Loader
Seguiteci
Pubblicità

Scandalo Jason Arday: il caso Cambridge che scuote l'accademia britannica

Il caso Jason Arday: lo scandalo che scuote il mondo accademico britannico
Il caso Jason Arday: lo scandalo che scuote il mondo accademico britannico Diritti d'autore  St Mary's University Twickenham screenshot
Diritti d'autore St Mary's University Twickenham screenshot
Di David Mouriquand
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Una disputa per plagio ha provocato uno dei maggiori scandali accademici del Regno Unito. Al centro c'è il professor Jason Arday, icona della guerra culturale su "wokeness" e DEI. Il suo controverso memoir uscirà a fine mese.

È lo scandalo che sta scuotendo i vertici della comunità accademica britannica: accuse di plagio, affermazioni fantastiche e non solo la caduta di un presunto prodigio, ma anche una dura critica a una delle istituzioni educative più prestigiose del Regno Unito.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Tutto ruota attorno a Jason Arday, professore di sociologia dell’educazione che si è dimesso dal suo incarico all’Università di Cambridge dopo che l’ateneo ha avviato un’inchiesta sulle sue "qualifiche accademiche e nomine onorifiche".

In un comunicato, l’università ha dichiarato: "L’Università di Cambridge ha avviato un’indagine a seguito di nuove informazioni sulle qualifiche accademiche e sulle nomine onorifiche del professor Arday. Per garantire un processo equo, non rilasceremo ulteriori commenti finché l’indagine non sarà conclusa".

Il comunicato aggiungeva: "Separatamente, restano numerosi reclami in corso riguardanti condotte accademiche scorrette, che vengono gestiti in linea con la nostra policy sulla cattiva condotta nella ricerca".

Lo scandalo ha messo sotto esame le politiche di assunzione di Cambridge. Molti stanno sfruttando la vicenda di Arday per alimentare le guerre culturali sulla rappresentazione e sulle iniziative DEI (Diversity, Equity and Inclusion). È probabile che il dibattito resti acceso, anche perché le sue memorie, "Great And Unfortunate Things", scritte con Eve Claxton, dovrebbero comunque uscire nel Regno Unito il 27 agosto, nonostante le controversie in corso.

Chi è Jason Arday?

Nato come Jason Atta Kwei Arday il 9 maggio 1985 da genitori originari del Ghana che vivevano in un complesso di edilizia popolare a Clapham, Jason Arday è l’accademico britannico che ha conseguito un dottorato all’Università Liverpool John Moores nel 2015.

Avrebbe insegnato sociologia sia all’Università di Durham che all’Università di Glasgow, prima di pubblicare articoli sulla critical race theory, sul razzismo nel sistema educativo britannico e sulle sue esperienze di neurodivergenza.

Nel 2023, a 37 anni, è diventato il più giovane professore nero dell’Università di Cambridge e fellow del Jesus College.

All’epoca, l’ateneo annunciò con orgoglio che era "la persona nera più giovane mai nominata professore" nei suoi 800 anni di storia, aggiungendosi a soli altri cinque professori neri a Cambridge.

Bhaskar Vira, pro-vice-chancellor per l’istruzione, definì Arday "uno studioso eccezionale di razza, disuguaglianza e istruzione", aggiungendo che avrebbe "dato un contributo significativo alla ricerca di Cambridge in questo ambito e al contrasto della sottorappresentazione di persone provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, in particolare delle comunità nere, asiatiche e di altre minoranze etniche".

Vira aggiunse allora: "La sua esperienza mette in luce gli ostacoli affrontati da molti gruppi sottorappresentati nell’istruzione superiore e soprattutto nelle università d’élite. Cambridge ha la responsabilità di fare tutto il possibile per affrontare questo problema, creando spazi accademici in cui tutti si sentano parte integrante".

