Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Crescita dei salari in Europa dal 2020: gli europei stanno davvero meglio?

Una persona posa con banconote in euro prelevate da un bancomat a Sofia, giovedì 1º gennaio 2026, mentre il Paese entra nell'unione monetaria europea.
Una persona mostra alcune banconote in euro prelevate da un bancomat a Sofia, giovedì 1 gennaio 2026, mentre il Paese entra nell'unione monetaria europea. Diritti d'autore  Valentina Petrova
Diritti d'autore Valentina Petrova
Di Servet Yanatma
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Tenendo conto della crescita nominale e dell’inflazione, negli ultimi cinque anni nell’UE i salari orari reali sono diminuiti del 3%. La crescita salariale è stata più forte nei Paesi fuori dall’area euro e in quelli con salari più bassi.

Nell'UE la retribuzione oraria lorda è passata da 21,5 euro nel 2020 a 26,2 euro nel 2025, con un aumento del 21,9%. Tuttavia questi dati non tengono conto dell'inflazione.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Nello stesso periodo i prezzi al consumo di beni e servizi sono aumentati del 25,6%. Di conseguenza, i salari reali cumulati sono scesi del 3%, cioè il potere d'acquisto delle famiglie si è ridotto.

Come si sono evoluti salari e inflazione negli ultimi cinque anni in Europa? E quali Paesi sono i vincitori e i perdenti in termini reali dal 2020?

Tra 30 Paesi europei, in 12 i salari reali sono diminuiti, mentre in 18 sono aumentati, secondo i dati Eurostat elaborati da Euronews. Le cifre si basano sulle retribuzioni lorde espresse nelle valute nazionali.

I Paesi in testa sono fuori dall'area euro

La Bulgaria è il chiaro vincitore: tra il 2020 e il 2025 i salari reali sono aumentati del 37,4% in termini cumulati.

In Bulgaria nel 2023 è entrata in vigore una legge che impone che il salario minimo sia almeno il 50% del salario lordo medio.

Anche Serbia (25,4%), Croazia (21,1%) e Lituania (21,1%) hanno registrato aumenti superiori al 20%.

I primi tre Paesi non facevano parte dell'area euro nel 2020. Poiché alcuni Paesi vi sono entrati tra il 2020 e il 2025, il perimetro dell'area euro considerato è quello del 2020.

Altri tre Paesi fuori dall'euro, Romania (19,7%), Ungheria (18,8%) e Polonia (17,8%), hanno anch'essi registrato una crescita reale compresa tra il 15% e il 20%.

All'interno dell'area euro, Slovenia (14,4%), Lettonia (10,6%) e Grecia (8,6%) hanno registrato aumenti significativi nello stesso periodo.

In metà dei Paesi europei i salari reali sono variati tra -5% e +5%, segnalando oscillazioni relativamente contenute.

Tutti i "Big Four" vedono un calo dei salari reali

Nei quattro principali Paesi dell'UE i salari reali sono diminuiti ovunque. Il calo più marcato si è registrato in Italia, con un -9,2%, seguita dalla Spagna con -5,9%. Germania (-3,2%) e Francia (-3,3%) hanno segnato una flessione leggermente superiore alla media UE.

L'Italia è anche il Paese europeo con il calo più elevato.

Poiché i salari considerati sono lordi, le modifiche fiscali possono influenzare il risultato reale. Imposte più basse possono tradursi in guadagni netti maggiori, mentre imposte più alte possono ridurli nel periodo considerato. I rapporti tra salario netto e lordo variano molto da un Paese all'altro in Europa.

Capire le differenze tra Paesi: l'effetto di convergenza

Perché i salari reali crescano, l'aumento nominale deve superare l'inflazione. Anche il livello di partenza delle retribuzioni incide però sui tassi di crescita reale. È il cosiddetto effetto di convergenza.

Nel 2025 la Bulgaria aveva le retribuzioni orarie più basse tra i Paesi considerati, mentre Ungheria e Romania figuravano anch'esse tra i cinque con i salari più bassi.

Dal punto di vista economico è più facile per un Paese aumentare i salari da 5,7 euro nel 2020 a 10,5 euro nel 2025, come è avvenuto in Bulgaria, che per un Paese come la Germania passare da 28,6 a 34,5 euro.

Inflazione e crescita nominale

Analizzare insieme l'inflazione al consumo e la crescita nominale dei salari è un altro modo per valutare l'andamento in termini reali.

Dal 2020 diversi Paesi hanno registrato aumenti nominali dei salari molto forti, superiori al 60% in termini cumulati.

Gli incrementi maggiori si sono avuti in Bulgaria (84,2%), Ungheria (82,7%) e Romania (73,1%). Tuttavia l'inflazione è stata molto elevata anche in questi Paesi: rispettivamente 34,1%, 53,7% e 44,6%.

All'estremo opposto, l'Italia ha registrato l'aumento nominale più basso, pari al 9,5%, seguita da Malta (13,3%) e Francia (14,1%). Sebbene in questi Paesi l'inflazione sia stata inferiore alla media UE, la crescita dei salari non è comunque riuscita a tenere il passo.

Quali Paesi pagano di più e quali di meno?

Le variazioni reali dei salari sono importanti, ma conta anche il livello assoluto, perché le retribuzioni orarie differiscono molto tra i 30 Paesi analizzati.

Nel 2025 la retribuzione oraria più bassa è in Bulgaria con 10,5 euro, mentre il livello più alto si registra in Lussemburgo con 49,7 euro.

Ciò significa che, pur recuperando terreno, rimane ancora una differenza molto marcata tra i livelli salariali dei due Paesi.

In generale, come mostra il grafico qui sopra, i salari sono più alti nell'Europa settentrionale e occidentale e più bassi nell'Europa orientale.

Anche tra le maggiori economie dell'UE il divario salariale è notevole. Nel 2025 la Germania, con 34,5 euro, offre le retribuzioni orarie lorde più elevate, mentre la Spagna, con 19,5 euro, è il Paese dove sono più basse.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Salari minimi nel 2026: quali sono i Paesi che pagano di più in Europa?

Lavoro: dove si guadagna di più in Europa? Una guida ai salari netti e lordi nel 2024

Crescita dei salari in Europa dal 2020: gli europei stanno davvero meglio?