Ucraina: tra falsi referendum, perdite di gas e aumenti dei prezzi

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Di Euronews
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Nella guerra contro l'Ucraina, la Russia ha iniziato a scrivere il capitolo successivo, annettendo le regioni occupate nell'Ucraina orientale.

La mossa ha fatto seguito ai falsi referendum di questa settimana che pretendevano di apporre un timbro di approvazione all'adesione alla Russia, conferendo all'operazione una parvenza di tocco democratico.

"L'affluenza alle urne è enorme - dice Leonid Pasechnik, capo della regione di Luhansk, nominato da Mosca - il numero di persone che hanno votato a favore dell'adesione della Repubblica popolare di Luhansk alla Russia è schiacciante, ovviamente era un risultato atteso".

Come gran parte del resto del mondo, la Commissione europea ha considerato la mossa russa un tentativo illegale di accaparrarsi le terre in questione e modificare i confini internazionali con la forza.

Di conseguenza, la reazione di Bruxelles è stata intransigente.

"Non accettiamo il referendum fasullo e qualsiasi tipo di annessione in Ucraina - dice Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea - siamo determinati a far pagare al Cremlino questa ulteriore escalation.

Quindi oggi stiamo proponendo insieme un nuovo pacchetto di sanzioni gravose contro la Russia".

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Tra le azioni proposte c'erano un tetto al prezzo del petrolio, restrizioni commerciali e l'inserimento nella lista nera di persone che hanno contribuito ai referendum farsa.

E poi ci sono anche immagini che sembrano uscite da un film di James Bond.

Una serie di misteriose perdite nei gasdotti Nordstream ha prodotto un enorme area di bolle di gas vicino all'isola danese di Bornholm, nel Mar Baltico.

I leader politici europei hanno ipotizzato il sabotaggio come causa dell'incidente e alcuni hanno apertamente indicato la Russia come unico colpevole plausibile.

Le indagini sono in corso: tutto ciò avviene mentre la Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha pubblicato questa settimana un nuovo sconfortante rapporto sull'impatto economico della crisi energetica in corso.

L'impatto è profondo, il prezzo del gas è aumentato.

La parola all'esperta

A colloquio con Beata Javorcik, capo economista della Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

L'ultimo rapporto sulle prospettive economiche regionali della BERS è intitolato "Un freddo inverno davanti a noi?": quanto saranno freddi, bui e duri i prossimi mesi, mentre continua la guerra della Russia in Ucraina?

"Credo che per l'Europa emergente si prospetti un inverno lungo e cupo: mentre il primo semestre di quest'anno è stato caratterizzato da una forte performance, in quanto i consumatori stavano consumando i risparmi accumulati durante il coronavirus e le esportazioni erano forti, le prospettive per l'inverno e per il prossimo anno appaiono molto più fosche.

La crisi energetica, l'alta inflazione e l'incertezza legata alla guerra stanno frenando la crescita economica: inoltre, si prevede che il rallentamento dell'Europa occidentale si ripercuoterà sulle esportazioni".

Parte dell'area in cui opera la BERS è, ovviamente, l'Europa orientale, si tratta di alcune delle regioni più povere dell'Unione europea e anche geograficamente più vicine alla guerra.

Questi Paesi stanno pagando un prezzo economico particolarmente alto per l'aggressione di Putin?

"La crisi energetica - dice Javorcik - sta colpendo molti Paesi dell'Europa orientale, gli Stati baltici: stiamo osservando un'inflazione superiore al 20%, questo perché gli alti costi dell'energia si traducono immediatamente in un aumento dei prezzi al dettaglio pagati dalle famiglie.

In Ungheria o in Polonia, invece, le famiglie non hanno ancora visto questi alti prezzi dell'energia nelle loro bollette, quindi il peggio deve ancora venire".

A soffrire di più è, ovviamente, la stessa Ucraina: quali prospettive economiche ritiene ci siano per questo Paese?

"Ci aspettiamo un calo del 30% del PIL ucraino quest'anno, la nostra previsione rimane invariata: si tratta di un calo massiccio, quello che abbiamo già visto nella prima metà dell'anno è un calo di questo tipo.

Le sfide associate alle infrastrutture distrutte, alle catene di approvvigionamento interrotte, allo sfollamento della popolazione si stanno rivelando difficili: per questo motivo, ci aspettiamo un calo massiccio della produzione economica quest'anno".

C'è qualcosa di positivo, di rassicurante nel suo rapporto che possa dare un barlume di speranza ai cittadini dell'Europa orientale?

"Vediamo che le aziende dell'Europa emergente, così come quelle tedesche - conclude Javorcik - stanno diversificando sempre più la loro base di approvvigionamento per rendere le loro catene di fornitura più resistenti.

Questa è un'opportunità per l'Europa emergente: possono conquistare una fetta più grande del mercato dell'Europa occidentale.

Naturalmente, è un fenomeno che si verificherà nel medio termine, perché nel prossimo futuro ci aspettiamo una flessione dell'Europa occidentale e quindi un calo della domanda di esportazioni".

Creatività forzate

Quando i tempi si fanno duri dal punto di vista economico, le persone diventano creative, soprattutto in guerra.

Emblematica la storia di Gena Chiposyn, volontario dell'Esercito ucraino ed esperto meccanico, che ora lavora in un cimitero per carri armati russi vicino alla città di Izyum, recentemente riconquistata.

Ciò che fa è rimuovere le parti utilizzabili in modo che possano essere nuovamente usate altrove, nei veicoli da combattimento ucraini, per esempio.

Dice che sta cercando di fare la sua parte in ambito bellico, sperando che la guerra finisca in pochi mesi.