Dopo la sua nomina a professore di sociologia e istruzione, è arrivata una vasta copertura mediatica. Arday è apparso in televisione, ha ricevuto diverse lauree honoris causa e ha beneficiato di un’attenzione positiva che ha spinto molti a considerarlo una sorta di "superstar" del mondo accademico.

Ma con il suo nuovo status prestigioso di pioniere accademico sono arrivati anche controlli molto più serrati sul suo passato e sulle sue credenziali.

Era troppo bello per essere vero?

Poche settimane fa sono emerse gravi accuse di cattiva condotta accademica, inizialmente legate a sospetti di plagio.

In aprile Arday ha tenuto un discorso di apertura al congresso della British Sociological Association, sostenendo che attivisti bianchi conservatori e di destra usano un "copione" per prendere di mira accademici neri. Ha definito questo fenomeno un "cancro" che, a suo dire, i colleghi dovrebbero "sradicare dal mondo accademico".

Le accuse di plagio nei suoi confronti sono poi diventate pubbliche a luglio.

In un post su Substack, Nathan Cofnas, filosofo dell’Università di Gand e auto-definito "race realist", licenziato dall’Emmanuel College di Cambridge nel 2024, ha sostenuto che la tesi di dottorato di Arday, intitolata "An exploration of peer-monitoring among student teachers to inform reflective practice within the context of action research", fosse plagiata, dopo averla analizzata con un software per il rilevamento del plagio.

Il Telegraph ha riferito (fonte in inglese) che dall’analisi erano emersi oltre 100 passaggi della tesi di Arday molto simili a quelli di un’altra tesi, scritta da Paula Zwozdiak-Myers, studentessa della Brunel University di Londra, pubblicata sei anni prima.

Nell’articolo, intitolato "Cambridge’s diversity poster boy in plagiarism row", il Telegraph citava Dave Harris, professore emerito alla Plymouth Marjon University, che nel 2023 aveva segnalato alle università di Cambridge e Liverpool John Moores i suoi sospetti di plagio. Harris è citato così: "A mio parere, parti importanti dell’opera del professor Jason Arday, sia la tesi di dottorato che alcuni articoli successivi, scritti da solo o in co-autoria, sembrano mostrare indizi di un grave plagio. Non riesco a pensare ad altre spiegazioni plausibili per ciò che ho letto".

Quando queste accuse sono emerse, è partita una reazione di segno opposto. L’Università di Cambridge ha inizialmente sostenuto che chi sollevava dubbi sull’integrità accademica di Arday fosse mosso da motivazioni razziste.

Cambridge ha affermato che Arday è stato vittima di una "vile campagna per minarne la credibilità".

A complicare ulteriormente le cose ci sono le notizie secondo cui Jack Grove, giornalista della rivista Times Higher Education, aveva già indagato in passato sul presunto plagio di Arday, preparando un’inchiesta nel settembre 2025. Grove aveva contattato Arday per un commento e Arday aveva risposto tramite una lettera legale dello studio Carter-Ruck. Times Higher Education non ha poi pubblicato l’articolo.

Si è poi saputo che Arday aveva presentato una denuncia contro Grove alla Metropolitan Police di Londra, che ha aperto un’indagine sul giornalista durata quattro mesi.

Il capo della Met, Mark Rowley, ha successivamente ammesso che la polizia aveva "fallito" e che la denuncia contro Grove avrebbe dovuto essere "archiviata molto prima, senza bisogno di un’indagine".

Questa indagine contro un giornalista che stava semplicemente cercando un diritto di replica ha scatenato critiche sui social media, con commenti secondo cui il Regno Unito sarebbe diventato una sorta di "stato di polizia" e che la Met dovesse rispondere delle sue azioni.

In seguito sono emerse altre accuse relative alla storia personale di Arday…

Jason Arday porta la fiamma olimpica durante la tappa della Torch Relay tra Sutton e Merton, a Londra - 23 luglio 2012
Jason Arday porta la fiamma olimpica durante la tappa della Torch Relay tra Sutton e Merton, a Londra - 23 luglio 2012 Joe Giddens/LOCOG/PA via AP

Altre fandonie?

