Grand Prix de Genève al film "Aurora’s Sunrise". Tanti i documentari sui temi di attualità

Immagini del film vincitore "Aurora's Sunrise” di Inna Sahakyan
Immagini del film vincitore "Aurora's Sunrise” di Inna Sahakyan Diritti d'autore AP Photo
Di Frédéric PonsardDebora Gandini
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Il Premio “Gilda Viera de Mello” è andato a "Colette et Justin" del franco-congolese Alain Kassanda. La storia di due nonni che hanno vissuto la colonizzazione e l’emigrazione

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Dopo 10 giorni di proiezioni di documentari e pellicole d’animazione, il Festival del film e forum internazionale sui diritti umani di Ginevra ha proclamato il vincitore del Gran Prix. Si tratta della pellicola armena "Aurora's Sunrise” di Inna Sahakyan. A ritirare il premio un rappresentante della delegazione armena presso l’Onu in quanto la regista e produttrice non è riuscita ad essere presente in Svizzera. 

Il film evoca il genocidio armeno del 1915 attraverso la storia di una giovane donna sopravvissuta Aurora Mardiganian. Una sceneggiatura che mescola la forza della testimonianza, le immagini di un film che si credeva perso e l’impiego di un’animazione acquerello.

Il Premio “Gilda Viera de Mello” è andato invece a "Colette et Justin" del franco-congolese Alain Kassanda. La storia di due nonni che hanno vissuto la colonizzazione e l’emigrazione. 

Il regista ha usato le testimonianze dirette con immagini d'archivio del Belgio. "Uno dei motivi per cui ho realizzato questo film è che volevo anche riappropriarmi della narrazione. Questa storia non si tramanda solo nella mia famiglia. Gli afro-discendenti non conoscono la storia del paese di origine dei loro genitori. Chi custodisce questa memoria e come ci riappropriamo di questi archivi per raccontare una storia dal nostro punto di vista?", ha sottolineato il regista. 

Nella sezione “Documentary Focus, il Premio dell'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) è andato al film "Etilaat Roz", dal nome del più grande quotidiano di Kabul. La pellicola, di Abbas Rezaie, racconta il ritorno dei talebani al potere in Afghanistan e sulla vita d’inferno dei giornalisti che hanno perso ogni libertà di espressione. "L'ho fatto per raccontare la storia, vengo dalla guerra. Come attivista sociale, i miei amici e le reti che lavorano in tutto il mondo dovrebbero responsabilizzare i politici che stanno decidendo per quel Paese".

Nella sezione “Documentari di creazione” i membri della giuria hanno premiato anche “Seven Winters in Tehran” (menzione speciale della Giuria) della regista Steffi Niederzoll. Nel vasto palmarès 2023, che premia un totale di 11 opere, figura anche il film iraniano "Beyond the Wall’, di Vahid Jallivand, che ha ottenuto il Gran Premio della Fiction.

Il Festival di Ginevra ha accolto oltre 29mila spettatori e ospitato dibattiti su temi di attualità incentrati sui diritti umani in presenza di 220 invitati.

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