This content is not available in your region

Il governo Meloni sarà attento a economia, Europa e ambiente? Lo sarà per scelta o per necessità?

Access to the comments Commenti
Di Anton Khmelnov
I politici di estrema destra vincenti devono affrontare un gabinetto e un contesto economico difficile
I politici di estrema destra vincenti devono affrontare un gabinetto e un contesto economico difficile   -   Diritti d'autore  Gregorio Borgia / AP Photo   -  

Al termine di una legislatura politicamente intensa e di elezioni anticipate di qualche mese, il voto ha consegnato l'Italia al centro-destra, con la novità della leadership di Giorgia Meloni e quindi la prevalenza della destra sul centro e sulle istanze euro-critiche della Lega. 

In attesa di sapere quale sarà la squadra di governo e quindi anche l'atteggiamento in materia economica (un aspetto cruciale, come dimostrato dal "caso Savona" alla formazione del governo giallo-verde, a inizio legislatura) abbiamo cercato di fare un punto sulla situazione economica del Paese e quindi una rapida stima delle prospettive. 

Per questo abbiamo chiesto l'aiuto diLeonardo Becchetti, professore di economia politica all'Università di Roma Tor Vergata

Come vede il futuro dell'economia con questo nuovo esecutivo?

"Sono stati due anni molto buoni per noi. Abbiamo avuto una crescita del 6% prima, e del 3% dopo. Dal punto di vista della crescita economica sono stati anni di ripresa. Abbiamo ovviamente affrontato degli shock difficili, prima il Covid e adesso l'inflazione causata dall'esplosione dei prezzi dell'energia. Proprio ieri però abbiamo registrato la previsione per il 2023 e si parla a fine anno di una situazione che potrebbe tornare al 4%. Esiste anche una prospettiva di riduzione dell'inflazione. In questo periodo la gestione del debito pubblico è stata 'favorita'. Come sappiamo bene quando si innesca l'inflazione il valore del debito si riduce ed il prezzo viene pagato dai cittadini. Il debito pubblico italiano è sceso quasi di 10 punti percentuali in rapporto al Pil. Tutto questo, però, ha prodotto uno stress su famiglie e imprese per l'inflazione che ha eroso il valore dei risparmi o del reddito anche per il problema del costo dell'energia. C'è stato uno scivolamento di più famiglie sotto la soglia di povertà ed è aumentato il numero delle imprese in difficoltà. Questo è il quadro di luci ed ombre del paese.

Che succede adesso? La Meloni cammina su un sentiero molto stretto perché il nostro è un Paese che ha bisogno della Banca Centrale Europea e della politica di acquisto dei titoli pubblici italiani. Quindi sappiamo che se un governo adotta certi comportamenti lo spread aumenta subito, con il rischio di avere una crisi finanziaria immediata. In virtù delle dichiarazioni rilasciate, la Meloni ha già detto che non farà spostamenti di bilancio impegnandosi a rispettare una certa ortodossia dal punto di vista della gestione della spesa pubblica. Da questo punto di vista o almeno per quello che possiamo immaginare non ci sono particolari timori.

La situazione europea nel complesso è attualmente molto difficile. Si prevede per quest'anno un rallentamento dovuto al problema del costo dell'energia. Un problema strutturale che va risolto con un investimento molto forte nelle energie rinnovabili. Da un certo punto di vista questo è importante perché gli obiettivi dell'emergenza climatica, della crescita economica e della riduzione dei prezzi vanno tutti nella stessa direzione. 

Se pensiamo che il nostro Paese, per raggiungere l'obiettivo 2030 di 75% da energie rinnovabili, aveva bisogno di fare 70 gigawatt di nuova energia installata e che ci sono progetti per una quantità quattro volte superiore, 280 gigawatt, ciò significa che il Paese ha già tutti i progetti pronti e sono progetti redditizi per produrre energia e abbattere i costi sia per famiglie che per le imprese. Il problema è la burocrazia, le autorizzazioni. Quindi è necessaria un'accelerazione molto forte in questo senso".

A proposito della guerra in Ucraina: rispetto agli altri Paesi europei l'Italia ha sofferto particolarmente della successiva crisi energetica. Come pensa che un governo guidato da Giorgia Meloni possa gestire l'impennata dei prezzi derivata dalla crisi?

"I Paesi più colpiti sono quelli maggiormente dipendenti dal gas russo: dunque, più di tutti, sono la Germania e l'Italia.

L'Italia ha un livello di dipendenza che però è stato molto ridotto perché abbiamo diversificato le fonti di acquisto ghrazie all'Algeria. In realtà la risposta strutturale che bisogna dare è quella di eliminare la dipendenza dal gas andando verso le fonti rinnovabili. Quindi immagino una crescita molto rapida che di fatto sul campo stanno cercando di attuare soprattutto le imprese. Questa è la via fondamentale. Quindi la Meloni deve accelerare questo percorso, ridurre quelli che sono gli impacci burocratici, per esempio elaborare decreti attuativi per le comunità energetiche o ridurre i tempi necessari ad ottenere le autorizzazioni per gli allacciamenti alla rete di nuovi impianti. Se il nuovo Governo lavora bene in questa direzione credo che possa dare molto slancio al Paese perché, ripeto, va a eliminare una dipendenza che è anche la causa sia del caro bollette che dell'inflazione.

Mi sembra di capire che quando si parla delle principali sfide del governo per il 2023 tra i punti critici sicuramente c'è la sfida dell'energia. Ne inserirebbe altre ed in caso affermativo quali?