Dal plagio alle storie romanzate.

Il 1° agosto, The Guardian ha pubblicato una propria inchiesta (fonte in inglese), firmata da Lanre Bakare, che evidenzia ulteriori discrepanze nei racconti di Arday sulla sua vita. La sua storia sarà raccontata in un libro di memorie per l’editore Simon & Schuster, che dovrebbe comunque uscire entro fine mese.

Tra i dettagli riportati figurano la diagnosi di autismo all’età di tre anni; l’affermazione di essere stato non verbale fino a 11 anni; quella di non aver saputo leggere o scrivere fino a 18 anni; il racconto di aver corso 600 miglia in sei giorni, cosa che lo collocherebbe tra i più grandi ultramaratoneti e atleti di endurance al mondo; e ancora il claim secondo cui avrebbe raccolto oltre 5 milioni di sterline per beneficenza correndo 30 maratone in 35 giorni, tra cui nove maratone con una frattura da stress al perone.

Quando The Guardian gli ha chiesto conto della cifra dei 5 milioni di sterline, Arday ha precisato che il denaro era stato raccolto con l’aiuto di "molti gruppi di raccolta fondi nell’arco di due decenni".

Arday ha inoltre sostenuto di aver ricevuto minacce online dopo la sua nomina a Cambridge e che un uomo armato e mascherato si sarebbe presentato sul posto di lavoro per minacciarlo. Un’indagine di The Guardian non ha trovato alcuna traccia di questo individuo nelle registrazioni CCTV e nessun altro membro del personale ha dichiarato di averlo visto.

Arday ha anche affermato che una testa di maiale sarebbe stata recapitata alla casa dei suoi genitori, nel sud di Londra. Ha dichiarato che la Metropolitan Police avrebbe identificato la macelleria da cui proveniva la testa. Tuttavia, The Guardian non ha trovato prove a sostegno di queste affermazioni e la Met ha negato che sia mai stata aperta un’indagine.

Molti hanno espresso dubbi, ritenendo queste storie delle invenzioni. Quando Bakare ha contestato a Arday la mancanza di prove per alcune sue dichiarazioni, Arday ha risposto: "Sinceramente, pensavo che mi avresti semplicemente creduto. Perché dovrei mentire?"

Le sue memorie, "Great And Unfortunate Things", raccontano "trionfi improbabili e dolorose battute d’arresto", secondo il materiale promozionale del libro. Il nuovo esame delle sue presunte imprese ha portato, a quanto pare, alla modifica o persino alla cancellazione di alcuni episodi dalla biografia.

In un’intervista con The Times (fonte in inglese), Arday ha nuovamente negato di aver mentito, dichiarando: "Qui stiamo parlando di accademia. Non ho ucciso nessuno. Penso che la crudeltà che ho subito e il modo in cui sono stato dipinto come una sorta di bugiardo e fantasioso siano totalmente inaccettabili".

E adesso?

In una lettera di dimissioni pubblicata il 5 agosto sul sito del Good Law Project (fonte in inglese), Arday ha scritto: "Le critiche sono una parte inevitabile della vita accademica, ma ciò che ho vissuto va ben oltre il normale dissenso tra studiosi".

"Le accuse incessanti, le speculazioni e il dibattito pubblico hanno avuto un impatto profondo su di me e sulle persone che amo".

Ha aggiunto che "l’unico modo per mettere fine a questo capitolo" era farsi da parte, scrivendo: "Questa decisione non deve essere interpretata come una perdita di fiducia nella ricerca o nei valori che mi hanno portato a Cambridge. Né deve essere scambiata per un’accettazione delle narrazioni che si sono create su di me. È semplicemente la scelta di una persona che ha raggiunto il limite di ciò che si può ragionevolmente chiedere a chiunque di sopportare".

