verificabili"
Virginijus Sinkevičius
Commissario europeo all'Ambiente

La direttiva, che ora sarà negoziata tra Consiglio e Parlamento europeo, non imporrà un'unica classificazione green per tutti i prodotti nell'Unione europea, ma punta invece ad armonizzare i requisiti che si applicano alle 230 etichette in qualche modo collegabili all'ambiente presenti attualmente sul mercato.

Dalle regole di verifica è esentato l'Ecolabel, in vigore nell'Unione dal 1992, per certificare il ridotto impatto ambientale di un prodotto. Questa etichetta ecologica, infatti, soddisfa già i criteri richiesti.

Le aziende che non rispetteranno le regole e continueranno a fare greenwashing, andranno incontro a sanzioni pecuniarie, confisca degli introiti ed esclusione dagli appalti pubblici.

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