I cambiamenti climatici potrebbero far impennare i prezzi dei beni alimentari

n questa foto di lunedì 16 luglio 2012, un arcobaleno brilla sullo sfondo di un campo di grano esposto al sole a est di Walla Walla, Wash.
n questa foto di lunedì 16 luglio 2012, un arcobaleno brilla sullo sfondo di un campo di grano esposto al sole a est di Walla Walla, Wash. Diritti d'autore Jeff Horner/AP
Diritti d'autore Jeff Horner/AP
Di Doloresz Katanich
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Secondo uno studio, l'impatto dei cambiamenti climatici, in particolare sull'agricoltura, potrebbe portare a un forte aumento dei prezzi al consumo nel comparto alimentare

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L'aumento della temperatura media globale provocherà impatti su quasi tutti i settori produttivi. E nel caso dei beni alimentari, la pressione potrebbe essere tale da provocare un forte aumento dei prezzi. A spiegarlo è uno studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), secondo il quale l'inflazione nel comparto potrebbe essere pari al 3,2% all'anno, di qui al 2035. 

Per giungere a tali conclusioni, gli autori dell'analisi hanno esaminato il modo in cui alcune delle conseguenze del riscaldamento globale - a partire dalle ondate di caldo estreme e dalle precipitazioni torrenziali - abbiano inciso sull'inflazione in passato. I dati, tuttavia, sono aggregati: non è stato specificato quali siano i prodotti alimentari che rischiano maggiormente a causa degli impatti della crisi climatica

"Esaminando oltre 27mila dati storici, abbiamo scoperto che l'aumento delle temperature può far crescere i prezzi dei beni alimentari, in particolare nelle regioni e nelle stagioni più calde - ha spiegato Max Kotz, uno degli autori dello studio -. Tenuto conto delle condizioni climatiche future, questi impatti potrebbero diventare consistenti, incidendo di 1-3 punti percentuali all'anno sull'inflazione alimentare entro il 2035, rendendo difficile mantenere la stabilità dei prezzi per le banche centrali (come nel caso della BCE, che punta a mantenere l'inflazione al di sotto del 2%)".

Nel frattempo, l'inflazione a livello globale potrebbe risultare in media dello 0,32-1,18% all'anno, sempre secondo lo studio. Trainata proprio dai prezzi del comparto alimentare, la cui instabilità rappresenta unaminaccia per il benessere economico, così come per la stabilità politica, sottolinea lo stesso rapporto. Che, a tal proposito, cita l'aumento dei prezzi del biennio 2021-2022, che ha spinto altri 71 milioni di persone al di sotto delle soglie di povertà in tutto il mondo, secondo le Nazioni Unite.

L'inflazione provocata dal clima colpisce sia i Paesi ricchi che quelli poveri

Tale pressione sull'inflazione, inoltre, non riguarderà soltanto le nazioni più povere della Terra: al contrario, colpirà sia i Paesi più avanzati sia quelli che lo sono meno. Tuttavia, lo farà in modo proporzionale all'aumento delle temperature: per questo sono le regioni più calde, a latitudini più basse, ad essere più esposte. Poiché qui gli impatti persistono più a lungo durante l'anno. Lo studio indica perciò in particolare l'Africa e l'America Latina come le macro-aree che saranno maggiormente interessate. Alle alte latitudini, invece, si registrerà una forte stagionalità, con i momenti più complicati concentrati nei mesi estivi.

Secondo il rapporto, un aumento di 1 grado Celsius della temperatura media mensile ha un impatto sui prezzi fino a un anno, proprio come un eccesso di pioggia, ma l'impatto sui prezzi è di breve durata solo quando deriva da un eccesso di siccità.

Lo studio ha analizzato in particolare l'estate europea del 2022, caratterizzata da caldo estremo e siccità, che hanno provocato impatti importanti sull'agricoltura e sull'economia. "Stimiamo - ha concluso Kotz - che le condizioni dell'estate 2022 abbiano spinto l'inflazione alimentare in Europa di circa lo 0,6%. Il riscaldamento climatico che si prevede di qui al 2035 esacerberà gli impatti di tali eventi".

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