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Pinheiro: "Troppa disparità nel trattamento tra rifugiati siriani e ucraini"

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Di Debora Gandini
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Paulo Pinheiro. Presidente della Commissione ONU sulla Siria
Paulo Pinheiro. Presidente della Commissione ONU sulla Siria   -   Diritti d'autore  FABRICE COFFRINI/AFP or licensors

Oltre 300 mila morti nel conflitto in Siria dal 2011 al 2021, secondo gli ultima dati delle Nazioni Unite. Una guerra che sta ancora devastando il paese. In un'intervista a Euronews, il presidente della Commissione ONU sulla Siria, Paulo Pinheiro, ha spiegato che queste cifre riflettono quanto sia grave la situazione specie per i civili, visto che i numeri non comprendono soldati e combattenti.

"Quello che il rapporto rivela molto chiaramente è l'assenza di protezione dei civili. Nessuna fazione, nessuna parte coinvolta nel conflitto in Siria si preoccupa della protezione della loro vita. Questa è la realtà". Altra nota dolente, ha fatto notare poi Pinheiro, riguarda il divario tra l’accoglienza e il trattamento dei rifugiati ricevuto da siriani e dagli ucraini.

"Non criticherò né contesterò il generoso sostegno che l'Europa sta dando ai rifugiati ucraini. Ma siccome mi occupo da 11 anni della crisi in Siria, ritengo che sia davvero triste vedere questa disparità di trattamento. C’è molta apertura e generosità nei confronti dell'Ucraina, fattore che non critico affatto. Anzi sono felice. Ma mi piacerebbe vedere applicato lo stesso standard di accoglienza anche verso i profughi siriani".

Paulo Pinheiro è quindi tornato sulla questione di portare davanti alla giustizia internazionale i crimini di guerra commessi in Siria, riconoscendo che i tribunali nazionali stanno assumendo un ruolo guida anche se restano diversi nodi da scogliere.

“Al momento non vedo alcuna possibilità all'orizzonte per un rinvio alla Corte penale internazionale. E nell'attuale frangente è impossibile a causa del veto di uno o due dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Questo è il problema. C’è tuttavia anche un lato positivo. Mi riferisco al fatto che diversi Paesi europei stanno perseguendo e in alcuni casi condannando persone che hanno commesso crimini contro l'umanità o crimini di guerra”.

"C’è molta apertura e generosità nei confronti dell'Ucraina, fattore che non critico affatto. Anzi sono felice. Mi piacerebbe vedere applicato lo stesso standard di accoglienza anche verso i profughi siriani".
Paulo Pinheiro
Presidente Commissione ONU sulla Siria

Il caso della Germania

Lo scorso gennaio, in Germania, un ex colonnello dell'Esercito siriano è stato dichiarato colpevole di crimini contro l'umanità. Il tribunale di Coblenza, in Germania, ha infatti condannato all'ergastolo Anwar Raslan, reo dell'omicidio di 27 persone in un centro di detenzione a Damasco tra aprile 2011 e settembre 2012 e della tortura di altri 4.000 detenuti. 

Wassim Mukdad, uno dei querelanti, ha dovuto descrivere alla corte i dolorosi abusi subiti. Raslan ha disertato nel 2012, ottenendo asilo in Germania: il 58enne ex alto funzionario dei servizi di sicurezza sotto la presidenza di Assad è stato processato per quanto commesso nella prigione di Al-Khatib, nota come "inferno in Terra".

Il ruolo della Corte Penale Internazionale

La Corte Penale Internazionale (CPI) si trova nella posizione di non poter esercitare la propria giurisdizione sulla Siria. Lo Stato mediorientale, infatti, non è parte allo Statuto di Roma. In altre parole, non riconosce le sue prerogative giudiziali. 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe il potere di attivare la Corte dell’Aja attraverso una segnalazione (referral). Ma l’unico tentativo fatto nel 2014 è miseramente fallito a causa del veto di Cina e Russia. Considerando che i cinque membri permanenti del CdS (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) sono coinvolti a vario titolo nel conflitto siriano, è verosimile che qualsiasi altra iniziativa del genere finirebbe allo stesso modo.