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Trump introduce dazi fino al 100% sui farmaci brevettati

Il presidente Donald Trump risponde ai giornalisti dopo aver firmato un ordine esecutivo nello Studio Ovale della Casa Bianca, il 31 marzo 2026 a Washington.
Il presidente Donald Trump risponde ai giornalisti dopo aver firmato un ordine esecutivo nello Studio Ovale della Casa Bianca a Washington, martedì 31 marzo 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Alex Brandon
Diritti d'autore AP Photo/Alex Brandon
Di Doloresz Katanich Agenzie: AP
Pubblicato il
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Le aziende dell’UE, del Giappone, della Corea e della Svizzera sono soggette a dazi più bassi e con un tetto massimo, in base agli accordi commerciali esistenti con gli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump ha firmato giovedì un ordine esecutivo che potrebbe introdurre dazi, minacciati da tempo, fino al 100% su alcuni farmaci coperti da brevetto provenienti da aziende che nei prossimi mesi non raggiungeranno un accordo con la sua amministrazione.

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Le aziende che hanno firmato un accordo sui prezzi di "nazione più favorita" e stanno costruendo stabilimenti negli Stati Uniti per riportare nel Paese la produzione dei farmaci brevettati e dei loro ingredienti saranno soggette a un dazio dello 0%.

Per quelle che non hanno un accordo sui prezzi ma stanno realizzando questi investimenti negli Stati Uniti, si applicherà inizialmente un dazio del 20%, che salirà al 100% entro quattro anni.

Un alto funzionario dell'amministrazione ha dichiarato ai giornalisti, in una conference call, che le aziende avranno ancora mesi per negoziare prima che i dazi al 100% entrino in vigore: 120 giorni per le imprese più grandi e 180 per le altre.

Il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato per illustrare in anticipo l'ordine esecutivo, non ha indicato quali aziende o farmaci rischiano di essere colpiti dagli aumenti dei dazi, ma ha sottolineato che l'amministrazione ha già raggiunto 17 intese sui prezzi con i principali produttori di farmaci, 13 delle quali sono state firmate.

Nell'ordine esecutivo, Trump scrive di ritenere tali misure necessarie "per far fronte alla minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalle importazioni di farmaci e di principi attivi farmaceutici".

Il provvedimento arriva nel primo anniversario del cosiddetto "Liberation Day" di Trump, quando il presidente annunciò nuovi, estesi dazi all'importazione contro quasi tutti i Paesi del mondo, facendo precipitare i mercati azionari.

Quei dazi del "Liberation Day" rientravano tra le misure che la Corte Suprema ha annullato a febbraio.

Alcuni hanno messo in guardia sulle conseguenze dei dazi annunciati giovedì. Stephen J. Ubl, amministratore delegato dell'associazione dell'industria farmaceutica PhRMA, ha affermato che i dazi "sui farmaci all'avanguardia aumenteranno i costi e potrebbero mettere a rischio investimenti per miliardi di dollari negli Stati Uniti".

Ha ricordato che gli Stati Uniti hanno già una presenza molto forte nella produzione biofarmaceutica e ha sottolineato che i medicinali importati da altri Paesi "provengono in larghissima parte da alleati affidabili degli USA".

Dall'inizio del suo secondo mandato, Trump ha varato una raffica di nuovi dazi all'importazione contro i partner commerciali degli Stati Uniti e ha ripetutamente promesso che sarebbero arrivati dazi molto elevati sui farmaci prodotti all'estero.

Ma nell'ultimo anno l'amministrazione ha anche utilizzato la minaccia di nuovi prelievi per strappare accordi con grandi gruppi come Pfizer, Eli Lilly e Bristol Myers Squibb, in cambio della promessa di prezzi più bassi per i nuovi farmaci.

Oltre alle aliquote fissate per singole aziende, alcuni Paesi hanno raggiunto con gli Stati Uniti quadri di riferimento commerciali che limitano ulteriormente i dazi sui farmaci destinati al mercato americano.

L'UE, il Giappone, la Corea e la Svizzera saranno soggetti a un dazio statunitense del 15% sui farmaci brevettati, in linea con le aliquote già concordate per la maggior parte dei beni, mentre per il Regno Unito il dazio sarà del 10%, che secondo l'ordine di giovedì "sarà poi ridotto a zero" nell'ambito di futuri accordi commerciali.

In precedenza il Regno Unito aveva dichiarato di aver ottenuto un dazio dello 0% su tutti i medicinali britannici esportati negli Stati Uniti per almeno tre anni.

Trump annuncia anche un aggiornamento dei dazi sui metalli

Sempre giovedì, Trump ha presentato un aggiornamento sui dazi del 50% applicati all'acciaio, all'alluminio e al rame importati.

A partire da lunedì, le aliquote dei dazi su questi metalli saranno calcolate in base al "valore doganale pieno" pagato dai clienti statunitensi quando acquistano metallo estero, secondo il nuovo ordine. Secondo i funzionari, questo impedirà agli importatori di altri Paesi di eludere pagamenti più elevati.

I prodotti composti interamente da acciaio, alluminio o rame continueranno a scontare un dazio del 50% per la maggior parte dei Paesi.

Ma l'amministrazione sta anche cambiando il metodo di calcolo dei dazi sui cosiddetti "metalli derivati", cioè sui beni finiti che contengono una quota di questi metalli, ma non sono composti interamente da essi.

Per i prodotti in cui il metallo rappresenta meno del 15% del peso complessivo, come ad esempio il tappo di una bottiglia di profumo, si applicheranno solo i dazi specifici per Paese, hanno spiegato i funzionari ai giornalisti giovedì.

Per i prodotti con una componente metallica superiore, come una lavatrice composta in gran parte di acciaio, hanno aggiunto, si applicherà invece un dazio del 25% sull'intero valore.

Attesi altri dazi settoriali

Gli ordini firmati giovedì sono l'ultimo esempio del ricorso di Trump a dazi specifici per settore. Il presidente si è avvalso della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 per imporre questi prelievi, la stessa base giuridica utilizzata per i dazi all'importazione su auto, legname e perfino mobili da cucina.

Molti si aspettano che in futuro arrivino altri dazi all'importazione mirati su singoli prodotti.

Questo perché una sentenza della Corte Suprema ha bocciato i dazi che Trump aveva introdotto facendo leva su un'altra legge, l'International Emergency Economic Powers Act del 1977, che gli consentiva di applicare immediatamente dazi a qualsiasi Paese e a quasi qualsiasi livello.

Sebbene la decisione del 20 febbraio abbia rappresentato un duro colpo per l'agenda economica di Trump, il presidente dispone ancora di numerosi strumenti per continuare a imporre dazi in modo aggressivo sulle importazioni.

Oltre ai dazi settoriali, Trump ha anche imposto un dazio del 10% su tutte le importazioni utilizzando un'altra base legale, poche ore dopo la sentenza della Corte Suprema. Ma questa misura può restare in vigore solo per 150 giorni. Una ventina di Stati ha già impugnato i nuovi dazi.

Trump sostiene che i suoi nuovi dazi elevati sulle importazioni siano necessari per riportare negli Stati Uniti la ricchezza "rubata" al Paese. A suo dire contribuiranno a ridurre il disavanzo commerciale che dura da decenni e a riportare la manifattura sul territorio nazionale. Ma Trump ha fatto ricorso ai dazi anche sulla base di rancori personali, o in risposta alle critiche politiche. E la perturbazione delle catene globali di approvvigionamento si è rivelata costosa per le imprese e per le famiglie già sotto pressione per l'aumento dei prezzi.

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