"Fisco e povertà sono due temi di cui si è molto parlato in campagna elettorale e su cui ci si è molto scontrati.

La destra è nota per avere una proposta di flat tax che in realtà è molto più blanda di quello che si crede. Non si tratta di una flat tax radicale, ma, come nella proposta della Meloni, di una flat tax incrementale: si tratta cioè di non applicare un'aliquota unica per ogni scaglione di reddito, ma di applicare una 'aliquota di favore alla persona' al soggetto che da un anno all'altro realizza un incremento dei propri redditi che lo fa passare da uno scaglione di reddito ad uno più alto; solo il reddito incrementale viene sottoposto ad una fiscalità di favore e questo non dovrebbe andare ad incidere in un modo particolarmente negativo sulla tenuta del sistema complessivo.

L'altra grossa occasione di scontro è stato il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza per due terzi va ad aiutare persone che non sono occupabili, quindi rappresenta una rete contro la povertà molto importante, però per un altro terzo va a dare un reddito a persone che sono occupabili e si sottolinea il fatto che questo abbia disincentivato l'accettazione di posti di lavoro, magari a salari non molto convenienti, e quindi abbia creato un problema soprattutto in alcuni settori, come quelli legati alla stagionalità, alla raccolta agricola, al turismo. Questa è la lamentela di tanti imprenditori. Fratelli d'Italia è per l'abolizione del reddito di cittadinanza, mentre altre forze ovviamente sono contrarie. Vogliono solo una sua riforma. Ecco, io credo che l'abolizione non sarebbe una buona cosa. Su questo si dibatterà molto. L'idea della Meloni è quella di mantenere la rete contro la povertà per i non occupabili, ma di eliminare la permanenza del reddito di cittadinanza per le persone occupabili. Vedremo come va a finire".

Lei come si schiera?

"Ho scritto più volte che il reddito non va eliminato ma va modificato. Per esempio, non puoi pretendere che uno stagionale abbandoni il reddito di cittadinanza per andare a fare un mese di raccolta agricola. Quindi in quel caso il reddito di cittadinanza va cumulato con il reddito del lavoro stagionale. In questo caso le persone accetterebbero il lavoro e non sarebbero dissuase. Quindi la mia idea è creare dei meccanismi che mantenendo il reddito di cittadinanza stimolino il cittadino ad accettare lavoro e questo necessita controlli severi per evitare che dopo un rifiuto la persona possa mantenere il reddito".

Resta da vedere il posizionamento di Giorgia Meloni riguardo all'Unione Europea: all'interno del sistema UE esistono delle vie che l'Italia dovrà seguire necessariamente. Ha sicuramente ascoltato il commento di Ursula von der Leyen che, estrapolato dal contesto, è stato visto come una sorta di minaccia all'Italia ed in particolare al futuro governo di destra in correlazione con Ungheria e Polonia. Cosa ne pensa lei?

"Credo che quella che conterà veramente sarà la politica economica, quindi la questione del bilancio dei conti. Non penso che quello che accadrà sugli altri fronti possa incidere e possa creare dei problemi finanziari. Sicuramente ci sarà più dialettica tra l'Italia e l'Unione Europea su alcuni temi e sul rapporto tra diritto nazionale e diritto europeo. Non credo tuttavia che sul fronte economico ci saranno comportamenti devianti".

Con uno sguardo più a lungo termine riguardo alle fonti rinnovabili,su quali dovrebbe puntare, secondo lei, l'Italia in particolare? E secondo lei, la crisi energetica che ci troviamo ad affrontare in questi mesi potrebbe rappresentare una svolta storica verso una rivoluzione energetica e far puntare davvero su uno sviluppo sostenibile e un'indipendenza energetica dell'Italia?

"Sì, la penso esattamente come ha detto. Se prima la spinta era solo quella del clima, e purtroppo era una spinta per alcuni versi insufficiente, oggi la spinta viene anche dal fattore dei prezzi e dalla consapevolezza che non dobbiamo dipendere da Paesi terzi che possono tirarci il collo in qualunque momento. Oggi un imprenditore che non prova a diventare autonomo nella produzione di energia è un imprenditore poco razionale, quindi tutti stanno cercando di farlo il più possibile. Paradossalmente, la guerra in Ucraina e Putin stanno diventando i più grandi propagandisti della diffusione delle fonti rinnovabili e questo sta senz'altro accadendo e noi dovremo puntare su tante cose. L'eolico offshore, che è molto importante, può sviluppare anche grandi volumi e può dare un contributo importante anche il fotovoltaico in agricoltura non orizzontale ma verticale, come anche i pannelli solari".

Quindi lei vede possibile un'indipendenza energetica dell'Italia nel medio termine?

"Assolutamente sì. Tecnicamente possibile. Il libro che abbiamo scritto e pubblicato recentemente, “Rinnovabili subito”, spiega in che modo si può arrivare a questo punto, superando tutte quelle che sono le obiezioni legate alla intermittenza delle fonti rinnovabili, al reperimento dei materiali, alla potenza della rete. Nessuna di queste obiezioni sta in piedi e ormai è tecnicamente possibile, non dico arrivare al 100%, ma vicini, quindi eliminare in grandissima parte quella che è la dipendenza e anche questa fonte di aumento dei prezzi e di costi, trasformando l'energia da costo in risorsa.

Journalist • Ludovica Longo