Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Il mondo promette di triplicare i fondi ai Paesi poveri: il Regno Unito farà dietrofront?

Foto scattata da un elicottero dell'agenzia nazionale per la gestione delle calamità durante il lancio di aiuti, mostra un'area allagata dopo il ciclone Senyar.
Questa foto, scattata da un elicottero dell’agenzia nazionale per la gestione dei disastri durante la distribuzione di aiuti, mostra un’area allagata dopo il ciclone Senyar. Diritti d'autore  Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved.
Di Liam Gilliver
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Il governo britannico ha dichiarato a Euronews Green che sta 'modernizzando' il proprio approccio ai finanziamenti climatici internazionali, ma non ha commentato sui presunti tagli.

Al Regno Unito è stato ricordato che ridurre i finanziamenti per il clima destinati ai Paesi più poveri sarebbe un «atto di autolesionismo», che ne indebolirebbe l’influenza globale e metterebbe a rischio la sicurezza alimentare.

Secondo il quotidiano britannico The Guardian, i ministri intendono ridurre la finanza per il clima destinata al «mondo in via di sviluppo» dagli 11,6 miliardi di sterline (circa 13,37 miliardi di euro) impegnati negli ultimi cinque anni a 9 miliardi di sterline (10,37 miliardi di euro) per i prossimi cinque. Tenendo conto dell’inflazione, ciò equivarrebbe a un taglio di circa il 40% del potere di spesa rispetto al 2021.

Al vertice ONU COP29 del 2024, quasi 200 Paesi – compreso il Regno Unito – hanno concordato di triplicare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo fino a 300 miliardi di dollari l’anno (circa 254,5 miliardi di euro) entro il 2035.

Un anno dopo, alla COP30 di Belém, i Paesi in via di sviluppo hanno chiesto maggior sostegno per l’adattamento, per proteggere le popolazioni dagli effetti della crisi climatica costruendo infrastrutture come difese contro le inondazioni e sistemi idrici resilienti alla siccità. Tuttavia le parti si sono limitate a ribadire l’impegno a «triplicare almeno» i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035, senza passi avanti concreti.

Regno Unito, in arrivo tagli ai finanziamenti per il clima?

Un portavoce del governo ha dichiarato a Euronews Green che il Regno Unito sta «modernizzando» il proprio approccio alla finanza internazionale per il clima per concentrarsi su un «impatto maggiore», garantendo che ogni sterlina produca risultati per i contribuenti britannici e per le persone sostenute dai programmi.

«Il Regno Unito resta impegnato a fornire finanza internazionale per il clima, facendo la propria parte insieme agli altri Paesi sviluppati e ai fornitori di finanza climatica per rispettare gli impegni internazionali», ha aggiunto. «Il Regno Unito è sulla buona strada per erogare 11,6 miliardi di sterline in finanza internazionale per il clima entro la fine di questo anno finanziario».

Il Foreign, Commonwealth & Development Office, che per prassi non commenta mai le fughe di notizie, non ha confermato se i presunti tagli saranno effettivamente attuati, né ha risposto alle critiche già sollevate.

Tagli alla finanza per il clima, la fiducia nel Regno Unito è in gioco

Gareth Redmond-King, dell’Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), definisce un simile provvedimento un «atto di autolesionismo» per il Regno Unito, qualora venisse confermato.

«Importiamo dall’estero due quinti del nostro cibo, gran parte del quale è prodotto in Paesi colpiti più duramente da ondate di calore estreme e inondazioni», spiega.

«La finanza climatica del Regno Unito aiuta gli agricoltori in questi Paesi ad adattare le loro pratiche agricole, così da mantenere sia il loro sostentamento sia la nostra sicurezza alimentare».

Redmond-King sostiene che un passo indietro sugli impegni climatici danneggerebbe anche la credibilità della posizione britannica, proprio mentre il Paese ha compiuto progressi reali nel ridurre le emissioni e nel puntare agli obiettivi di zero netto.

«Con la Cina che potrebbe offrire forme di finanza per il clima alle nazioni più povere che ne hanno bisogno, il rischio a lungo termine riguarda il potere relativo e l’influenza del Regno Unito sulla scena mondiale».

Biodiversità e clima, un rischio per la sicurezza nazionale britannica

Le indiscrezioni arrivano a poche settimane dalla pubblicazione, da parte del Department for Environment, Food and Rural Affairs (DEFRA), di un documento di 14 pagine che avverte come il collasso degli ecosistemi globali rappresenti una minaccia diretta per la sicurezza nazionale e la prosperità del Regno Unito.

Secondo il documento, redatto con il presunto coinvolgimento di MI5 e MI6, il mondo sta già sperimentando gli effetti della perdita di biodiversità, come i fallimenti dei raccolti, il moltiplicarsi dei disastri naturali e l’aumento dei focolai di malattie infettive.

Ma senza un «intervento di grande portata», avverte il rapporto, queste minacce sono destinate a intensificarsi di pari passo con il degrado ambientale.

I funzionari hanno sottolineato la dipendenza del Regno Unito dai mercati globali per cibo e fertilizzanti: circa il 40% degli alimenti consumati nel Paese – tra cui ortaggi, zucchero e soia per l’allevamento – proviene dall’estero.

«La perdita di biodiversità, insieme al cambiamento climatico, è tra le maggiori minacce di medio-lungo periodo alla produzione alimentare nazionale, attraverso l’impoverimento dei suoli, la scomparsa degli impollinatori, la siccità e le inondazioni», afferma il documento.

«Il collasso degli ecosistemi metterebbe il sistema agricolo britannico sotto fortissima pressione, rendendo difficile la transizione verso nuovi approcci e tecnologie necessari a mantenere l’approvvigionamento alimentare».

Le perturbazioni dei mercati internazionali causate dal collasso degli ecosistemi metterebbero a rischio la sicurezza alimentare del Regno Unito. Si aprirebbe così la strada alla criminalità organizzata, che potrebbe «sfruttare» la scarsità di risorse, e sempre più persone rischierebbero di precipitare nella povertà, avverte il rapporto.

Man mano che più persone superano la soglia dell’insicurezza alimentare, i flussi migratori aumenteranno. Secondo un rapporto fondamentale del 2021 del Council on Strategic Risks, anche solo un aumento dell’1% dell’insicurezza alimentare in una popolazione spinge l’1,9% di persone in più a migrare.

Il documento segnala inoltre una crescente polarizzazione politica e instabilità nelle aree prive di sicurezza alimentare e idrica, che potrebbe innescare un’impennata della disinformazione.

«Conflitti ed escalation militari diventeranno più probabili, sia all’interno degli Stati sia tra Stati diversi, man mano che i gruppi si contenderanno terre coltivabili, cibo e risorse idriche», aggiunge il rapporto. «I conflitti già in corso ne usciranno aggravati».

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Boom di eolico e solare in Cina: perché si costruiscono ancora tante centrali a carbone?

Sentenza di un tribunale tedesco, «Ora basta»: aumenta la pressione per sbloccare i piani sul clima

Il livello del mare cresce nel mondo, ma in Groenlandia sta per calare, dicono gli scienziati