Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Solitudine percepita conta più dell'isolamento reale, secondo una ricerca

Come la solitudine può influire sulla tua salute.
Come la solitudine può influire sulla tua salute. Diritti d'autore  Copyright 2024 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore  Copyright 2024 The Associated Press. All rights reserved.
Di Marta Iraola Iribarren
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Essere soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa, e secondo i ricercatori riconoscere questa differenza può prevenire gravi conseguenze per la salute.

Essere soli e sentirsi soli non sono la stessa cosa, e il corpo lo sa.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Da fuori le due condizioni possono sembrare simili, ma i ricercatori hanno scoperto che a contare di più non è tanto il numero di persone nella vita di qualcuno, quanto il modo in cui quei legami vengono percepiti.

Uno studio della Cornell University, pubblicato sulla rivista JAMA Network Open (fonte in inglese), ha rilevato che i partecipanti che si sentivano più soli di quanto lasciassero pensare le loro condizioni sociali presentavano rischi sanitari più elevati.

«La maggior parte dei messaggi di sanità pubblica sulla solitudine punta ad allargare le reti sociali. Ma questo studio suggerisce che la connessione in sé non basta», ha dichiarato il coautore Anthony Ong, professore di psicologia e direttore degli Human Health Labs alla Cornell University.

«Due persone possono avere condizioni sociali simili e andare incontro a percorsi di salute molto diversi, a seconda di come vivono quelle condizioni», ha aggiunto.

Quali sono le conseguenze sulla salute?

Isolamento sociale e solitudine sono stati studiati a fondo e rappresentano una preoccupazione crescente per la sanità pubblica, a causa del loro impatto negativo sia sulla salute mentale sia su quella fisica, sottolineano gli autori.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), circa il 16 per cento delle persone nel mondo sperimenta la solitudine.

Il team di ricerca ha esaminato la discrepanza tra isolamento sociale oggettivo e sensazioni soggettive di solitudine, che ha definito «asimmetria sociale».

Per isolamento sociale si intende un contatto e una partecipazione limitati alla vita sociale, mentre la solitudine è un'esperienza soggettiva di distacco dagli altri.

Analizzando i dati di 7.845 adulti over 50 che vivevano in Inghilterra, seguiti in media per 13,6 anni, lo studio ha rilevato che la discrepanza tra le due dimensioni era associata a un aumento del rischio di malattia e di morte.

Chi si sentiva più solo di quanto indicassero le proprie condizioni sociali, classificato come «socialmente vulnerabile», affrontava un rischio più elevato di mortalità per tutte le cause, malattie cardiovascolari e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Al contrario, i partecipanti socialmente isolati ma che non si sentivano soli, descritti come «socialmente resilienti», mostravano un lieve aumento del rischio per la maggior parte degli esiti di salute.

Lo studio ha anche rilevato che chi si sentiva solo ed era socialmente isolato presentava un rischio più elevato di mortalità.

«L'aspetto incoraggiante è che l'asimmetria sociale è misurabile: questo significa che possiamo potenzialmente individuare chi è più a rischio prima che compaiano le conseguenze sulla salute», ha osservato Ong.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications Psychology (fonte in inglese), ha rilevato che chi riferisce una «solitudine cronica» tende più facilmente a percepire la prossima interazione come minacciosa, una percezione che porta al ritiro sociale.

La ricerca ha inoltre mostrato che questo circolo è ancora più radicato tra le persone con livelli più elevati di solitudine cronica, il che lo rende particolarmente difficile da spezzare.

«Questi risultati suggeriscono che gli interventi devono andare oltre l'ampliamento della rete sociale di una persona», ha aggiunto Ong, sottolineando che per contrastare la solitudine occorre guardare non solo alle condizioni strutturali che la producono, ma anche alle dinamiche percettive e comportamentali che la mantengono.

Come possono i medici affrontare la solitudine?

Secondo l'OMS, una visita su cinque al medico di base riguarda problemi che non possono essere risolti solo con gli strumenti clinici, come l'isolamento sociale, la solitudine o le difficoltà economiche.

Per questo alcuni professionisti sanitari ricorrono alla social prescribing (prescrizione sociale). Si tratta di attività non mediche che migliorano il benessere dei pazienti, spesso iniziative di comunità come gruppi di cammino, volontariato o orti condivisi.

Collegando i servizi sanitari alle risorse della comunità, la prescrizione sociale punta a migliorare la salute della popolazione, ridurre le disuguaglianze e alleviare la pressione evitabile su sistemi sanitari già sovraccarichi, spiega l'OMS.

Il Regno Unito è stato il primo Paese a integrare la prescrizione sociale nelle politiche sanitarie nazionali, con oltre un milione di persone indirizzate ogni anno a servizi di questo tipo.

«La prescrizione sociale offre uno strumento potente per affrontare i determinanti sociali della salute», ha dichiarato Nils Fietje, dell'OMS Europa.

Da marzo 2026, la National Academy for Social Prescribing (NASP) del Regno Unito sarà Centro collaboratore dell'OMS per le politiche e lo sviluppo della prescrizione sociale, e offrirà supporto ai Paesi membri dell'OMS nello sviluppo e nell'attuazione di queste politiche nei rispettivi sistemi sanitari nazionali.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Sigarette elettroniche più efficaci per smettere di fumare, ma non sono senza rischi

Solitudine percepita conta più dell'isolamento reale, secondo una ricerca

Spagna, sempre meno nascite nei giorni festivi: medicalizzazione del parto e violenza ostetrica