Le incertezze geopolitiche stanno spingendo gli investitori verso i classici beni rifugio, come nel caso dell'oro. Per il quale si tende a privilegiare l'acquisto fisico rispetto alle alternative virtuali
Mentre gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran e le risposte della Repubblica Islamica scuotono l'intero Medio Oriente, gli investitori corrono già ai ripari. La reazione dei mercati azionari è stata infatti immediata, non appena sono state riaperte, lunedì scorso, le contrattazioni.
Le principali Borse di tutto il mondo hanno segnato pesanti ribassi, da Tokyo a Wall Street, passando per le piazze finanziarie europee. Un'evidente dinamica di "fuga" verso quelli che vengono considerati "beni rifugio" in caso di incertezze sui mercati, a cominciare dall'oro e dalpetrolio.
I prezzi del Brent sono inizialmente balzati del 13 per cento, superando gli 80 dollari al barile, per poi aumentare di circa il 9-10 per cento. Al contempo, il metallo prezioso è salito a 5.420 dollari l'oncia, registrando un aumento di oltre il 3 per cento. È seguita una correzione, ma a Shanghai gli investitori hanno pagato ben 30 dollari in più rispetto alla valutazione di Londra, ad esempio. Venerdì mattina il prezzo dell'oro oscillava intorno ai 5.100 dollari l'oncia.
L'escalation - che ha comportato non solo scontri militari (e il blocco del traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz) ma anche gli attriti diplomatici (ad esempio il rifiuto della Spagna di fornire l'accesso alle basi statunitensi, che ha provocato minacce commerciali da parte del Presidente Trump) - ha nuovamente suscitato appetito per il metallo prezioso.
Pawel Mazurek, presidente della società polacca specializzata in compravendita di oro Mennica Mazovia, commenta la tendenza: "Stiamo assistendo a un aumento dell'interesse per i lingotti. Alcuni degli acquisti sono effettuati a scopo di copertura, ma altri sono purtroppo guidati dalle emozioni e dai timori di un'escalation ulteriore". Secondo il dirigente, "la storia dimostra che ogni grande destabilizzazione geopolitica provoca un'impennata della domanda di oro, che in questi periodi diventa non solo un investimento, ma soprattutto uno strumento di protezione del capitale".
La situazione in Iran riecheggia la guerra in Ucraina: una lezione di quattro anni fa
Abbiamo assistito a un meccanismo simile anche nel febbraio 2022, quando la Russia lanciò l'attacco all'Ucraina. In quell'occasione, la domanda di oro esplose. "L'abbiamo visto già quattro anni fa - ricorda Mazurek -. Mi resi conto che era successo qualcosa di brutto non perché avessi letto i titoli dei giornali, ma per l'aumento esponenziale dell'interesse per l'acquisto di oro, tanto da creare code davanti all'azienda. La guerra è stato un fattore determinante in questo senso".
"L'interesse per i lingotti fisici cresce di anno in anno del 30-50%, soprattutto tra gli acquirenti individuali. Questo aumento non riguarda solo il numero di transazioni", prosegue il dirigente. Secondo il quale l'appetito è importante soprattutto per i tagli più piccoli: lingotti fino a 50 grammi e monete d'oro.
Anche in Polonia, la dinamica che porta all'acquisto del metallo prezioso appare rafforzarsi. Secondo Mazurek "rispetto ai nostri vicini occidentali, non sono moltissimi i polacchi che mettono al sicuro il proprio patrimonio attraverso beni fisici come l'oro o l'argento. Tuttavia, il numero di investitori che decide di acquistare lingotti è in aumento e stiamo notando una tendenza per cui persone che finora avevano investito principalmente in immobili o in vari tipi di asset digitali, decidono ormai di mettere al sicuro i propri capitali".
In Germania famiglie e investitori possiedono più oro della Bundesbank
A titolo di confronto, in Germania le famiglie e gli investitori privati detengono complessivamente più oro dello Stato. La stima è di circa 9.000-9.300 tonnellate (di cui circa 5.229 tonnellate sotto forma di lingotti e monete e 3.805 tonnellate di gioielli), mentre la Bundesbank ne detiene 3.350-3.378 tonnellate. In Polonia, la situazione è decisamente diversa: le riserve statali della banca centrale ammontano attualmente a circa 550 tonnellate (con un piano di aumento a 700 tonnellate), mentre quelle private dei cittadini sono stimate in 200-500 tonnellate.
All'inizio del 2023, i polacchi possedevano un totale di circa 149 tonnellate d'oro in forma fisica, il che significa una media di quasi 3 grammi d'oro a persona. Analogamente, per i tedeschi la media è di circa 103 grammi a persona.
L'India è decisamente in testa al mondo in questo senso, con circa 26mila-34.600 tonnellate nelle mani delle famiglie, principalmente sotto forma di gioielli e forme di investimento tramandate di generazione in generazione. La Cina è al secondo posto con circa 23mila-31mila tonnellate grazie alla sua forte tradizione e alla conservazione della ricchezza, mentre gli Stati Uniti presentano circa 26mila tonnellate di oro privato tra investimenti e gioielli. Un altro Paese che spicca è la Turchia, con una domanda elevata e un accumulo di decine di migliaia di tonnellate: secondo il World Gold Council, i turchi hanno acquistato 80 tonnellate d'oro nel 2022. Il ricorso all'oro è dovuto all'iperinflazione nella nazione guidata da Erdogan (fino all'80 per cento all'anno) e alla mancanza di fiducia nella moneta locale.
