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Inflazione in calo: in Italia scende al 6%, nell'Eurozona al 5,3%

Spesa al mercato.
Spesa al mercato. Diritti d'autore Christophe Ena/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
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Di Euronews - Ansa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Secondo i dati dell'Istat, prosegue la diminuzione dell'inflazione anche in Italia. Si attesta a +6% tornando allo stesso livello di aprile 2022. In calo, viceversa, il Pil dell'Italia: -0,3%

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L'inflazione scende ancora nell'Eurozona
A luglio è prevista al 5,3%, in calo rispetto al 5,5% registrato a giugno. 

È quanto riferisce Eurostat nella sua prima stima flash.

Analizzando le principali componenti, l'istituto europeo di statistica prevede che alimentari, alcol e tabacco registreranno il tasso annuo più elevato a luglio (10,8%, rispetto all'11,6% di giugno), seguiti dai servizi (5,6%, rispetto al 5,4% di giugno), beni industriali non energetici (5,0%, rispetto al 5,5% di giugno) ed energia (-6,1%, rispetto al -5,6% di giugno).

Prosegue la diminuzione dell'inflazione anche in Italia, che si attesta al +6% dal +6,4% di giugno, tornando allo stesso livello di aprile 2022. 

Lo ha comunicato l'Istat, diffondendo la stima preliminare sui prezzi al consumo.

A luglio 2023, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% su base mensile. 

Rallenta ancora, inoltre, l'"inflazione di fondo", quella al netto degli energetici e degli alimentari freschi (da +5,6% a +5,2%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +5,8%, registrato a giugno, a +5,6%).

Si attenuta la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +7,5% a +7,1%) e quella dei servizi (da +4,5% a +4,1%), rileva l'Istat, mantenendo stabile il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -3,0 punti percentuali.

L'aumento congiunturale dell'indice generale si deve principalmente all'aumento dei prezzi degli alimentari lavorati (+0,9%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei servizi relativi ai trasporti (+0,4% entrambi), dei beni non durevoli e dei servizi vari (+0,3% entrambi).

Tali effetti sono stati in parte compensati dal calo dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (-1,5%) sia non regolamentati (-1,3%), degli alimentari non lavorati (-0,8%) e dei tabacchi (-0,6%).

Dati europei del Pil: Italia in lieve calo

Con un calo dello 0,3%, nel secondo trimestre dell'anno il Pil dell'Italia fa registrare una prestazione peggiore della Germania (0,0%), della Francia (+0,5%) e della Spagna (+0,4%).

Emerge dalle tabelle diffuse da Eurostat nella prima stima flash sull'andamento del Pil nell'Eurozona e nei Ventisette.

"Il rimbalzo dell'economia post-Covid è terminato. La flessione del Pil del secondo trimestre, certificata da Istat, lo dimostra, in un quadro in cui si conferma un processo di rientro dell'inflazione più lento del previsto".
Ufficio economico Confesercenti

Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili dati per il secondo trimestre del 2023, l'Irlanda (+3,3%) ha registrato l'aumento più elevato rispetto al trimestre precedente, seguita dalla Lituania (+2,8%).

Peggio dell'Italia hanno, invece, fatto Svezia (-1,5%), Lettonia (-0,6%) e Austria (-0,4%).

Su base annua, i tassi di crescita sono stati positivi per sette Paesi, con i valori più elevati osservati in Irlanda (+2,8%), Portogallo (+2,3%) e Spagna (+1,8%).

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L'Italia resta comunque in territorio positivo, facendo registrare +0,6% rispetto al secondo trimestre del 2022.

"A questo punto, la politica del rialzo dei tassi d'interesse, adottata dalla Banca Centrale europea proprio per contenere l'inflazione, non ha più ragion d'essere, anche per gli effetti che sta avendo sulle attività economiche europee e sulla vita di famiglie e imprese".
CNA

Per la Francia il Pil su base annua si attesta allo 0,9%, mentre la Germania è in territorio negativo con -0,1%.

I cali più elevati sono stati registrati in Svezia (-2,4%), Repubblica Ceca (-0,6%) e Lettonia (-0,5%).

"Pil italiano: una flessione che non deve preoccupare"

 "Il secondo trimestre del Pil registra una flessione dello 0,3%, che non deve essere lettacome l'inizio della deriva del paese". Lo afferma in una nota il capoeconomista di Nomisma, Lucio Poma.

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 "L'economia italiana è ancora molto solida. Anzitutto, in termini tendenziali, il secondo trimestre aumenta dello 0,8% rispetto allo stesso trimestre del 2022. Il fatturato industriale è tornato ad aumentare sia sul mercato interno che estero e il clima di fiducia delle imprese cresce. L'occupazione continua a migliorare: su molti comparti del Nord, al di là  delle medie statistiche, si sta raggiugendo la piena occupazione. Il prezzo dei beni energetici è crollato sui mercati internazionali, anche se il calo fatica a tradursi sui prezzi finali dei beni energetici non regolamentati, rallentando la discesa dell'inflazione (calata di soli 4 decimali a luglio).
Prima di gridare al lupo, è quantomeno opportuno - conclude Poma - attendere i dati del prossimo trimestre, che ci indicheranno più chiaramente la rotta dell'economia del Paese".

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