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Al via il Festival del film di Ginevra sui diritti umani. L'arte incontra la politica

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Diritti d'autore euronews
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Di Frédéric Ponsard
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La complessità della convivenza tra gruppi etnici, i sogni e le paura dei giovani del Donbass, il dramma dei migranti afgani. A Ginevra fino al 19 marzo

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Come ogni anno a marzo Ginevra ospita il Festival internazionale del cinema e il forum sui diritti umani, che si svolge parallelamente alla riunione annuale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Barbara Hendricks, sponsor dell’evento, ha aperto il festival celebrando il 75° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Quest'anno il Festival presenta 36 film con 7 anteprime mondiali, 21 dibattiti, di cui 10 trasmessi in diretta, e quasi 220 ospiti internazionali.

Dove l'arte incontra la politica e l'attivismo

La direttrice Irène Challand ci spiega che "quest'anno sono tre i temi principali del festival: le migrazioni, il nazionalismo nei conflitti e nelle guerre, e il riscaldamento globale". "Siamo davvero nel bel mezzo di una società che cambia, da tutti i punti di vista: geopolitico, sociale, individuale", aggiunge.

Nella categoria narrativa, "The Land Within" incrocia i temi della guerra e della migrazione. Tratta della storia di un immigrato kosovaro in Svizzera che deve tornare nel suo Paese per riesumare i fantasmi del passato e identificare i parenti ritrovati in una fossa comune.

Senza mai nominare il suo paese, diviso tra popolazioni serbe e albanesi, il regista, lui stesso di origine kosovara, mostra nel suo film la complessità della realtà

"Questo tipo di storia, cioè di corpi che vengono sepolti e che escono da una fossa comune si è vista in molti luoghi, non solo in Europa, ma anche in altri continenti", racconta Fisnik Maxville, autore del film. "Se il segreto rimane sottoterra e non viene portato alla luce, rallenta non solo il processo di pace vero e proprio tra i diversi gruppi, ma anche il processo di pace con la terra in cui viviamo", spiega. Il valore della terra a cui si fa riferimento nel film "è simbolicamente importante, è evidente quando vediamo che dal punto di vista geopolitico la questione in Europa non è ancora risolta, e non lo sarà mai".

Storie ucraine

We Will Not Fade Awayè un film ucraino con un messaggio forte. Segue i sogni e le paure di 5 adolescenti nel Donbass, prima dell'invasione russa. Per presentare il film è stato organizzato un dibattito sulla legittimità e l'efficacia di un tribunale internazionale per punire i crimini di guerra commessi ai danni della popolazione ucraina.

Pierre Hazan, giurista e scrittore che ha moderato il dibattito, sa bene quanto la questione sia complessa.

"La domanda è: cosa facciamo con colui o coloro che percepiamo come il diavolo? Dobbiamo metterlo dietro le sbarre, qualora fosse possibile, oppure dobbiamo trattare con lui, seppur mantenendo le distanze?", si chiede il giurista citando i temi del dibattito. "Da un lato c'è una parte dell'opinione pubblica che dice che non possiamo parlare con Putin perché è responsabile dell'aggressione e le sue truppe stanno commettendo crimini di guerra e crimini contro l'umanità, dall'altro ci sono altri, come il presidente francese Emmanuel Macron, che dicono che dobbiamo parlargli comunque perché un giorno dovremo raggiungere una qualche soluzione politica", aggiunge. 

Creare legami

Il festival ha anche l’obiettivo di fare da mediatore su questioni irrisolte. Lo testimonia Kids Guernica, un affresco realizzato da migranti, alcuni dei quali privi di documenti.

"Lavoriamo insieme, ma creiamo anche relazioni", precisaFrançois Burland, che coordina il progetto mentre spiega come la creazione di un'opera richiede energia, ma permette anche di divertirsi. "L'obiettivo è creare un legame e pensare cosa si può fare per costruire insieme qualcosa che possa aiutarli a entrare in questo mondo che non conoscono”, continua l'artista. 

Tra gli eventi speciali del festival, la proiezione sulle rive del lago di Ginevra, in una yurta, dell'ultimo film della giornalista e regista Manon Loizeau su una giovane migrante afghana, Elaha, che incontra in Grecia. La storia viene raccontata con gli occhi di una bambina e "parla della resilienza di tutti questi bambini, e spiega cosa vuol dire crescere sulla strada", dice l'autrice Manon Loizeau.

Il film mostra il coraggio e i dubbi, i dolori e le gioie di una ragazza brillante e piena di risorse. Più di un terzo delle immagini sono state scattate dalla stessa Elaha e poi integrate nel film.

Manon Loizeau lo descrive come "un film collettivo e un messaggio di speranza". "Credo che questa giovane ragazza Elaha Iqbali sia il simbolo di tutti questi bambini che hanno un coraggio incredibile e che perseguono i loro sogni indipendentemente da ciò che accade intorno a loro", continua.

Il Festival e Forum internazionale sui diritti umani si svolge a Ginevra fino a domenica 19 marzo.

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