Anche altri Paesi, come la Thailandia, l'Arabia Saudita, il Vietnam, l'Egitto e l'Iran, detengono consistenti patrimoni in oro, che vanno dalle centinaia alle diverse migliaia di tonnellate. Anche in questo caso per via di tradizioni culturali e propensione alla conservazione della ricchezza. In Medio Oriente, mediamente, la quantità è enorme, ma spesso è più legata alla gioielleria e al patrimonio familiare che a un puro investimento finanziario.
Il fervore delle banche centrali: un segnale per gli investitori individuali
Da anni le banche centrali - dalla Banca centrale europea a quelle di Cina, India e Stati Uniti - accumulano oro in quantità record. Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo di acquisti di questo tipo. L'obiettivo è di diversificare le riserve e, per molti, di ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense che, in un'epoca di frammentazione geopolitica, sta diventando fondamentale.
Secondo Mazurek, ciò rappresenta un segnale per gli investitori privati: "Non stanno tanto 'copiando', ma credo che stiano prendendo esempio dalle banche centrali, perché l'oro fisico che viene acquistato da questi istituti serve a garantire copertura alle finanze sovrane. Quindi, il fatto che le banche centrali stiano effettuando acquisti così ingenti e stiano accumulando così tante scorte di oro fisico rappresenta un segnale ai singoli investitori che li spinge a prendere in considerazione la possibilità di mettere al sicuro il proprio patrimonio privato".
Il cambiamento di consapevolezza degli investitori: una tendenza più profonda
Patrice Mesnier, fondatore di Oldenburg Capital Partners in Lussemburgo, ritiene che l'attuale domanda sia però più di una reazione al contesto: "La reazione immediata è prevedibile: quando c'è un'importante rottura geopolitica, gli acquirenti privati vanno alla ricerca di monete e lingotti d'oro. Ciò che distingue il momento attuale è la persistenza di questa domanda", ha spiegato a Euronews.
L'esperto indica anche un'evoluzione del pensiero: "La domanda di oro fisico da parte dei privati cresceva da mesi, ben prima della recente escalation. Ciò che è cambiato, tuttavia, è che l'acquisto non è più puramente difensivo. Gli investitori comprendono sempre più che la scarsità dell'oro è fissa, mentre l'offerta di moneta è volatile e reattiva. E questo cambiamento di consapevolezza non scompare non appena i titoli dei giornali sono meno allarmanti".
L'esperto collega questo aspetto anche all'erosione della fiducia: "A un livello più profondo, c'è una lenta erosione della fiducia negli asset denominati in dollari, l'effetto inflazionistico della persistente frammentazione geopolitica. C'è poi una crescente consapevolezza (non più solo negli ambienti istituzionali) che l'oro manterrà un valore intrinseco stabile proprio perché la sua produzione non potrà aumentare in modo significativo. Le riserve d'oro già portate alla luce sono enormi, quelle rimanenti nei giacimenti sono limitate, e quello che sta accadendo ora fa poco per cambiare questa realtà fondamentale".
I vantaggi dell'oro fisico rispetto agli investimenti virtuali
Ma perché gli investitori scelgono ancora l'oro fisico quando è disponibile una serie di alternative virtuali? Aneta Mazurek, di Mennica Mazovia, indica innanzitutto il fattore della mobilità: "Cosa potevano portare con sé gli ucraini quando sono fuggiti dalla guerra nel 2022? Ciò che hanno potuto mettere fisicamente in tasca o in valigia. Possiamo avere opere d'arte, appartamenti, automobili, ma è difficile trasferire tutto in caso di emergenza. E l'oro è l'unico bene che si può portare con sé in tutta sicurezza".
In secondo luogo, ci sono vantaggi fiscali. Secondo la legislazione dell'Unione Europea la fornitura, l'acquisto intracomunitario e l'importazione di oro da investimento sono esenti da Iva.
In terzo luogo, a pesare è la liquidità globale: "L'oro può essere venduto in tutto il mondo in qualsiasi valuta. È molto liquido. Quindi, quando si tratta di acquistarlo è molto semplice: basta avere il denaro e pagarlo. E quando si tratta di vendere è esattamente la stessa cosa. Per l'oro c'è sempre richiesta".
Aneta Mazurek aggiunge che il metallo prezioso è anche facilmente divisibile, disponibile in forme come i combibar (lingotti divisi come il cioccolato), e facile da conservare. "Un chilogrammo del valore di 600mila sterline sta in tasca come uno smartphone". - confronta Aneta Mazurek.
Il prezzo dell'oro ha chiuso il 2025 a circa quattromila dollari per oncia, salendo fino a oltre 5.400 dollari nel gennaio 2026. Questa impennata è stata determinata non solo dalla geopolitica, ma anche dalla crisi dell'inflazione. Attualmente il prezzo si aggira intorno ai 5.080 dollari, ma le previsioni per la fine del 2026 di analisti di istituti come JP Morgan, Wells Fargo, UBS, CIBC, Deutsche Bank e Société Générale indicano addirittura che si potrebbe superare la soglia dei seimila dollari l'oncia
Secondo il World Gold Council, invece, le scorte globali di oro estratto ammontano a quasi 7 miliardi di once, per un valore di circa 35.600 miliardi di dollari.