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Va in scena il postdigitale alla Biennale di Berlino

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Va in scena il postdigitale alla Biennale di Berlino
Di Paolo Alberto Valenti

Quali sono le coordinate dell’arte contemporanea? Forse la Biennale di Berlino nelle sue limitazioni individua i paradossi della globalizzazione.

I suoi organizzatori, i memebri del collettivo DIS di New York, sotto il titolo ‘The Present as a Drag’ tentano un catalogo di istantanee incertezze che affaticano la contemporaneità ma dovrebbero anche essere uno stimolo all’arte. Il gioco diventa un dialogo fra il pubblico e la città, fra l’interesse per l’arte e chi fa arte nel mondo.

Il londinese Simon Fujiwara per l’installazione intitolata ‘Museo della felicità’ si è ispirato al fratello economista che ha fatto uno studio sulla ‘felicità’ a partire dai presupposti delle società capitalistiche.

Gli austriaci Armen Avanessian e Alexander Martos hanno illustrato un nuovo tipo di servizio segreto per la gente chiamato ‘DISCREET’.

Cosi’ è la dimensione post digitale che si affacia prepotentemente sulla vasta ribalta berlinese.

La nona Biennale di Berlino resta aperta al pubblico fino al 18 settembre in diverse location della capitale tedesca.