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Germania e Italia propongono meccanismo UE per bloccare le stablecoin globali

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni accoglie il cancelliere tedesco Friedrich Merz a un vertice intergovernativo a Villa Doria Pamphilj, Roma, venerdì 23 gennaio 2026.
La premier italiana Giorgia Meloni accoglie il cancelliere tedesco Friedrich Merz a un vertice intergovernativo a Villa Doria Pamphilj, a Roma, venerdì 23 gennaio 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Gregorio Borgia
Diritti d'autore AP Photo/Gregorio Borgia
Di Eleonora Vasques
Pubblicato il
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Germania e Italia hanno proposto l’adozione di un quadro normativo UE per le stablecoin, per rafforzare le tutele sui mercati finanziari e spostare il dibattito dal piano tecnico a quello politico.

Germania e Italia puntano a ottenere nuovi ampi poteri per escludere dall'Unione europea gli operatori esteri di stablecoin, a meno che i loro Paesi d'origine non rispettino gli standard regolamentari europei. Una mossa che, secondo un documento visionato da Euronews, potrebbe tenere fuori alcune delle maggiori società cripto da uno dei più grandi mercati finanziari al mondo.

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I due Paesi hanno definito la loro posizione in un documento di discussione congiunto diffuso il 27 marzo, in vista di una riunione del gruppo di lavoro sul pacchetto per l'integrazione e la vigilanza dei mercati (MISP) del blocco.

Il documento inquadra la proposta esplicitamente attorno a «stabilità e sovranità» dell'UE, un linguaggio che indica come si tratti tanto di una partita geopolitica quanto di una misura di regolamentazione finanziaria.

Un grande «no» alle stablecoin statunitensi?

La proposta prende di mira direttamente le cosiddette stablecoin multi-emittente: token emessi contemporaneamente in più giurisdizioni, con riserve ripartite tra di esse.

Le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un valore fisso, di solito ancorato al dollaro o all'euro, e garantite da denaro reale detenuto in riserva, così che i detentori possano convertirle in contanti in qualsiasi momento.

«Per garantire la stabilità e la sovranità del sistema finanziario dell'UE è imperativo stabilire un quadro normativo completo e armonizzato per le stablecoin globali derivanti da schemi multi-emittente di Paesi terzi», si legge nel documento.

Sebbene il testo non citi società specifiche, la struttura descritta rimanda chiaramente agli attuali modelli dei principali operatori di stablecoin ancorate al dollaro, la maggior parte dei quali ha sede al di fuori dell'UE, in particolare negli Stati Uniti.

Nel quadro proposto, a qualsiasi operatore di questo tipo verrebbe vietato di offrire token nell'UE, a meno che la Commissione europea non stabilisca formalmente che il quadro regolamentare del suo Paese d'origine è equivalente agli standard europei.

Senza una decisione di equivalenza, niente accesso al mercato. Considerato che negli Stati Uniti non esiste al momento un quadro paragonabile, la proposta potrebbe di fatto escludere completamente dall'UE le principali stablecoin in dollari.

L'interruttore di sicurezza

La proposta affiderebbe inoltre alle autorità di vigilanza un vero e proprio «interruttore di spegnimento».

Secondo le disposizioni preliminari, l'Autorità bancaria europea (EBA) sarebbe tenuta a vietare del tutto una stablecoin se il suo meccanismo di trasferimento delle riserve dovesse fallire, se l'emittente violasse gravemente le norme del proprio Paese o se emergessero prove che agisce contro gli interessi dei detentori di token nell'UE.

Il rischio con le stablecoin transfrontaliere è semplice: una stablecoin emessa congiuntamente da una società statunitense e una europea ha le proprie riserve di copertura suddivise tra le due parti.

Se tutti i detentori nell'UE cercassero di riscattare i token contemporaneamente, il «vaso» di riserve sul lato europeo potrebbe non essere sufficiente a rimborsare tutti. Il denaro esiste, ma si trova su un conto bancario negli Stati Uniti, potenzialmente soggetto a norme americane che potrebbero ritardarne o bloccarne il trasferimento in Europa.

Germania e Italia vogliono rendere per legge l'obbligo che i fondi possano sempre fluire istantaneamente dalla parte extra-UE per coprire eventuali carenze di questo tipo. L'obiettivo, spiega il documento, è garantire che «le riserve di attività possano essere riallocate ed effettivamente mobilitate oltre frontiera verso l'Unione, senza barriere giuridiche o operative, in caso di carenze di liquidità localizzate, anche in tempi di crisi o di tensione finanziaria».

Se tale garanzia non potesse essere rispettata, o se l'emittente violasse le regole del proprio Paese o fosse ritenuto agire contro gli interessi dei detentori nell'UE, l'EBA dovrebbe intervenire e staccare la spina, vietando alla stablecoin di operare nell'Unione.

Corsa contro il tempo

L'urgenza di questa iniziativa nasce dalle segnalazioni dell'European Systemic Risk Board (ESRB), l'organo di vigilanza sui rischi sistemici dell'UE, che ha già indicato le strutture di stablecoin multi-emittente come portatrici di vulnerabilità intrinseche e potenziali rischi per la stabilità finanziaria.

La preoccupazione è che il collasso o il congelamento di una stablecoin possa propagarsi ai mercati finanziari dell'UE nello stesso modo in cui lo fa una corsa agli sportelli bancari.

L'ESRB ha invitato le autorità europee e nazionali a introdurre misure di salvaguardia entro la fine del 2026, con ulteriori interventi entro la fine del 2027.

Germania e Italia sostengono che tali raccomandazioni debbano essere integrate nei negoziati in corso sul MISP prima che la finestra temporale si chiuda.

«Il fattore tempo è decisivo e dovremmo agire presto per affrontare i rischi per la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori posti dallo schema multi-emittente, nell'ambito dei negoziati in corso sul MISP», si legge nel documento.

Vigilanza più severa fin dal primo giorno

La proposta porterebbe inoltre i grandi emittenti di stablecoin sotto la supervisione diretta dell'EBA, classificando la partecipazione a uno schema multi-emittente di un Paese terzo come un criterio automatico per lo status di «significativo».

In base alle regole attuali, la significatività è determinata dalle dimensioni: numero di utenti e volumi di transazione.

Germania e Italia vogliono aggiungere un nuovo criterio automatico: se si gestisce una struttura a riserve suddivise oltre confine, si è soggetti fin dall'inizio al livello più elevato di controllo, indipendentemente dalla dimensione.

Il regolamento MiCAR, entrato in vigore nel 2024, impone già agli emittenti di stablecoin che operano nell'UE di detenere riserve e rispettare determinati standard di governance.

Ma il documento tedesco-italiano sostiene che l'attuale quadro presenti lacune per quanto riguarda gli schemi transfrontalieri in cui l'entità emittente si trova al di fuori della giurisdizione dell'UE, e che tali lacune vadano colmate prima che l'adozione globale delle stablecoin acceleri ulteriormente.

Il documento di lavoro è stato presentato al gruppo di lavoro sui servizi finanziari e l'Unione bancaria in vista della riunione del 30 marzo.

Non rappresenta una posizione concordata dell'UE, ma testi informali di questo tipo, soprattutto quando sono sostenuti dalle due maggiori economie dell'area euro, hanno un peso rilevante nel plasmare gli esiti legislativi.

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