"La risposta di così tante persone in tutto il mondo è stata travolgente. Migliaia hanno festeggiato non solo la mia nomina, ma ciò che rappresentava: che talento, perseveranza e speranza possono prevalere anche sulle avversità più grandi".

Arday ha concluso la lettera affermando di aver bisogno di "tempo per guarire".

"Ho bisogno di tempo per tornare semplicemente a essere me stesso. E quando quel momento arriverà, tornerò".

A complicare ulteriormente la situazione sono arrivate le rivelazioni del Times, secondo cui un software di rilevamento avrebbe suggerito che la lettera di dimissioni è stata scritta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

L’ultimo sviluppo è stata la cancellazione di diversi eventi del tour promozionale del suo libro, tra cui un incontro a Edimburgo e una "fireside chat" alla Royal Geographical Society.

Di chi è la responsabilità?

Come prevedibile, la caduta di Arday ha spinto media e commentatori di destra ad accanirsi sul suo caso e a sfruttarlo, trasformandolo nel simbolo di una guerra culturale permanente sulla "wokeness" e sulle politiche DEI. Allo stesso tempo, molti criticano i media e le figure progressiste accusandoli di aver liquidato troppo in fretta preoccupazioni che si sono rivelate fondate.

La maggior parte delle critiche per ora è rivolta all’Università di Cambridge, storica istituzione spesso contestata per i suoi risultati in materia di diversità.

Sono emerse domande sul giudizio e sull’adeguatezza dei controlli effettuati, con l’accusa che Arday possa essere stato promosso rapidamente perché l’università potesse sfruttarne l’immagine.

Una lettera congiunta, sottoscritta da accademici di alto profilo, tra cui la professoressa di Cambridge Priyamvada Gopal, chiede un’indagine indipendente su come Arday sia stato nominato fin dall’inizio. Il documento suggerisce che sia stato assunto da chi cercava una "soluzione rapida" ai problemi, reali o percepiti, di diversità dell’ateneo. La lettera esprime anche il timore che lo scandalo possa "far arretrare i limitati progressi ottenuti da Cambridge nel contrastare la storica sottorappresentazione".

In un comunicato diffuso lo scorso venerdì, Cambridge ha confermato: "L’università continuerà a indagare sulle circostanze relative alla nomina e alla permanenza in carica di Jason Arday".

Ha aggiunto: "I risultati confluiranno in una revisione delle procedure per la nomina alle posizioni accademiche senior. Inoltre, come già annunciato, il Research Policy Committee dell’università rivedrà la policy sulla cattiva condotta nella ricerca".

Al momento in cui scriviamo, Arday continua a sostenere di non aver fatto nulla di male.

È un bugiardo e un fantasioso che ha ingannato il sistema con falsità e con una storia di riscatto che molti erano fin troppo ansiosi di applaudire? Oppure è una vittima proprio di quel sistema, che ha portato un uomo ambizioso a finire nel fuoco incrociato delle agende di ambienti progressisti che lo hanno sfruttato e di figure dell’estrema destra che lo hanno usato come capro espiatorio?

Le due cose, in parte, possono coesistere. Quello che è certo è che questo scandalo in corso sfugge alle semplificazioni e agli scambi di accuse, e che tutte le parti coinvolte condividono la responsabilità per le ripercussioni che la vicenda di Arday avrà sugli accademici neri e sulla reputazione dell’istruzione superiore nel Regno Unito.

Le memorie di Jason Arday, "Great And Unfortunate Things", dovrebbero comunque essere pubblicate nel Regno Unito il 27 agosto.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Disney deve fare causa: bufera sulla Casa Bianca per post ICE con Spider-Man

Netflix criticata per la voce IA di Gene Wilder nella nuova serie Willy Wonka

Cambridge, lancetta dell'orologio scomparsa da un college restituita dopo un secolo per uno scherzo